Pubblica Amministrazione, come cambierà nei prossimi 10 anni: l’analisi di Randstad

Il ricambio generazionale e la presenza sempre crescente dell'IA generativa sono destinati ad avere un impatto fortissimo nel settore pubblico: le previsioni del report della talent company presentato nei giorni scorsi al Forum PA

Competenze digitali, governo dei dati, e-leadership, gestione del cambiamento, privacy, sostenibilità, comunicazione e integrazione etica dell’intelligenza artificiale. Sono queste le leve che nei prossimi dieci anni diventeranno decisive per la Pubblica Amministrazione italiana. A indicarle è il rapporto Randstad Research “Pa-rtire dal futuro, la trasformazione della Pubblica Amministrazione italiana”, presentato nei giorni scorsi al Forum PA, che fotografa un settore attraversato da una doppia transizione: il ricambio generazionale imposto dall’uscita progressiva di una quota consistente di lavoratori e l’impatto crescente dell’AI sui vertici della PA e sulle professioni specialistiche da impiegare nel settore pubblico.

Premessa positiva dell’indagine è la ripresa delle assunzioni nella pubblica amministrazione italiana dopo anni di contrazione del personale. Nel 2023 il saldo occupazionale è tornato positivo, con +12.707 unità, trainato soprattutto dagli ingressi femminili. La struttura demografica degli addetti resta però uno dei nodi principali: il 66,5% dei dipendenti pubblici ha più di 45 anni e nel prossimo decennio una parte rilevante della forza lavoro lascerà il servizio per limiti di età. Il punto, quindi, non è soltanto sostituire chi va in pensione, ma evitare che insieme alle persone escano competenze, memoria organizzativa e know how costruiti negli anni.

Secondo l’analisi di Randstad, la nuova PA sarebbe tra l’altro molto diversa da quella raccontata a lungo attraverso lo stereotipo del posto fisso. Sempre più spesso assorbe infatti competenze tecniche, digitali, finanziarie, operative e manageriali, con percorsi di carriera che si avvicinano a quelli del privato. Tra i neoassunti, il 47,7% è laureato e il 49% dei contratti attivati nel 2023 è a tempo indeterminato. Allo stesso tempo, però, è cresciuta la mobilità: il tasso di turnover sarebbe raddoppiato in dieci anni, con il relativo incremento anche della probabilità di lasciare un contratto stabile entro tre anni. Per Randstad sarebbero tutti segnali della presenza nella PA di un’occupazione più giovane e qualificata, ma anche più esigente.

Alla luce dello scenario messo in luce nel Report, engagement e retention diventano centrali. La Pubblica Amministrazione non può in altri termini limitarsi ad attrarre nuove leve attraverso i concorsi, ma deve costruire contesti capaci di trattenere i talenti, offrendo crescita professionale, formazione continua, senso del ruolo, riconoscimento delle competenze e possibilità concreta di incidere sul valore pubblico. In un mercato in cui il privato compete con retribuzioni, flessibilità e percorsi di sviluppo, la PA deve in sintesi rafforzare la propria proposta come luogo in cui tecnologia, servizio ai cittadini e impatto sociale diventano elementi distintivi di appartenenza.

Un elemento essenziale è, secondo Randstad, l’accelerazione della trasformazione portata dall’intelligenza artificiale. Per i vertici e le professioni specialistiche l’AI rappresenta soprattutto uno strumento di potenziamento delle capacità analitiche e decisionali. Per una parte degli amministrativi e dei tecnici, invece, l’esposizione è più ambivalente, perché alcune attività routinarie potranno essere automatizzate o sostituite. Il rapporto stima infatti che per 92mila lavoratori pubblici l’AI non avrà effetti significativi, per 270mila sarà un fattore di potenziamento, per 290mila produrrà un effetto misto tra supporto e sostituzione, mentre per 82mila persone il rischio di sostituzione delle attività è elevato.

Federica Romano

Il nodo è dunque governare la transizione. Automatizzare i compiti ripetitivi può liberare tempo e competenze, ma solo se accompagnato da percorsi di riqualificazione capaci di spostare le persone verso mansioni a maggiore valore aggiunto. «La combinazione tra uscita di competenze storiche e trasformazione tecnologica rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità straordinaria», afferma Federica Romano, Coordinatrice di Randstad Research. L’intelligenza artificiale, aggiunge, non va letta come una minaccia, ma come una leva per «umanizzare il lavoro pubblico».

Da qui nascono i profili del futuro delineati dalla ricerca: il Manager della transizione culturale ed e-Leader, dirigente chiamato a operare in un contesto trasformato dalla tecnologia; l’Analista dei dati amministrativi, capace di tradurre informazioni complesse in decisioni operative; l’Ethical AI Auditor, che supervisiona l’adozione degli algoritmi nei procedimenti amministrativi e verifica che l’AI non produca effetti discriminatori; il Sustainability e green procurement manager, responsabile dell’integrazione degli obiettivi di sostenibilità negli appalti e nelle strategie degli enti. A questi si affiancano figure digitali come il Responsabile per la Transizione Digitale, gli specialisti ICT, gli esperti di Data Governance e i responsabili della cybersicurezza.

«È necessario trasformare l’immaginario del posto fisso nell’orgoglio del posto giusto per chi desidera incidere sul futuro del Paese», sottolinea Rossella Fasola, Presidente di Fondazione ITS Academy Tech Talent Factory. Il futuro della PA italiana passa quindi da una doppia capacità: attrarre nuove competenze e non disperderle. Il turnover generazionale può diventare un’occasione per rinnovare modelli, strumenti e linguaggi, ma solo se la transizione sarà accompagnata da formazione, percorsi di carriera credibili e un nuovo patto di fiducia con chi sceglie di lavorare nel settore pubblico.

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