Welfare aziendale, la via italiana passa da buoni pasto e carburante
L'HR & Payroll Pulse di SD Worx mette in luce la maggiore importanza per i connazionali rispetto alla media Ue attribuita alle forme dirette di sostegno al reddito
La via italiana al welfare aziendale passa soprattutto da buoni pasto e buoni carburante. A dirlo è l’HR & Payroll Pulse di SD Worx, secondo cui il 39% dei lavoratori italiani indica i primi tra i benefit più desiderati, mentre il 30% sceglie i secondi insieme con le carte sconto. In entrambi i casi le percentuali sono nettamente superiori alla media europea, rispettivamente pari al 25% e al 19%.

Come già ricordato in precedenti occasioni, l’HR & Payroll Pulse è l’indagine con cui SD Worx fotografa orientamenti e aspettative di aziende e lavoratori sui temi della retribuzione, dei benefit e delle politiche HR, con il coinvolgimento di 5.936 responsabili delle risorse umane e 16.500 dipendenti di 16 Paesi europei.
Il confronto con il resto d’Europa racconta quindi una particolarità tutta italiana. A livello continentale, infatti, tra le richieste principali figurano più giorni di ferie o permessi, indicati dal 40% degli intervistati, e una maggiore flessibilità oraria, scelta dal 31%. In Italia queste esigenze scendono rispettivamente al quinto e al terzo posto, lasciando spazio a strumenti che possono tradursi più direttamente in un’integrazione del reddito disponibile.
Dopo buoni pasto e buoni carburante arriva infatti la flessibilità oraria, con il 27% delle preferenze, mentre il 26% dei lavoratori indica i voucher dedicati alla cultura. Anche all’interno delle diverse categorie emergono alcune differenze: i buoni pasto sono richiesti dal 44% delle donne, mentre per i voucher culturali la quota delle lavoratrici sale al 31%.
Le imprese sembrano almeno in parte seguire questa domanda. I buoni pasto sono già il benefit più diffuso tra le aziende italiane, adottati dal 33% delle organizzazioni contro una media europea del 19%. Seguono la flessibilità oraria, presente nel 26% delle imprese, e l’assicurazione sanitaria, offerta dal 21%, una quota superiore al 14% registrato in Europa e che nel settore finanziario raggiunge il 43,5%.
Dietro la richiesta di strumenti immediatamente utilizzabili c’è una questione più ampia di sicurezza economica. Un lavoratore italiano su quattro domanda convenzioni e sconti capaci di aumentare il potere d’acquisto e un altro 25% vorrebbe sistemi premiali che comprendano voucher o buoni. Tra i 25 e i 34 anni questi ultimi arrivano al 28%, superando persino la preferenza per un piano pensionistico integrativo.
Il welfare, però, non si esaurisce nelle misure per sostenere i consumi quotidiani. Il 31% dei dipendenti italiani considera infatti il supporto previdenziale, attraverso piani pensionistici aziendali e assistenza nella fase di pensionamento, il benefit più desiderato in assoluto. Seguono una retribuzione premiale legata a risultati e competenze, con il 27%, e sconti, agevolazioni o convenzioni, indicati dal 25%.

A collegare questi diversi strumenti è la richiesta di maggiore sicurezza e chiarezza. «Oggi i dipendenti si aspettano più di uno stipendio competitivo. Vogliono anche comprendere come viene determinata la loro retribuzione, quali benefit ricevono e in che modo l’azienda li sostiene nel lungo periodo. Sicurezza economica e trasparenza diventano così due pilastri fondamentali delle moderne politiche retributive», osserva Chiara Valdata, People Director per l’Italia di SD Worx.
Il tema è destinato a pesare anche sulle scelte delle imprese. Oltre la metà delle aziende, il 53%, sta infatti valutando come rendere più attrattivo il proprio pacchetto retributivo senza aumentare il costo complessivo del lavoro. In questo spazio i benefit possono diventare una leva per tenere insieme sostenibilità dei costi, capacità di attrarre le persone e risposte sempre più personalizzate alle esigenze dei lavoratori.
NEWS CORRELATE