Rallentare per dare tempo e spazio a nuove consapevolezze

Secondo la nostra autrice Emilia Iuliano, l'estate è la stagione perfetta per riflettere sugli effetti positivi che una relazione di qualità tra coach e coachee porta alle nostre vite, permettendoci di scoprire nuove prospettive utili ben oltre la singola sessione formativa

di Emilia A. C. Iuliano*

L’estate porta spesso con sé un ritmo diverso. Le pause diventano più frequenti e mi hanno portata a riflettere sul valore della pausa nel coaching. Nella relazione tra coach e coachee, la pausa diventa uno spazio che favorisce l’emergere di nuove consapevolezze e accompagna il processo di apprendimento.
Nel coaching questo spazio può nascere attraverso diversi strumenti che il coach mette al servizio del processo: una domanda potente, un feedback, un rimando empatico, una sintesi, l’attenzione a una parola che ritorna, a un tono di voce o a un cambiamento nella postura. Ogni intervento può aprire nuove prospettive. A volte, ciò che segue è il silenzio. Un silenzio abitato dalla presenza e dall’ascolto.

È il tempo in cui il coach continua ad ascoltare con piena presenza, ripone fiducia nel coachee, nelle sue risorse e nella sua capacità di costruire nuove connessioni e nuovi significati. Allo stesso tempo, il coachee si concede il tempo di ascoltarsi in profondità. È in questo spazio che le consapevolezze trovano il tempo per prendere forma.

Le competenze dell’International Coaching Federation richiamano con forza questa qualità della presenza. Mantenere la presenza significa saper restare pienamente nel momento, anche quando il processo richiede tempo. Evocare consapevolezza significa creare le condizioni affinché il coachee sviluppi nuove prospettive, rispettando i suoi tempi, le sue risorse e la sua capacità di generare le proprie risposte.

Ricordo una sessione in cui un coachee, dopo una mia domanda, rimase in silenzio a lungo. Nessuno dei due sentì il bisogno di interromperlo. Dopo qualche istante iniziò a dare voce a una nuova consapevolezza. Solo al termine aggiunse: «Questa è la vera verità. Non l’avevo mai detta».

Quell’esperienza mi ricorda, ancora oggi, quanto siano importanti la fiducia nel processo e la fiducia nel coachee. La presenza del coach, l’ascolto e la capacità di attendere creano le condizioni perché la persona possa esplorare ciò che emerge con i propri tempi e arrivare a nuove consapevolezze.

Ogni nuova consapevolezza continua a evolvere anche dopo la conclusione della sessione. È nella quotidianità, infatti, che il coachee sperimenta, osserva ciò che accade, prova nuovi comportamenti, riflette sui risultati e genera nuovi apprendimenti. Quando torna all’incontro successivo porta con sé un patrimonio di esperienze che diventa il punto di partenza del lavoro. Il coaching si sviluppa così come un processo continuo di apprendimento, nel quale ogni esperienza arricchisce quella successiva.

Perché tutto questo possa accadere, serve tempo. Viviamo in un contesto che valorizza la velocità e le risposte immediate. Il coaching sceglie invece di dare spazio al pensiero, alla presenza e all’apprendimento, rispettando i tempi necessari perché le consapevolezze possano maturare e tradursi in azioni.
L’estate ci ricorda il valore di questo tempo. Perciò godiamoci la nostra pausa. Che sia un’occasione per rallentare, ascoltarci e lasciare spazio a nuove consapevolezze.

* Chi sono

Credo nello sviluppo dell’individuo come via per generare sviluppo del potenziale umano personale, sistemico e sociale.Coach Evolutiva, con credenziali ACC ICF (International Coaching Federation), integro coaching evolutivo ed educazione alla teatralità per favorire consapevolezza, apprendimento e cambiamento autentico. Dopo un lungo percorso come Giornalista, Docente Universitaria a contratto, Project Manager e People Manager, oggi accompagno persone e organizzazioni a definire obiettivi significativi e a tradurli in azioni coerenti, allenando presenza, fiducia e co-creazione. Il mio lavoro promuove relazioni consapevoli, ambienti generativi e una cultura della crescita condivisa.

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