Vacanze finite, ma per pagarle ci pensa il welfare aziendale

Pur di non rinunciare alle ferie sempre più italiani ricorrono ai benefit a loro disposizione per pagarne almeno una parte. Lo sostiene una ricerca della travel tech company Salabam Solutions

A pochi giorni dalla fine dell’estate, Salabam Solutions, travel tech italiana attiva nell’utilizzo di punti e crediti welfare per il settore dei viaggi ha diffuso una ricerca che fotografa un fenomeno in crescita: per non rinunciare alle vacanze, sempre più italiani ricorrono al credito e al welfare aziendale.

In particolare, il Buy Now Pay Later, utilizzato dal 4% delle famiglie nel 2022, nel 2025 sarebbe arrivato al 30% e secondo Banca d’Italia starebbe coinvolgendo sempre più anche le fasce economicamente più fragili. Più di 4 milioni di italiani, invece, questa estate sono rimasti a casa.

In secondo luogo, i dati raccolti dalla travel tech company su una quota di oltre 500 mila viaggiatori parlano anche dell’aumento di una parte di lavoratori che, pur di andare in vacanza, si starebbe servendo proprio del welfare aziendale per sostenere almeno una quota delle spese legate alle ferie, evitando di ricorrere a prestiti o di ridurre ulteriormente il reddito disponibile.

L’analisi mostra anche come stiano cambiando le modalità di utilizzo di questi benefit. La disponibilità media di welfare rilevata sulle piattaforme osservate è di circa 690 euro per dipendente, con un tasso di utilizzo intorno al 70%. La spesa media per ordine nell’estate 2026 si è attestata a 435,11 euro, sostanzialmente stabile rispetto ai 427,88 euro dell’anno precedente.

«In una fase in cui il potere d’acquisto si riduce, anche il concetto di benefit sta cambiando: poter destinare una parte del welfare a un viaggio significa restituire alle persone l’accesso a esperienze che rischiano sempre più di essere sacrificate», spiega Marco Mazza, co-founder di Salabam Solutions. «Per le aziende è un tema importante, perché la qualità di un piano welfare si misura anche sulla sua capacità di intercettare ciò a cui i lavoratori non vogliono rinunciare».

Anche le abitudini di viaggio stanno cambiando. Tra il 1° giugno e il 31 agosto 2026 le prenotazioni in coppia sono scese dal 65,9% al 54,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. In crescita invece i viaggiatori singoli, passati dal 20,7% al 22,5%, e i gruppi, dal 5,9% all’8%. Il dato più evidente riguarda però le famiglie, salite dal 5,3% all’11,1% delle prenotazioni, con un numero assoluto di ordini triplicato sulle piattaforme analizzate.

Si viaggia inoltre per periodi più brevi e si decide spesso a ridosso della partenza. Nell’estate 2026 la durata media dei soggiorni si è fermata a 2,5 notti, mentre il 32,9% degli ordini è stato effettuato meno di due settimane prima del viaggio. L’Italia resta la destinazione principale, con il 60,8% delle prenotazioni per cui è noto il Paese di destinazione, mentre crescono anche Spagna, Grecia, Regno Unito e Giappone.

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