Salute mentale, cinque pratiche dalle aziende Best Workplaces

Dalle ferie illimitate alla figura del Chief Happiness Officer, Great Place To Work Italia raccoglie cinque esperienze di aziende che hanno portato la tutela del benessere psicologico dentro le politiche organizzative.

La tutela della salute mentale dei dipendenti sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle aziende più attente al benessere delle persone. A mettere in evidenza questa evoluzione è Great Place To Work Italia, che ha individuato cinque pratiche adottate da altrettante aziende per tutelare il benessere psicologico dei collaboratori.

Secondo l’analisi della realtà che ogni anno diffonde i ranking sui migliori ambienti in cui lavorare, stilati raccogliendo le opinioni di campioni rappresentativi di dipendenti, tra le azioni adottate per favorire il benessere delle persone ci sono le ferie illimitate, la formazione dei manager sull’empatia, passando per la figura del Chief Happiness Officer.

In questo caso, i dati sulle migliori cinque aziende che si spendono per il benessere mentale delle loro persone, sono individuate grazie al parere espresso da un campione di 310mila dipendenti provenienti da 500 realtà aziendali italiane. Secondo Great Place To Work Italia, quindi, una prima esperienza arriva da Bending Spoons, che ha eliminato un tetto massimo ai giorni di ferie. L’obiettivo è favorire il recupero delle energie e prevenire il burnout, con il dipartimento HR chiamato anche a verificare che le persone non rinuncino sistematicamente al riposo per ragioni legate al lavoro. A questo si affiancano consulenze dedicate alla salute mentale, disponibili anche per i familiari dei collaboratori.

Un approccio differente è quello scelto da Prestiter, che ha introdotto la figura del Chief Happiness Officer. Il ruolo va oltre le tradizionali attività HR e punta ad ascoltare i bisogni delle persone, valorizzarne i talenti e mantenere il benessere dei team tra i criteri che orientano le decisioni aziendali.

Hilti ha invece sviluppato i “Team Camp”, workshop fuori sede pensati per interrompere la routine lavorativa e riflettere anche sugli effetti dell’iperconnessione. Nel format “Care and Perform” sono state inserite sessioni di meditazione, mentre un programma volontario di tre giorni ha consentito ai partecipanti di monitorare la frequenza cardiaca per comprendere meglio l’impatto dello stress e delle pause sul proprio stato fisico.

Sul fronte dello stigma interviene invece Accenture. Attraverso la campagna globale “Mind the Gap”, oltre 150 dirigenti hanno assunto l’impegno di diventare “Alleati della Salute Mentale”, esponendosi direttamente sul tema. L’azienda organizza inoltre iniziative territoriali dedicate al benessere, con consulenze, workshop e momenti di sensibilizzazione realizzati anche insieme a partner specializzati.

La quinta pratica riguarda AbbVie, che con il percorso formativo REAL Essentials ha lavorato in particolare sulla capacità dei manager di ascoltare le persone. REAL sta per Rispettoso, Empatico, Autentico, Ascolta: quattro principi utilizzati per aiutare i responsabili a riconoscere i segnali di disagio e creare maggiore apertura anche nei momenti ordinari della vita lavorativa, a partire dalle riunioni e dalle relazioni quotidiane.

Le esperienze sopra riportate, pur non essendo automaticamente replicabili in ogni organizzazione, indicano uno spostamento dell’attenzione: dalla gestione del problema quando emerge alla costruzione preventiva di ambienti nei quali le persone possano sentirsi ascoltate e sostenute.

Gaia Morselli

Nel merito spiega Gaia Morselli, Head of Consulting Services di Great Place To Work Italia: «Per le aziende investire nella salute mentale dei dipendenti non è più una scelta, ma una necessità assoluta. Le tendenze mondiali e i nostri dati lo confermano quotidianamente: una employee experience che tuteli concretamente il benessere psicologico contribuisce ad accrescere il vantaggio competitivo. Nel 2026 non basta più concedere benefit accessori: solo le aziende capaci di integrare l’ascolto e il supporto psicologico dei collaboratori nel proprio DNA saranno in grado di attrarre e trattenere i migliori talenti».

Un ruolo decisivo viene attribuito soprattutto alla leadership. Secondo il Workplace Mental Health Survey 2026 richiamato da Great Place To Work, l’84% dei collaboratori individua infatti nei manager diretti i principali responsabili nel favorire il dialogo sul benessere emotivo, immediatamente seguiti dalle funzioni HR.

«La vera sfida competitiva per le organizzazioni non consisterà nell’offrire qualche iniziativa formale o di facciata, ma nell’abbattere definitivamente lo stigma legato al benessere psicologico – conclude Morselli –. Formare la dirigenza all’empatia e strutturare un ecosistema fatto di supporto e fiducia reale sono oggi gli unici ingredienti capaci di trasformare un’azienda in un vero great place to work».

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