«Vai già in ferie?»: la frase che smaschera la vera natura di molte aziende italiane

«Tre settimane tutte insieme?», «Ma chi segue i clienti?», «Ti porti almeno il PC, vero?»: sono alcune delle frasi che tuttora circolano negli ambienti di lavoro a dispetto di quanto dichiarato formalmente come valori aziendali. Se ne è parlato a Bologna per la prima tappa di #PARLIAMONE™, talk show sul lavoro reale ideato da Alessandro Castelli e Allegra Piano

Tra il dire e il fare c’è di mezzo… il comportamento concreto delle aziende. Perché se a parole il lavoro per obiettivi e la fiducia nella capacità auto-organizzativa delle persone sembrano ormai concetti sdoganati, nel momento in cui, davvero, ci si concede il “lusso” di andare in ferie, la musica, molto spesso, cambia. Se ne sono accorti Alessandro Castelli, professionista con una lunga esperienza nelle risorse umane, nella comunicazione, nella consulenza organizzativa e nel coaching e Allegra Piano, Ceo di Arpa Consulting e Partner di OP Solution, che hanno dato vita a #PARLIAMONE™, talk show sul lavoro reale, che di recente ha fatto tappa a Bologna. In quell’occasione, sono stati presentati i dati raccolti attraverso survey interattive in tempo reale somministrate a un campione di manager, imprenditori, esperti HR e giovani talenti, che hanno messo in luce uno scollamento sempre più profondo tra le promesse che le aziende fanno ai propri dipendenti e la realtà vissuta ogni giorno.

Nello specifico, è emerso ad esempio come il benessere organizzativo non sia più un’esclusiva richiesta della Gen Z, ma una sfida trasversale che coinvolge l’intera popolazione aziendale. Dall’altro lato, a soffrire di senso di colpa per l’essere assenti è il 68% degli intervistati, che giudica tuttora diffusa la presenza di una cultura che fa sentire “in difetto” chi è in ferie.
Un altro 74% afferma poi che la vera difficoltà non sia tanto riuscire ad ottenere i giorni di vacanza, bensì riuscire a godersele davvero.

Allo stesso modo, il 61% non riesce a disconnettersi dai vari device, benché la ritenga in percentuale pressoché analoga una priorità. Idem per la visione sui valori dichiarati dalle proprie aziende, giudicate solo di facciata da un 58% del campione.
Le contraddizioni messe in luce da #PARLIAMONE™ sono quindi evidenti, ma, sottolineano ancora gli ideatori, il problema non è solo culturale, ma anche organizzativo: aziende sottostaffate, competenze concentrate su poche persone e ruoli chiave mai davvero sostituiti finiscono per scaricare il peso sempre sui collaboratori più affidabili.

I numeri mettono insomma a nudo la crisi silenziosa che attraversa i quadri e le posizioni intermedie: il 76% degli intervistati identifica nel middle management il ruolo che sostiene il peso effettivo dell’azienda. Molte delle persone di questa area si trovano a sostenere il carico operativo e relazionale senza disporre di un reale potere decisionale, con il rischio concreto di generare frustrazione e perdita di fiducia.

A questi aspetti si aggiunge l’evidente divario generazionale: per il 70% del campione, l’elevata età media di una parte dei vertici aziendali – in alcuni casi oltre i 60 anni e spesso composta da soli uomini – contribuisce ad ampliare la distanza linguistica, culturale e operativa con chi vive quotidianamente l’organizzazione.

Analogo scetticismo è nutrito nei confronti dell’impatto che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sul miglioramento della qualità della vita: per molti degli intervistati servirà semmai proprio per il contrario, ossia come leva per aumentare ulteriormente la mole di lavoro.

L’obiettivo che si prefiggono i fondatori di #PARLIAMONE™ è superare la narrazione costruita e edulcorata del mondo del lavoro. In particolare, Alessandro Castelli ha detto: «Il nostro scopo è trasformare il confronto in un’esperienza concreta, dove il lavoro si dice per quello che è: fatto di scelte difficili, errori, intuizioni e, quando serve, anche di punti di vista in netto contrasto».

Un segnale d’interesse importante è arrivato dal mondo delle associazioni di categoria, come AIDP. Ha detto infatti la Presidente nazionale, Matilde Marandola: «Credo che oggi ci sia un bisogno sempre più forte di creare momenti di confronto autentico tra persone, aziende e nuove generazioni. Il lavoro sta cambiando rapidamente e servono linguaggi, spazi e modalità capaci di coinvolgere davvero le persone, non solo di informarle. Ho trovato molto interessante l’approccio di #Parliamone: un format dinamico, contemporaneo e partecipativo. Un grande in bocca al lupo per il tour che sta prendendo forma».

Dopo il debutto sotto le Due Torri, il team di #PARLIAMONE™ è già al lavoro sulla prossima tappa del tour itinerante, con l’ambizione di strutturare un vero e proprio Osservatorio Permanente capace di mappare in tempo reale lo stato di salute delle imprese italiane.

Cinque le linee guida strategiche attorno alle quali, a loro avviso, bisognerà lavorare per ricucire lo strappo con i propri collaboratori:

Empowerment reale del Middle Management, ossia restituire potere di firma e decisione, trasformando i quadri da ammortizzatori di crisi a motori del cambiamento.

Abbandono del “Valore di facciata”, ossia sottoporre ogni scelta di business a un test di coerenza con quanto promesso ai dipendenti.

Gestione umana dell’AI, ossia utilizzare la tecnologia per svuotare le agende dalle attività ripetitive, misurandone il successo sulla qualità del tempo liberato e non solo sulla produttività.

Integrazione generazionale orizzontale, ossia rendere strutturale il reverse mentoring per permettere alle nuove generazioni di incidere concretamente su linguaggi e processi.

Ascolto attivo e radicale, ossia gestire il dissenso creando spazi d’ascolto non mediati per evolvere la cultura organizzativa.

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