Flessibilità, il benefit più richiesto dai lavoratori del manifatturiero nazionale
Alla prima edizione del Manifacturing Forum organizzato da SD Worx al Bicocca Pavillon lo scorso 26 maggio, sono stati presentati alcuni dati sulle preferenze e le preoccupazioni di dipendenti e datori di lavoro del comparto: flessibilità, digitalizzazione e ricambio generazionale le più importanti
La flessibilità? Il benefit più ambito dai dipendenti italiani del settore manifatturiero. Lo sostiene il report “Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026″, curato da SD Worx Italia, incrociandolo con i risultati dell’“HR & Payroll Pulse”, la ricerca del gruppo specializzato nella consulenza HR e payroll condotta su un campione di 16.500 lavoratori e 5.936 responsabili HR in sedici Paesi europei.

Le due indagini sono state presentate lo scorso 26 maggio durante la prima edizione del “Manufacturing Forum 2026”, incentrato sulla trasformazione del settore manifatturiero con un focus su governance del lavoro e gestione della forza lavoro.
Tra i principali risultati, emerge in primo luogo come la percentuale di italiani impiegati nel comparto che lavorano nel weekend è superiore alla media europea. In particolare, gli operatori di impianti e macchinari lavorano il fine settimana contro il dato Ue del 19%, accanto al 16% tra gli artigiani e gli operai specializzati contro il dato europeo del 10%. Proprio tra questi ultimi si raggiungono anche percentuali più elevate di dipendenti impiegati più di 44 ore a settimana, oltre il 6%, mentre in Germania sono meno del 4%.
La complessità dei turni di lavoro del settore impatta anche sul piano economico italiano: secondo i dati di Confindustria, il settore genera il 15% del prodotto lordo del Paese e il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature, inoltre, investe il 50% della spesa complessiva in ricerca e sviluppo del Paese. Oltretutto, il manifatturiero occupa più del 25% dei lavoratori privati, contro una media europea del 21% (fonte Eurostat), rappresentando il 13% del valore aggiunto manufatturiero dell’intero Vecchio Continente.
Stando così le cose, la gestione del personale assume un ruolo centrale, al punto che la percentuale di quanti lamentano che l’HR non è coinvolta abbastanza nella pianificazione del business raggiunge il 43% degli intervistati da SD Worx, un dato significativamente più alto della media europea pari al 33,5% per tutti i comparti.
Proprio per le ragioni sopra descritte, tra le preoccupazioni dei dipendenti italiani del manifatturiero spiccano work-life balance e flessibilità oraria. L’adeguato supporto al primo è infatti tra le priorità per il 47% di loro (contro la media europea del 38%), superando addirittura il riconoscimento per la qualità del proprio lavoro.
Analizzando più nello specifico quali sono i benefit più ambiti, il 38% dei dipendenti del manifatturiero nazionale predilige proprio una maggiore flessibilità di orario contro una media europea del 31%. Questo aspetto supera in classifica l’aumento dei giorni di ferie, che è invece al primo posto nella classifica delle richieste nel resto dell’Ue. Qualcosa di analogo accade con i buoni pasto, preferiti di più dalle persone che lavorano in altri comparti.
A fronte di opinioni così decise espresse dai dipendenti non emerge però analoga consapevolezza nei datori di lavoro sulle loro aspettative. Dal punto di vista di chi gestisce i cordoni della borsa sono infatti la retention e/o un adeguato turnover tra le priorità più importanti, un dato che ci allontana comunque dalla media Ue di diversi punti.
La preoccupazione per il ricambio generazionale nel manifatturiero è del resto comprensibile, visto che in questo comparto la forza lavoro invecchia più velocemente rispetto a tutte le altre industry: secondo il report di SD Worx, tra il 2015 e il 2025 gli operatori di impianti e macchinari con 50 anni o più sarebbero passati dal 29% al 41%, contro ad esempio un incremento di un solo punto percentuale tra chi volge professioni intellettuali e scientifiche.
La registrazione di turni e orari è inoltre particolarmente complicata e in più a saper leggere facilmente la propria busta paga è solo il 55% dei dipendenti, contro il 69% europeo.
Anche per queste ragioni diventa più sentita la necessità di una maggiore automazione dei processi HR e di servizi di personalizzazione delle risorse umane, che sono visti tra le maggiori sfide dal 27% dei datori di lavoro della manifattura, un dato più che doppio rispetto a quello medio europeo di tutte le imprese.
Il 31% delle imprese manifatturiere, inoltre, ritiene necessari sistemi di gestione delle performance dei lavoratori, una percentuale molto più alta di quella media Ue, 13%. Del resto, il 52% dei datori di lavoro di queste aziende (solo 37% il dato complessivo europeo) ritiene decisivo, per rendere più efficace la funzione HR, essere fluenti a livello tecnologico e digitale.
Quella tecnologica è una sfida che le industrie italiane stanno affrontando con dedizione: tra il 2020 e il 2025 le aziende ad alto, o molto alto, livello di digitalizzazione sono passate dal 21% al 36%, anche se tanto resta da fare, per esempio nel caso dell’analisi dei dati, così cruciale anche per l’HR.
In merito, Adriano Solidoro, Associate Professor of Organization & Management all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ha commentato: «I distretti manifatturieri italiani sono letteralmente delle macchine di sapere tacito, per questo la manifattura italiana non ha bisogno di reinventarsi, ma di riconoscersi». Ciò significa per i responsabili HR e per i direttori di produzione trovarsi «in un campo di tensioni simultanee che non ha precedenti nella storia recente del settore: cambio generazionale, flessibilità delle mansioni, leadership in trasformazione, wellbeing e retention», ha continuato il docente. Di qui l’importanza di «abbracciare la tecnologia come il mezzo, non il fine: digitalizzare il manifatturiero significa trasmettere il sapere alle prossime generazioni, e chi capisce questa distinzione ha già vinto la sfida del decennio», ha concluso Solidoro.

A sua volta, Alessia Rigoni, Managing Director per l’Italia di SD Worx, ha aggiunto: «In Italia il manifatturiero ha un problema che non si risolve con nuovi macchinari: la gestione delle persone è ancora troppo “analogica”. I dati ci dicono che solo il 51% degli addetti riesce a registrare facilmente le proprie ore di lavoro. Quando metà della forza lavoro è in difficoltà su un processo così basilare, il tema non è più solo HR: è un freno alla competitività. Per questo lavoriamo con le imprese manifatturiere per trasformare la governance del lavoro da costo operativo a leva strategica».
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