Ferie, queste sconosciute per quasi un italiano su due
Secondo l'HR & Payroll Pulse di SD Worx, nel nostro Paese si registra una diffusa difficoltà nell'utilizzare fino in fondo i giorni off accumulati durante l'anno. Il fenomeno sarebbe generato da molteplici ragioni: su tutte, una certa carenza nella cultura organizzativa
Gli italiani sono tra i lavoratori europei che incontrano maggiori difficoltà a utilizzare tutte le ferie maturate. Lo sostiene la ricerca “HR & Payroll Pulse” di SD Worx, condotta nel febbraio 2026 su 16.500 lavoratori in 16 Paesi europei, secondo la quale l’Italia sarebbe al penultimo posto per uso dei giorni off accumulati, davanti soltanto alla Serbia. Scendendo più nel dettaglio, appena il 44,5% dei dipendenti è riuscito a consumare tutti i giorni di ferie disponibili nell’ultimo anno, contro una media europea del 63%.

Secondo l’indagine curata dalla società specializzata in soluzioni HR, paghe e presenze, a frenare le partenze non è soltanto il numero dei giorni concessi, ma anche il timore delle conseguenze che l’assenza potrebbe produrre sull’organizzazione del lavoro. Il 44% degli italiani dichiara infatti di non sentirsi libero di andare in vacanza senza mettere sotto pressione i colleghi. Sotto questo profilo, registrano risultati peggiori soltanto Spagna, Slovenia e Serbia.
Il dato evidenzierebbe dunque la presenza di un peso esercitato dalla carenza di sostituzioni, dalla distribuzione dei compiti e dal senso di responsabilità nei confronti del gruppo di lavoro. In molti casi, assentarsi significa lasciare attività in sospeso oppure trasferire incombenze e scadenze sugli altri componenti del team. Il risultato è che quasi un lavoratore su due rinuncia a una parte del riposo maturato o fatica a disconnettersi senza provare sensi di colpa.
La situazione appare diversa nei Paesi dove la cultura delle ferie è maggiormente consolidata. In Finlandia, Regno Unito e Irlanda, oltre la metà dei lavoratori afferma di riuscire ad allontanarsi dal lavoro senza temere di compromettere l’operatività dei colleghi. Un confronto che mostra come la possibilità di andare in vacanza non dipenda esclusivamente dalle norme contrattuali, ma anche dalla capacità delle imprese di programmare le assenze e garantire la continuità delle attività.
In Italia i lavoratori dispongono mediamente di 24,7 giorni di ferie retribuite ogni anno, un dato leggermente inferiore alla media europea di 25,3 giorni. Le aspettative, però, sono sensibilmente più elevate: gli italiani vorrebbero poter contare in media su 33,6 giorni di ferie, quasi nove in più rispetto a quelli effettivamente disponibili.
Si tratta di uno dei divari più ampi rilevati dalla ricerca, inferiore soltanto a quello della Finlandia e superiore a quello registrato in Paesi come Germania, Francia e Regno Unito. Una distanza che segnala un bisogno crescente di recuperare energie e di costruire un equilibrio più sostenibile tra vita professionale e privata.
Allo stesso tempo, gli italiani ritengono di aver bisogno di meno giorni consecutivi rispetto agli altri europei per ricaricare completamente le batterie. La media indicata dai lavoratori del nostro Paese è di 9,2 giorni, contro i 13,4 giorni rilevati a livello europeo. In Spagna, Polonia e Svezia, invece, i dipendenti dichiarano di aver bisogno di oltre due settimane consecutive di pausa.
Il risultato può indicare una maggiore capacità di recuperare in tempi brevi, ma anche una minore abitudine a programmare periodi prolungati di vacanza. Il paradosso italiano risiede proprio in questa combinazione: da un lato emerge il desiderio di avere più ferie durante l’anno, dall’altro permane la difficoltà concreta a utilizzare persino quelle già maturate.

Sui risultati dell’indagine dice la sua Chiara Valdata, People Director per l’Italia di SD Worx: «In Italia emerge soprattutto una questione culturale e organizzativa: molti lavoratori faticano a utilizzare interamente i giorni maturati e temono che la propria assenza possa creare difficoltà ai colleghi. Una cultura delle ferie sana si misura dalla possibilità concreta di utilizzarle senza sensi di colpa e senza compromettere l’operatività del team».
La possibilità di disconnettersi passa quindi dall’organizzazione interna delle aziende, dalla pianificazione anticipata delle assenze e da una distribuzione delle responsabilità che non renda indispensabile la presenza costante delle singole persone. Aspetti che assumono un peso crescente anche nelle politiche di attrazione e fidelizzazione dei dipendenti, mentre aumentano l’attenzione verso il burnout, il benessere professionale e il work-life balance.
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