Credem, 150 dipendenti diventano coach dei colleghi sull’AI
Il gruppo bancario ha sviluppato con l'AI Transformation company Datapizza un modello di adozione dell'AI fondato sulla formazione e sulla condivisione delle competenze. Coinvolte circa 350 persone nella struttura organizzativa dedicata e 2.000 nelle sessioni formative sincrone del 2026.
L’intelligenza artificiale entra in azienda, ma sono i dipendenti a indicare come utilizzarla. È il principio alla base del percorso avviato da Credem assieme a Datapizza, società italiana specializzata nell’adozione dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni, che ha trasformato la sperimentazione spontanea delle nuove tecnologie in un modello fondato sulla condivisione delle competenze. Al centro dell’esperienza ci sono 150 Digital Coach AI, dipendenti chiamati ad affiancare i colleghi e a diffondere le soluzioni sviluppate nelle attività quotidiane.

Il progetto affonda le radici nel 2023, quando il gruppo bancario di Reggio Emilia, che conta 6.812 dipendenti, introduce un primo percorso formativo sull’intelligenza artificiale. Nello stesso anno prende forma AINEXT, iniziativa destinata a diventare, nel 2024, un’area aziendale dedicata alla governance dell’AI, con un coordinamento centrale e 20 unità distribuite nelle diverse funzioni, per un totale di circa 350 persone coinvolte.
La svolta arriva alla fine del 2024 con l’introduzione di Gemini, l’assistente di intelligenza artificiale generativa di Google. I dipendenti cominciano a sperimentarne le possibilità, individuando applicazioni e soluzioni per le proprie attività, spesso prima ancora di aver completato un percorso formativo strutturato.
A fotografare questa situazione è un assessment condotto nell’aprile 2025 su 5.723 risposte valide. Quasi sei dipendenti su dieci rientrano nella categoria degli AI Curious: persone che conoscono e utilizzano alcuni strumenti, ma possiedono ancora competenze teoriche limitate. Gli AI Champion, cioè coloro che dimostrano una piena padronanza degli strumenti e dei concetti, sono invece 186, circa uno ogni 30 partecipanti.
Una fotografia che evidenzia una distanza tra la familiarità con la tecnologia e la capacità di comprenderne il funzionamento, valutarne i risultati e riconoscerne i limiti. Da qui la scelta di accompagnare l’adozione degli strumenti con un programma di formazione sviluppato con il fondamentale contributo di Datapizza, coinvolgendo inizialmente il top management e successivamente le diverse funzioni aziendali, dal marketing alle risorse umane fino alla gestione dei dati.
L’elemento più originale del progetto è però la creazione della rete dei Digital Coach AI, circa uno ogni 45 dipendenti. Formati attraverso il modello “train the trainer”, questi facilitatori interni hanno il compito di raccogliere le esperienze maturate dai colleghi, condividere le applicazioni più efficaci e rendere accessibili le conoscenze all’intera organizzazione.
Il coinvolgimento diretto delle persone ha fatto emergere anche un’indicazione interessante. Interpellati sul contributo che desiderano offrire, il 76,7% dei coach ha espresso la preferenza per la sperimentazione di nuovi strumenti, mentre soltanto il 24,3% si è dichiarato interessato a occuparsi della diffusione delle novità. Un risultato che ha portato a strutturare maggiormente la condivisione delle esperienze all’interno di una community su Google Spaces, per evitare che le soluzioni individuate rimangano patrimonio dei singoli.
Dall’esperienza emerge anche un dato che ridimensiona uno dei luoghi comuni più diffusi sulla trasformazione digitale: la maggiore predisposizione dei giovani rispetto ai lavoratori senior. L’analisi delle competenze mostra infatti una relazione debole tra età e familiarità con l’intelligenza artificiale. Nelle fasce sotto i 30 anni e sopra i 60 si riscontra una maggiore polarizzazione dei risultati, con persone molto preparate accanto ad altre meno competenti. A fare la differenza sembrano soprattutto la curiosità individuale, le occasioni di utilizzo e la formazione ricevuta.
Per mantenere vivo il confronto, Credem ha inoltre introdotto l’Atelier del Prompt, un appuntamento settimanale curato da Piergiorgio Grossi, Chief Innovation & Data Officer del Gruppo, durante il quale i dipendenti condividono esperienze e modalità di utilizzo dell’AI generativa.
«È un po’ come un Lego: se ne percepiscono gli utilizzi, ma solo dopo aver iniziato a mettere qualche mattoncino uno sopra l’altro si capisce se si sta costruendo una casa o un aereo», osserva Grossi, sottolineando il valore dell’apprendimento attraverso la sperimentazione.
Nel corso del 2026 il programma si è ulteriormente ampliato attraverso workshop, webinar e attività dedicate alle diverse funzioni e alla rete commerciale. Circa 2.000 persone hanno preso parte anche a sessioni formative sincrone, con il supporto dei coach interni.
L’esperienza raccontata da Datapizza non fornisce ancora una misurazione complessiva dell’impatto dell’AI sulla produttività o sulla qualità del lavoro. Mostra però come l’adozione di una tecnologia possa diventare un processo partecipativo, nel quale la conoscenza non scende soltanto dall’alto ma si costruisce e si diffonde tra colleghi. Con una questione ancora aperta: trasformare le competenze acquisite in nuove opportunità di crescita professionale.
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