Tute blu, la top 15 delle aziende secondo Great Place to Work
Basata sulle opinioni di oltre 4.700 operai, la classifica di Great Place To Work Italy premia molte realtà del manifatturiero che si sono distinte per la sicurezza e la qualità degli ambienti di lavoro e per la fiducia nell'organizzazione
Sono AbbVie, E.G.O. Italia e Quick Turn Engine Center Europe le tre aziende sul podio del Best Workplaces for Blue Collar 2026, il ranking stilato da Great Place to Work Italia che premia le 15 migliori realtà produttive in cui lavorare secondo il giudizio degli stessi operai. La classifica nasce dall’analisi delle opinioni espresse da 4.704 lavoratori blue collar impiegati nelle aziende manifatturiere e produttive italiane e restituisce un quadro nel quale la qualità dell’ambiente di lavoro diventa un fattore sempre più importante per attrarre e trattenere personale qualificato.

A conquistare il primo posto, per il secondo anno consecutivo, è AbbVie, azienda biofarmaceutica globale con stabilimento produttivo a Campoverde di Aprilia, in provincia di Latina. Seguono E.G.O. Italia, realtà di Camerano (Ancona) specializzata nella produzione di componenti e bruciatori per la cottura a gas, e Quick Turn Engine Center Europe, società attiva nella manutenzione e revisione di motori aeronautici commerciali, con sede presso l’aeroporto di Roma Fiumicino. Entrambe sono nuove entrate nella graduatoria.
In linea generale, le 15 aziende premiate appartengono soprattutto al manifatturiero (67%), seguito da biotecnologie e farmaceutica (20%) e aerospaziale (13%). Si tratta di organizzazioni di diverse dimensioni, nelle quali gli operai rappresentano mediamente il 32% del personale.
Il Trust Index, che misura il livello di fiducia nell’organizzazione, raggiunge il 69%, tre punti in più rispetto al 2025 e 19 punti sopra la media del panel Great Place to Work. A fare la differenza sono soprattutto la sicurezza sul lavoro (83%) e la qualità degli ambienti (72%), con risultati nettamente superiori a quelli delle altre realtà produttive analizzate.

«La difficoltà nel trovare manodopera qualificata sta imponendo alle aziende produttive un cambio di prospettiva. Non basta più attrarre le persone, bisogna creare le condizioni perché scelgano di restare», sottolinea Beniamino Bedusa, presidente di Great Place to Work Italia.
Un ruolo importante è svolto anche dalla qualità delle relazioni interne. Nelle aziende premiate il 64% degli operai ritiene che i responsabili ascoltino e prendano in considerazione suggerimenti e idee, contro il 40% del panel di confronto. Il 59% dichiara inoltre di essere coinvolto nelle decisioni che riguardano il proprio lavoro, rispetto al 34% delle altre organizzazioni. Permane tuttavia una distanza tra le due popolazioni aziendali: nelle realtà migliori il livello di fiducia dei white collar raggiunge il 76%, sette punti in più rispetto agli operai. Un divario che, secondo Great Place to Work, richiama la necessità di investire nella preparazione dei capi reparto e dei responsabili intermedi, chiamati a gestire non soltanto i processi produttivi, ma anche le persone.
Completano la classifica, nell’ordine, Rheinmetall Italia, UNOX, La Marzocco, ARD Raccanello, Vimec, De Nora, Mondelez, Sew-Eurodrive, Sapio Group, Chiesi, Sirmax e Laboratorio Farmaceutico SIT. Si tratta di realtà diverse per dimensioni e settori di attività, accomunate dalla capacità di tradurre l’attenzione alle persone in condizioni di lavoro concrete: ambienti sicuri, ascolto, coinvolgimento nelle decisioni e relazioni di fiducia anche all’interno dei reparti produttivi.
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