Talents Venture: per i neolaureati stabilità e carriera contano più dello smart working
Analizzando quasi 50 mila annunci di lavoro pubblicati su LinkedIn da grandi aziende italiane, l'Osservatorio della società di servizi professionali spiega quali sono le esigenze dei profili junior indicando quattro possibili strategie per intercettarle al meglio
Per accettare una proposta di lavoro, i giovani neolaureati guardano più a stabilità, prospettive di carriera, competenze da acquisire e possibilità di crescita che non a smart working e flessibilità. È il risultato cui è arrivato l’Osservatorio Talents Venture, promosso dall’omonima società milanese di servizi professionali specializzata nel settore dell’istruzione superiore e del mercato del lavoro, che ha analizzato 49.490 annunci pubblicati su LinkedIn nel 2025 dalle grandi aziende in Italia.

La ricerca fotografa un ingresso nel mercato del lavoro sempre più stretto per chi esce dall’università. Solo il 4% degli annunci esaminati, pari a 2.060 offerte, è rivolto esplicitamente a profili junior. Un numero che, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio, equivale a circa un annuncio dedicato ai neolaureati ogni 68 laureati magistrali potenzialmente in ingresso nel mercato. A rendere il quadro ancora più complesso sono le condizioni proposte: il 48% delle offerte prevede uno stage, il 36% non indica la formula contrattuale e appena il 7% garantisce un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, il 91% degli annunci non riporta informazioni sulla retribuzione.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto la quantità di opportunità disponibili, ma anche la qualità e la trasparenza delle proposte. Per un neolaureato, il primo impiego rappresenta spesso l’avvio di un percorso di costruzione professionale: per questo la possibilità di lavorare da remoto o di avere orari flessibili resta un elemento apprezzato, ma non sufficiente a orientare da sola la scelta. Secondo i dati richiamati da Talents Venture, infatti, il luogo di lavoro è considerato decisamente rilevante dal 51% dei laureati e la flessibilità dell’orario dal 49%, ma pesano ancora di più l’acquisizione di professionalità, indicata dal 76%, la stabilità e sicurezza del posto di lavoro, al 74%, le prospettive di guadagno, al 72%, e le possibilità di carriera, al 71%.
L’analisi evidenzia anche una domanda concentrata soprattutto nelle aree economico-finanziaria e tecnico-ingegneristica. I profili più ricercati sono il consulente finanziario, con 155 annunci, e il contabile, con 119, seguiti in ambito tecnologico da sviluppatori software, consulenti informatici e data scientist. Sul fronte delle competenze trasversali, la più richiesta è la comunicazione efficace, con 1.331 menzioni, seguita da collaborazione e lavoro di squadra, proattività e intraprendenza. Tra le competenze tecniche emergono invece analisi tecnica e funzionale, strumenti di programmazione, fiscalità e tributi, analisi di business e, sempre più, competenze avanzate come machine learning e deep learning.
In questo scenario si inserisce anche il tema dell’intelligenza artificiale, che secondo Talents Venture va letto dentro una fragilità strutturale del mercato italiano del lavoro qualificato. Il punto non sarebbe tanto il rischio che l’IA cancelli le professioni ad alta specializzazione, quanto il deficit di figure qualificate rispetto al resto d’Europa. Manager, professioni intellettuali e profili tecnici rappresentano oggi il 37% dell’occupazione totale in Italia, contro una media europea del 44%. Per allinearsi ai parametri UE servirebbero 1,6 milioni di occupati in più in queste categorie ad alto valore aggiunto.

Per le aziende che vogliono attrarre giovani talenti, la ricerca indica quindi alcune priorità molto concrete. Ne parla in maniera specifica Pier Giorgio Bianchi, Amministratore Delegato e Co-Fondatore di Talents Venture: «Da queste evidenze – considera – emergono quattro indicazioni operative fondamentali per le aziende. In primo luogo, in un mercato caratterizzato dall’omissione di dettagli contrattuali e retributivi, dare immediata visibilità a questi dati diventa un forte elemento distintivo. Inoltre, a fronte di uno scenario dominato dai tirocini, proporre una traiettoria chiara, credibile e orientata al tempo indeterminato sposta gli equilibri dell’attrattività. La flessibilità e lo smart working non sono il terreno su cui si gioca la partita per i giovanissimi, i quali vedono l’ingresso nel mercato come una fase di costruzione della propria identità professionale. Proprio per questo, l’ultimo asset strategico risiede nel rendere espliciti i processi di sviluppo delle competenze all’interno degli annunci».
Trasparenza su contratto e retribuzione, percorsi credibili verso la stabilità, chiarezza sulle competenze che verranno sviluppate e prospettive realistiche di avanzamento diventano quindi le quattro leve decisive per competere sul mercato dei profili junior. Perché, per chi esce dall’università, una proposta di lavoro non si misura solo sulla flessibilità concessa, ma sulla capacità dell’azienda di rendere visibile il futuro che sta offrendo.
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