L’AI e la FOBO: “l’ansia da vetustà” colpisce, ma non affonda i lavoratori
Secondo l'HR Trends 2026 di Randstad, la paura di diventare obsoleti colpisce molti lavoratori, ma non al punto da causare paralisi. Semmai, più della metà è spinta a formarsi e la seniorship è considerata un vantaggio, non il contrario
La paura più diffusa tra i lavoratori di oggi? Diventare obsoleti per effetto dell’AI, ma non al punto da rinunciare a formarsi. A sostenerlo, è l'”HR Trends 2026″, la ricerca di Randstad Professional Leaders Search & Selection, che ha intervistato 780 lavoratori e 275 responsabili HR italiani (Direttori o manager) di aziende di diversi settori e territori. Il risultato principale è la presenza di una certa FOBO, acronimo che sta per “fear of becoming obsolete”, che colpisce 7 lavoratori su 10, colpendo quasi 3 organizzazioni su 4.

Quel “quasi” dipende anche dal fatto che la diffusione dell’ansia “da vetustà” è diffusa in modo disomogeneo da settore a settore e da ruolo a ruolo. Ad esempio, a soffrirne di più sono, secondo la ricerca, i profili con minore familiarità con il digitale, quelli facilmente automatizzabili, quelli con modelli professionali consolidati che faticano ad adattarsi all’innovazione.
Ad incidere sulla FOBO entrano inoltre in gioco anche fattori personali, ad esempio la storia professionale e la consuetudine al cambiamento dei singoli lavoratori, più che l’età anagrafica. Quest’ultima, anzi, dà luogo a una sorta di paradosso: in questa fase di sperimentazione delle potenzialità dell’AI i senior sono percepiti più che in passato come risorsa per assicurare affidabilità, memoria organizzativa, capacità di giudizio e leadership informale. La ricerca cita proprio un 85% di HR e un 96% dei lavoratori secondo cui la seniorship è proprio la caratteristica personale che unisce esperienza e competenza a leadership, autonomia e autorevolezza, indipendentemente dall’età.
In ogni caso, la ricerca di Randstad mette in evidenza l’affiorare di una competenza centrale per gestire la trasformazione in atto, ossia la “prontezza mentale”, definita anche come capacità di coniugare stabilità emotiva, lucidità e flessibilità cognitiva per ottimizzare le prestazioni, gestire lo stress e affrontare gli ostacoli. Questo tipo di attitudine è considerata preziosa dalla quasi totalità di HR e lavoratori intervistati. Correlata a questa opinione c’è anche una buona notizia: la possibilità di allenare questo genere di competenza, almeno in parte.
Tra le azioni praticabili per sviluppare la mental readiness, la ricerca specifica come siano gli HR a richiedere momenti di riflessione o debriefing su cambiamenti organizzativi o decisioni complesse, formazione di soft skills, programmi di coaching e mentoring sull’adattabilità. Il bisogno è percepito più dai professionisti che lavorano in questo ambito piuttosto che tra i lavoratori, che ne percepirebbero anche un minore impatto effettivo.

Sui dati raccolti Fabio Costantini, Senior Vice President di Randstad Professional Italia, ha commentato: «L’AI sta entrando sempre più velocemente in azienda e rappresenta un potente acceleratore del cambiamento. Sebbene sia stata accolta in modo generalmente positivo tra i lavoratori italiani, questa trasformazione porta con sé anche un timore diffuso di non restare al passo con l’avanzamento tecnologico. Gli HR devono trasformare questa paura in spinta al miglioramento attraverso iniziative di upskilling e reskilling; in questo senso, il change management giocherà un ruolo cruciale, ponendosi alla base di strategie volte all’accompagnamento e all’inclusione equa di tutte le persone».

A sua volta, Luca Napolitano, Director di Randstad Professional, Leaders Search & Selection, ha aggiunto: «Con l’AI, il valore del lavoro si sposta sempre più dal ‘fare’ al ‘valutare’: dalla produzione di contenuti alla loro valutazione e interpretazione. In questo contesto, per leggere criticamente i risultati delle macchine e riuscire a governarli, per qualsiasi profilo diventa cruciale una nuova competenza complessa: la ‘prontezza mentale’, che tiene insieme la capacità di concentrarsi sui dettagli, di mantenere la calma sotto pressione, di puntare in alto con convinzione nelle sfide complesse, di riprendersi rapidamente da battute d’arresto e stress. Una caratteristica che le aziende possono e devono allenare per consentire alle persone di continuare ad apprendere e orientarsi nel cambiamento».
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