Pause al lavoro, per il 72% dei dipendenti migliorano la produttività

Secondo "Modern Workday 2026" la ricerca di LiveCareer su un campione di mille persone di 4 Paesi europei, Italia compresa, le pause per sbrigare piccole incombenze private hanno effetti positivi sui task da svolgere al lavoro

Occuparsi per qualche minuto di una questione personale durante l’orario di lavoro non rappresenta necessariamente una distrazione. Al contrario, per il 72% dei lavoratori le brevi pause dedicate a incombenze private contribuiscono a migliorare la propria produttività. È quanto emerge dal report “Modern Workday 2026” di LiveCareer, che fotografa un rapporto sempre meno rigido tra tempo professionale e vita privata.

La ricerca, condotta da Pollfish nel giugno 2026, ha coinvolto 1.000 lavoratori distribuiti in parti uguali tra Italia, Germania, Spagna e Francia, con 250 intervistati per Paese. Il campione comprende persone di diverse fasce d’età: il gruppo più numeroso è quello tra i 30 e i 45 anni, seguito dai 46-61enni. Il 42% dei partecipanti si è identificato come donna e il 58% come uomo.

Il quadro che emerge è quello di una giornata lavorativa nella quale attività professionali e necessità personali tendono sempre più a convivere. Quasi sei lavoratori su dieci, pari al 59% del campione intervistato, dichiarano infatti di occuparsi di questioni private durante l’orario di lavoro almeno alcune volte alla settimana. Si tratta, ad esempio, di rispondere a messaggi, effettuare una telefonata, fissare un appuntamento o sbrigare rapidamente una commissione.

Il dato più significativo riguarda però il modo in cui queste interruzioni vengono percepite. Per quasi tre quarti degli intervistati aiutano a lavorare meglio, mentre soltanto una quota minima ritiene che abbiano conseguenze negative sul rendimento. La ricerca misura tuttavia una valutazione soggettiva della produttività da parte dei lavoratori e non una variazione delle performance rilevata attraverso indicatori esterni.

Anche il tempo dedicato alle attività personali appare generalmente contenuto. Nella maggior parte dei casi si tratta di intervalli brevi inseriti nel corso della giornata, più che di lunghe interruzioni. Tra le attività maggiormente diffuse figurano telefonate e messaggi personali, indicati dal 43% degli intervistati.

Un comportamento che riflette anche la progressiva diffusione di modalità di lavoro più flessibili e ibride, nelle quali la separazione netta tra vita professionale e privata tende ad attenuarsi. La questione, quindi, non sembra essere soltanto quanto tempo si trascorre davanti alla scrivania, ma come viene organizzata la giornata per raggiungere gli obiettivi assegnati.

«Oggi i professionisti non dividono più gli impegni lavorativi e personali in compartimenti stagni», spiega Jasmine Escalera, esperta di carriera di LiveCareer. «Piuttosto, gestiscono le piccole necessità private man mano che si presentano e, nella maggior parte dei casi, sentono che queste brevi pause li aiutano a staccare per un momento e a mantenere alta la concentrazione. Per molti lavoratori, essere produttivi non significa restare incollati alla scrivania per otto ore di fila, ma avere la flessibilità necessaria per gestire le proprie esigenze continuando a portare a termine il lavoro con successo».

Dal punto di vista delle aziende, i risultati suggeriscono quindi di guardare alle brevi pause personali non soltanto come a tempo sottratto al lavoro, ma anche come a una componente di una gestione più flessibile della giornata, almeno nella percezione dei dipendenti.

Per approfondire tutti i risultati, la metodologia e gli altri dati emersi dall’indagine è possibile consultare il report completo “Modern Workday 2026” cliccando qui.

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