Milano – Scozia, solo andata: cambiare vita e lavoro è possibile, anche da “grandi”
Claudia Bassanini ci racconta con parole sentite e vere della sua scelta di cominciare un percorso completamente nuovo, dopo una vita passata a scuola, compiuta a un'età in cui cambiare è un privilegio e non un buco nero da temere
di Claudia Bassanini*
Sto per cambiare lavoro. In realtà, cambio anche città, nazione, vita. Mi è capitato per caso di dover cambiare tutto e lo faccio a cinquant’anni inoltrati. Dopo una vita passata a Milano – nata nello stesso quartiere dove vivo ancora – e dopo aver inseguito per anni la pulsione di andarmene senza mai riuscirci davvero, ecco che è arrivata anche per me l’occasione. Del tutto inaspettata.
Vado in Scozia a cominciare un’esistenza che non avrà nulla a che fare con quella che ho vissuto finora. Nuovo lavoro, nuova lingua, nuova casa. Rimangono gli stessi solo il compagno e la gatta. Qualche certezza bisogna pur mantenerla.

L’ho detto alla Dirigente. È stato il momento in cui questo cambiamento è diventato realtà. Buffo che la materializzazione di un progetto di vita debba passare attraverso la validazione professionale. Almeno per me.
Raccolgo i pensieri e mi vengono in mente le centinaia di studenti che ho incrociato.
Mi ricordo ancora la prima classe. Ventisei anni fa, Baranzate di Bollate, una sostituzione per malattia o qualcosa di simile. C’era un ragazzino che proprio non sopportava l’idea che sostituissi la sua prof e aveva messo in atto una sorta di protesta pacifica: non rispondeva mai alle mie domande. Niente. Muto. Una volta, in una scuola della periferia milanese, ho dovuto dividere una mamma da un figlio. Mi sono messa letteralmente in mezzo tra loro per evitare che si picchiassero. A cose fatte, è intervenuta la polizia. Alla fine. Quello è stato il mio momento far-west. Anni dopo, un ragazzino, a cui avevano cambiato classe per incompatibilità ambientale, uscendo dall’aula in fondo al corridoio, per venire nella mia, ha pensato bene di scardinare la porta con un pugno: il nostro primo incontro. Quel ragazzino, ormai uomo, mi scrive ancora.
E poi i colleghi (docenti e non) e i genitori. Alcuni sono diventati veri e propri fratelli e sorelle, perché quei nove mesi sono un collante infallibile. Ti obbligano a rivelare chi sei senza veli. È un po’ come scalare una montagna. E in montagna, se non sei autentico, non funzioni. Ti mettono a nudo i ragazzi, le situazioni, gli imprevisti, la fatica.
I genitori di Tommy, con i quali lotti perché il diritto di loro figlio a frequentare una scuola superiore statale sia garantito. La mamma di Arianna che mi chiama in lacrime perché la figlia, iscritta al liceo scelto dal padre, è sottoposta a continui atti di bullismo. Siamo riuscite a farle cambiare scuola grazie alla rete di conoscenze costruita nel tempo. La mamma di Leonardo che dopo tanti anni mi telefona ancora perché, raccontando a me le situazioni in cui si trova il figlio, riesce a chiarire a se stessa le scelte da fare. La scuola ti scardina, pezzo a pezzo, e sta a te cercare di ricostruire un puzzle di senso. La scuola ti cambia profondamente e inevitabilmente, come fa la vita.
Che dire? La scuola mi ha reso più fragile e più forte. Più permeabile. Mi ha tolto il giudizio – levato di mezzo, definitivamente. Non posso che ringraziare tutti questi anni, soprattutto le fatiche, gli inciampi, le sconfitte.
E adesso la Scozia. Non so cosa aspettarmi. Non so quale sarà il mio vero lavoro. Non so niente, e per la prima volta nella vita non cerco di capirlo. Forse è questo il vero insegnamento di ventisei anni in classe: imparare a stare nell’incertezza senza che ti divori.
Ho deciso di seguire il consiglio che do sempre ai genitori: aspetta, con calma le cose si sistemeranno. Solo che questa volta lo dico a me stessa.
Devo ammettere una cosa, però. Questo salto, a cinquant’anni e più, mi sembra molto più facile di quanto lo avrei immaginato a trenta.
Tante paure, costrizioni, sovrastrutture se ne sono andate nel tempo. È rimasto l’essenziale. Sono rimasta io – con quello che ho imparato, con quello che posso offrire, senza il peso di quello che non sono mai stata.
Forse è questo il vero privilegio dell’età: non sapere meno, ma portare meno. E potersi rimettere in gioco con tutto quello che si è, invece di tutto quello che si teme di non essere ancora.

*Chi è l’autrice
Claudia Bassanini è stata un’insegnante con una ventennale esperienza in scuole ad alta complessità. Il suo approccio educativo si è incentrato sulla crescita personale e sulla valorizzazione delle capacità individuali, con il pieno coinvolgimento delle famiglie di provenienza dei propri allievi. Da qualche tempo ha deciso di intraprendere una nuova strada personale e professionale che, un giorno o l’altro, potrebbe diventare parola scritta… Stay tuned!
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