Se il coaching incontra il teatro: strategie per brillare, come persone e come team

Raccontando un suo recente percorso di educazione alla teatralità, la nostra contributor Emilia Iuliano spiega perché la qualità del lavoro sulle relazioni messa in atto in quel tipo di esperienza può essere trasferita anche al contesto aziendale per favorire sviluppo personale e collettivo dei team in un clima di fiducia e costruzione condivisa di senso

di Emilia A. C. Iuliano*

Negli ultimi mesi ho condotto un percorso di Educazione alla Teatralità basato sul movimento, sul linguaggio non verbale, sulla costruzione simbolica e sulla relazione. In questo caso non ero in un contesto aziendale: non c’erano organigrammi, job title, obiettivi di performance o sistemi di valutazione. Eppure, come spesso accade quando si lavora con i gruppi, molte delle dinamiche emerse anche qui richiamavano temi che incontro quotidianamente nei percorsi di Coaching e sviluppo del potenziale delle persone all’interno delle organizzazioni.
Ogni gruppo di persone, indipendentemente dall’età dei partecipanti o dal contesto in cui si forma, si confronta con alcune sfide universali: acquisire consapevolezza di sé, costruire fiducia, trovare il proprio posto, entrare in relazione con l’altro, esprimere il proprio contributo e collaborare alla costruzione di qualcosa di condiviso.

Nei contesti organizzativi può accadere che “si leggano” le persone attraverso il ruolo che ricoprono, le competenze che possiedono o gli obiettivi che devono raggiungere. In un laboratorio di Educazione alla Teatralità le etichette vengono sospese e ciò che emerge è la persona: il modo in cui entra nello spazio, ascolta, osserva, si espone, collabora, lascia spazio agli altri o tende a occuparlo, costruisce connessioni e attribuisce significato all’esperienza.
È una prospettiva che considero particolarmente interessante per ogni ambito lavorativo. Parliamo molto di competenze tecniche e sempre di più di soft skills. Questo approccio laboratoriale, che può svilupparsi in qualunque contesto, si sofferma in particolare sulla qualità della presenza e sulla capacità di stare in relazione con se stessi, con gli altri e con il gruppo perché è proprio in questa dimensione che si costruiscono molte delle condizioni che rendono possibile la collaborazione efficace, chiave trasversale per la riuscita di obiettivi condivisi.

Nel percorso di laboratorio che ho condotto si sono rese visibili dinamiche che ritrovo, infatti, anche nei team aziendali. Quando le persone entrano in uno spazio nuovo cercano punti di riferimento, osservano il contesto, comprendono le regole implicite e valutano se possono fidarsi. Solo successivamente, quando e se sentono quello spazio come sicuro, iniziano a sperimentare, contribuire e mettersi in gioco con libertà. La fiducia, quindi, non è il risultato della partecipazione: ne è una delle condizioni fondamentali.

Un altro aspetto riguarda il modo in cui i gruppi costruiscono significato. Attraverso il movimento, le immagini corporee e il lavoro simbolico emergono interpretazioni differenti della stessa esperienza. Non esiste una lettura unica o corretta, ma la possibilità di integrare prospettive diverse. Anche nelle organizzazioni il valore nasce raramente dall’uniformità di pensiero; più spesso invece dalla capacità di mettere in dialogo punti di vista differenti senza appiattirli.

Che cosa mi sono portata a casa con me dopo questa esperienza? In gergo professionale noi coach parliamo di “apprendimenti” per definire tutto ciò che ci torna indietro alla fine di una sessione con uno o più coachee. Potremmo chiamarli più universalmente “valori”.

Nel caso specifico, gli apprendimenti della esperienza che sto raccontando sono quattro, tutti fondamentali perché rappresentano il punto di incontro tra Educazione alla Teatralità e Coaching, due approcci che, pur utilizzando linguaggi diversi, condividono una stessa attenzione alla persona e al suo sviluppo. Al suo saper fare, al suo saper essere, al suo saper diventare.

Eccoli qua di seguito:

FIDUCIA. Le persone esprimono il proprio contributo quando percepiscono uno spazio sufficientemente sicuro per farlo. Questo senso di sicurezza non è un elemento accessorio, ma una condizione che abilita apprendimento, ingaggio e collaborazione;
PRESENZA, ovvero QUI E ORA. Prima ancora delle competenze, conta il modo in cui si sta nella relazione. Nell’Educazione alla Teatralità come nel Coaching, il lavoro parte dal qui e ora: dalla capacità di essere presenti a ciò che accade, di osservare se stessi, gli altri e il contesto senza anticipare o giudicare. Ascolto, consapevolezza e attenzione diventano così elementi che influenzano profondamente il funzionamento di un gruppo;
– SIGNIFICATO E IDENTITÀ. Le persone attribuiscono senso alle esperienze in modi differenti, ma anche al proprio fare e al ruolo che questo assume nella costruzione della propria identità. Chiedersi perché ciò che facciamo è importante per noi significa riconoscere il valore che attribuiamo alle nostre azioni, alle nostre scelte e ai nostri contributi. Favorire il confronto tra prospettive diverse permette di ampliare la comprensione, dare nuovo significato all’esperienza e generare nuove possibilità.
– POTENZIALE. Il potenziale non emerge perché viene semplicemente identificato o valutato. Emerge quando esistono contesti che consentono alle persone di esplorare, sperimentare e riconoscere risorse che non hanno ancora pienamente espresso.

È proprio qui che, nella mia esperienza, il dialogo tra Coaching ed Educazione alla Teatralità diventa particolarmente potente. Entrambi gli approcci lavorano sulla consapevolezza, sulla relazione e sulla possibilità di generare nuove letture di se stessi e del proprio modo di stare nel mondo. Portati nelle organizzazioni, possono contribuire a creare contesti in cui le persone non siano considerate soltanto in funzione del ruolo che ricoprono, ma nella loro interezza.

Perché al centro dello sviluppo organizzativo, della leadership e della crescita dei team ci sono sempre le persone. E accompagnare le persone significa creare le condizioni affinché ciascuno possa riconoscere, esprimere e sviluppare il proprio potenziale, in ottica individuale e gruppale, grazie alla condivisione di significato.
Costruire contesti in cui quel potenziale possa trovare lo spazio è una responsabilità che riguarda chi accompagna gli altri nei percorsi di crescita — coach, educatori, consulenti — ma anche di chi guida team e organizzazioni. Perché il potenziale non si impone né si prescrive: può emergere solo quando trova le condizioni giuste per farlo.

Per concludere, in sintesi, quali benefici può generare questo approccio? Innanzitutto, una maggiore consapevolezza individuale e relazionale: le persone imparano a riconoscere il proprio modo di stare nei gruppi, di comunicare, di ascoltare e di contribuire. Crescono la fiducia reciproca, la qualità delle relazioni, la capacità di collaborare e di affrontare la complessità valorizzando punti di vista differenti. Anche la leadership ne trae beneficio, perché accresce la presenza e la capacità di facilitare partecipazione e apprendimento.
Quando questi elementi si consolidano, aumenta anche la capacità dell’intera organizzazione di apprendere, innovare e costruire risultati sostenibili nel tempo. Perché lo sviluppo del potenziale umano non produce valore soltanto per la persona: genera effetti che si estendono ai team e, progressivamente, all’intero sistema organizzativo.

* Chi sono

Credo nello sviluppo dell’individuo come via per generare sviluppo del potenziale umano personale, sistemico e sociale.Coach Evolutiva, con credenziali ACC ICF (International Coaching Federation), integro coaching evolutivo ed educazione alla teatralità per favorire consapevolezza, apprendimento e cambiamento autentico.Dopo un lungo percorso come Giornalista, Docente Universitaria a contratto, Project Manager e People Manager, oggi accompagno persone e organizzazioni a definire obiettivi significativi e a tradurli in azioni coerenti, allenando presenza, fiducia e co-creazione. Il mio lavoro promuove relazioni consapevoli, ambienti generativi e una cultura della crescita condivisa.

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