La felicità sul lavoro? Un’ipotesi concreta
Nel suo libro, Luca Pardo, avvocato e Co-Managing Partner di Ontier Italia, propone un modo diverso di intendere la leadership e il successo professionale, mettendo al centro le persone e la qualità delle relazioni.
È possibile misurare il benessere sul lavoro? E soprattutto, la felicità delle persone può diventare un criterio con cui valutare la qualità di un’organizzazione, accanto ai risultati economici e alle performance professionali? Sono alcune delle domande che attraversano “La felicità è un’ipotesi. Pensieri su uno studio legale felice” (Giulio Perrone Editore, 2026), il libro di Luca Pardo, avvocato e Co-Managing Partner di Ontier Italia.

Gli interrogativi che si pone l’autore assumono un significato particolare proprio in questa settimana dedicata alla salute mentale, alla vigilia della Giornata mondiale del 10 ottobre. Anche perché il rapporto tra lavoro e benessere psicologico riguarda una parte consistente della popolazione. Secondo il rapporto “La salute mentale come motore della crescita socio-economica dell’Italia”, realizzato da Angelini Pharma con The European House – Ambrosetti, il 64,8% dei casi di disturbi mentali registrati nel nostro Paese riguarda persone tra i 20 e i 64 anni.
A rendere interessante la riflessione di Pardo è soprattutto il suo punto di osservazione. Non è uno psicologo del lavoro né uno studioso di organizzazioni aziendali, ma un professionista che opera in un settore, quello degli studi legali, tradizionalmente caratterizzato da elevata competitività, ritmi intensi e forte attenzione alle performance individuali.
Proprio partendo da questa realtà, l’autore si interroga sulla possibilità di costruire ambienti professionali nei quali l’eccellenza non sia in contraddizione con il benessere delle persone. E nei quali il successo non venga misurato esclusivamente attraverso fatturato, produttività e risultati individuali.
«Non esiste eccellenza senza benessere, né crescita sostenibile senza appartenenza», scrive Pardo, sintetizzando uno dei principi fondamentali del volume.
Il libro nasce da una raccolta di pensieri, intuizioni e riflessioni condivise originariamente su LinkedIn. Brevi contributi che, riuniti in un unico percorso, delineano un’idea di leadership fondata sulla fiducia, sull’ascolto e sulla responsabilità condivisa.
Al centro c’è il concetto di “studio felice“: non un ambiente privo di difficoltà o nel quale vengano meno le esigenze di risultato, ma un’organizzazione capace di tenere insieme qualità professionale, sostenibilità economica e attenzione alle persone.
È un’impostazione che va oltre il mondo legale. Le questioni affrontate da Pardo riguardano infatti qualsiasi organizzazione nella quale il raggiungimento degli obiettivi rischi di prevalere sulla qualità delle relazioni e sul significato attribuito al proprio lavoro.
In questa prospettiva, la felicità non è presentata come una condizione permanente né come un beneficio aggiuntivo offerto dall’azienda. Diventa piuttosto una direzione verso cui orientare le decisioni manageriali, il modo di esercitare la leadership e le relazioni quotidiane tra colleghi.
Un approccio che trova riscontro anche nei dati sul rapporto tra benessere e risultati aziendali. Secondo il Workplace Wellbeing Report 2026 di Great Place To Work, nei contesti caratterizzati da elevati livelli di benessere i collaboratori hanno una probabilità doppia di lavorare in modo più produttivo. La classifica Best Workplaces Italia 2026 evidenzia inoltre una crescita media dei ricavi del 20% per le aziende premiate.
Il volume riflette anche alcuni principi del modello organizzativo di Ontier, orientato alla collaborazione e alla valorizzazione delle persone. Lo studio ha ricevuto nel 2023 un riconoscimento del Financial Times per l’innovazione nella gestione delle risorse umane.
Nella prefazione al libro, Carmen Fernandez Vadillo, Co-Managing Partner di Ontier Italia, richiama l’importanza di costruire un ambiente professionale nel quale «il ‘noi’ pesi più dell’‘io’».
È forse questo il passaggio più significativo della riflessione di Pardo: mettere in discussione l’idea che la realizzazione professionale sia necessariamente una questione individuale, legata alla carriera e al raggiungimento di risultati personali. La qualità del lavoro dipende anche dalle condizioni nelle quali viene svolto, dalle relazioni che si costruiscono e dalla possibilità di sentirsi parte di una comunità professionale.
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