Dalle abitudini alle attitudini: l’arte di lavorare in modo più lucido e sostenibile
Il nostro autore Franco Zullo spiega come trasformare il metodo SMARTER di lavorare da lui ideato in un vero e proprio aspetto distintivo del carattere, replicabile come singoli e come organizzazioni
di Franco Zullo*

Ogni settimana formuliamo promesse molto simili: controllerò meno le email, proteggerò le priorità, farò più pause, eviterò il multitasking, chiuderò il computer a un’ora ragionevole. Le intenzioni sono sincere. Poi arrivano una richiesta urgente, una notifica, una riunione imprevista e torniamo rapidamente a lavorare come prima.
E questo non necessariamente perché ci manchi disciplina.
Il punto è che conoscere un comportamento migliore non significa averlo già trasformato in un’abitudine.
E avere acquisito un’abitudine non significa ancora aver sviluppato un’attitudine.
L’abitudine è un comportamento ripetuto. L’attitudine è un modo più stabile di leggere la realtà, scegliere e agire.
Proteggere un’ora di concentrazione è un’abitudine. Riconoscere ciò che merita la nostra attenzione migliore è un’attitudine.
Programmare una pausa è un’abitudine. Considerare il recupero parte della performance è un’attitudine.
Raggruppare mail e attività leggere attraverso il batching è un’abitudine.
Non vivere ogni richiesta come urgente è un’attitudine.
È questo il passaggio che rende il cambiamento più solido: dal fare una tecnica all’incarnare un modo diverso di lavorare.
IL PERCORSO DI APPRENDIMENTO
La costruzione di una nuova attitudine attraversa generalmente quattro fasi.
Fase 1 – Non vediamo ancora il problema
Nella fase dell’incompetenza inconsapevole consideriamo normali molti comportamenti che ci fanno perdere energia e lucidità.
Ad esempio:
– controlliamo continuamente i messaggi;
– interrompiamo un’attività per ogni richiesta;
– saltiamo le pause;
– confondiamo una giornata piena con una giornata produttiva.
In sintesi: pensiamo di non avere abbastanza tempo, senza vedere quanto ne disperdiamo tra notifiche, riunioni poco utili, attese decisionali e continui cambi di contesto.
In questa fase il primo passo non è aggiungere una nuova tecnica. È osservare.
Tanto per cominciare, dovremmo chiederci:
– come iniziamo la giornata?
– Quando perdiamo concentrazione?
– Quali attività consumano energia senza generare valore?
– Quali comportamenti si ripetono automaticamente?
La consapevolezza non risolve ancora il problema, ma lo rende finalmente visibile.
Fase 2 – Riconosciamo il divario
Dopo la fase dell’incompetenza consapevole iniziamo a vedere la distanza tra come lavoriamo e come vorremmo lavorare. Ci accorgiamo che le priorità non sono protette. Che la parte migliore della mattina viene assorbita dalle richieste altrui. Che arriviamo stanchi non per mancanza di capacità, ma perché lavoriamo senza recuperare.
È una fase scomoda: sappiamo cosa dovremmo fare, ma non riusciamo ancora a farlo con continuità.
È qui che l’intenzione deve diventare concreta.
Non: «Devo concentrarmi di più», ma «Domani, dalle 9 alle 10.30, lavorerò sulla priorità principale con notifiche e posta disattivate».
Non «Controllerò meno le email», ma «Gestirò la posta in tre finestre definite».
Una buona intenzione ispira. Un comportamento specifico si può allenare.
Fase 3 – Il nuovo comportamento richiede attenzione
Nella fase della competenza consapevole iniziamo ad applicare la nuova abitudine, ma dobbiamo ancora pensarci.
Per proteggere il lavoro profondo dobbiamo ricordarci di chiudere la posta.
Per raggruppare telefonate e attività leggere dobbiamo pianificare il batching.
Per fare una pausa dobbiamo resistere all’impulso di continuare.
In questa fase non serve più forza di volontà. Serve una struttura che sostenga il comportamento.
Ad esempio:
– il calendario protegge il tempo;
– un tracker rende visibile la costanza;
– una revisione settimanale aiuta a correggere il percorso;
– l’ambiente riduce le tentazioni e le interruzioni.
Una buona abitudine non dovrebbe richiederci di vincere cento battaglie al giorno. Dovrebbe essere facilitata dal sistema in cui lavoriamo.
Fase 4 – Il comportamento diventa naturale
Con la ripetizione arriviamo alla competenza inconsapevole.
Non dobbiamo più ricordarci ogni volta di proteggere le attività importanti. Raggruppiamo naturalmente i compiti leggeri. Inseriamo il recupero nella giornata perché abbiamo compreso che una pausa non ostacola la performance: la rende possibile.
La routine riduce il carico mentale. Ma è qui che può avvenire un passaggio ulteriore.
Quando il comportamento viene compreso, sperimentato e adattato a contesti diversi, non è più soltanto un automatismo. Diventa un’attitudine.
In sintesi: non seguiamo una regola in modo rigido, bensì abbiamo sviluppato una nuova capacità di scelta.
QUANDO UN’ABITUDINE DIVENTA UN’ATTITUDINE
Un’abitudine diventa attitudine quando non dipende più soltanto dalla situazione ideale.
Chi ha sviluppato l’attitudine al focus sa riconoscere ciò che conta anche in una giornata complessa.
Chi ha sviluppato l’attitudine al recupero non interpreta la pausa come perdita di tempo.
Chi ha sviluppato l’attitudine alla priorità non cerca di fare tutto, ma protegge ciò che genera maggiore valore.
Chi ha sviluppato l’attitudine alla consapevolezza osserva il proprio modo di lavorare senza giudicarsi e lo modifica quando il contesto cambia.
Tenete a mente questa distinzione importante: le abitudini possono diventare rigide, mentre le attitudini sono adattive.
Una routine può saltare per un imprevisto, un nuovo progetto, una responsabilità familiare o una fase di maggiore complessità. L’attitudine, invece, ci aiuta a ricostruire un modo efficace di lavorare dentro condizioni nuove.
L’attitudine non ci dice soltanto cosa fare: ci aiuta a capire cosa serve in quel momento.
CINQUE LEVE PER PASSARE DALLE ABITUDINI ALLE ATTITUDINI
In primo luogo, occorre partire da un comportamento concreto: non possiamo allenare direttamente concetti astratti come focus, equilibrio o responsabilità. Possiamo però tradurli in azioni osservabili: proteggere la prima ora della giornata, raggruppare le comunicazioni, inserire una pausa, chiudere il lavoro con una breve revisione.
In secondo luogo, è importante comprendere il perché dovremmo operare questa trasformazione: un comportamento sostenuto solo dalla disciplina è fragile. Quando comprendiamo che il focus protegge la qualità, che il batching riduce i cambi di contesto e che il recupero sostiene la lucidità, la pratica acquista significato.
In terzo luogo, è indispensabile progettare il contesto: le abitudini individuali hanno bisogno di ambienti coerenti. Disattivare le notifiche, definire tempi realistici di risposta, proteggere finestre comuni di concentrazione e ridurre le riunioni inutili significa rendere più semplice il comportamento desiderato.
In quarto luogo, è fondamentale osservare senza giudicare: la misurazione non serve a dimostrare che siamo perfetti. Serve a rispondere alle seguenti domande:
– cosa ha funzionato?
– Dove ho perso lucidità?
– Quale situazione mi ha fatto tornare in modalità reattiva?
– Cosa posso modificare domani?
La riflessione trasforma la semplice ripetizione in apprendimento.
In quinto luogo, bisogna imparare ad adattare: l’obiettivo non è mantenere sempre la stessa routine, bensì conservare la direzione anche quando cambiano vincoli, energia e priorità.
La vera attitudine SMARTER® non è rigidità organizzativa. È la capacità di osservare il contesto, scegliere ciò che conta e costruire una risposta sostenibile.
Lo stesso principio vale per team e aziende.
Un’organizzazione, infatti, non cambia perché dichiara nuovi valori o propone una formazione. Cambia quando nuovi comportamenti vengono ripetuti, sostenuti e riconosciuti fino a diventare un modo condiviso di lavorare.
Riunioni con uno scopo chiaro possono generare un’attitudine alla concretezza.
Finestre di concentrazione condivise possono sviluppare rispetto per l’attenzione.
Decisioni tracciabili possono rafforzare responsabilità e chiarezza.
Pause rispettate e confini realistici possono trasformare il recupero da concessione individuale a principio organizzativo.
La cultura, in fondo, è l’insieme delle attitudini che un’organizzazione rende normali ogni giorno.
Costruire attitudini SMARTER® non significa essere sempre ordinati, concentrati ed efficienti. Significa diventare più consapevoli.
Ad esempio:
– accorgerci quando entriamo in modalità reattiva;
– riconoscere quando l’energia sta calando;
– sapere quale comportamento può restituirci direzione;
– adattarci quando una routine non è più adeguata;
– ripartire dopo un’interruzione.
Il vero obiettivo non è applicare perfettamente una tecnica. È sviluppare un mindset capace di osservare, scegliere, adattarsi e migliorare. Le trasformazioni più importanti raramente iniziano con una rivoluzione.
Iniziano con un comportamento abbastanza semplice da poter essere ripetuto domani.
Poi quel comportamento diventa un’abitudine. E, con consapevolezza ed esperienza, quell’abitudine diventa un’attitudine: un modo nuovo, più lucido e sostenibile, di stare nel lavoro.

*Chi è l’autore
Strategic Advisor per CEO, HR e Team Leader, da oltre 20 anni Franco Zullo supporta le organizzazioni nel ripensare i modelli di lavoro e di business per migliorare performance, produttività, benessere e impatto. È autore e speaker internazionale su temi legati al futuro del lavoro, alla strategia della performance e alla trasformazione sistemica delle imprese. Il suo approccio combina visione strategica, pensiero sistemico e innovazione centrata sulle Persone. Appassionato di vela, cibo & vino, musica, viaggi e delle persone diverse da lui che incontra lungo il cammino.
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