AI al lavoro, in Italia meno utilizzo, ma più aspettative e timori rispetto all’Europa

Tra gli aspetti indagati dall'HR & Payroll Pulse di SD Worx, c'è anche il sentiment dei lavoratori europei sulla Gen AI. Da noi l'entusiasmo è alto, ma resta molto scetticismo nei confronti della capacità delle aziende di offrire adeguati percorsi di reskilling in questo ambito

I lavoratori italiani utilizzano l’intelligenza artificiale leggermente meno dei colleghi europei, ma sono più convinti che questa tecnologia sia destinata ad assumere un ruolo centrale nelle loro attività quotidiane. Allo stesso tempo, manifestano maggiori preoccupazioni per il possibile impatto sulle proprie mansioni. È quanto è emerso dall’ultimo HR & Payroll Pulse, già più volte raccontata su queste pagine e realizzata da SD Worx, partner europeo specializzato nelle soluzioni per la gestione delle risorse umane, delle paghe e delle presenze.

Secondo la ricerca, il 27% dei lavoratori italiani ha dichiarato di utilizzare regolarmente strumenti di intelligenza artificiale, una quota di poco inferiore alla media europea del 29%. Sul fronte delle aspettative, la distanza tra i connazionali e i “cugini” degli altri Paesi Ue è più marcata. Il 57% dei dipendenti italiani ha infatti previsto che l’AI svolgerà una parte rilevante, se non la maggioranza, dei propri compiti quotidiani, contro il 46,5% registrato a livello europeo. In nessun altro Paese coinvolto nella ricerca è stata raggiunta una percentuale altrettanto elevata.

A questa fiducia nelle potenzialità della tecnologia si è accompagnata una maggiore apprensione. Il 30% degli italiani teme che l’intelligenza artificiale possa rendere superflua una parte significativa delle proprie attività, rispetto al 25% della media europea. Una preoccupazione che è risultata particolarmente diffusa proprio tra chi utilizza già questi strumenti.

Tra gli utilizzatori abituali, tuttavia, il giudizio sui benefici dell’intelligenza artificiale è stato prevalentemente positivo: il 72% ha affermato di essere diventato più efficiente nel proprio lavoro.

Sui risultati sopra illustrati, Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy, ha precisato: «L’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento organizzativo e culturale che coinvolge lavoratori e imprese. In SD Worx, ad esempio, consideriamo l’intelligenza artificiale una leva concreta di innovazione: la stiamo integrando nei processi di payroll, sviluppo prodotto e customer service per aumentare efficienza, qualità e capacità di supportare i clienti nelle loro sfide quotidiane».

Il quadro emerso non è comunque quello di una completa sostituzione del lavoro umano. La maggioranza dei dipendenti italiani ha ritenuto che le capacità specificamente umane non potranno essere rimpiazzate dall’AI e ha immaginato soprattutto una progressiva condivisione delle mansioni tra persone e tecnologia.

Da sinistra, Alessia Rigoni e Chiara Valdata

Il principale elemento critico ha riguardato, invece, il sostegno fornito dalle imprese. Nonostante le aziende dichiarino di investire nella preparazione della forza lavoro, solo una parte minoritaria dei dipendenti ha percepito un accompagnamento concreto verso il nuovo scenario. Anche tra coloro che utilizzano già l’intelligenza artificiale, soltanto il 53% ha giudicato adeguato il supporto ricevuto per sfruttarne pienamente le potenzialità.

Su questo aspetto si sofferma quindi Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy: «La nostra ricerca evidenzia che i dipendenti italiani riconoscono sempre più il valore dell’AI nel supportare il lavoro quotidiano, ma chiedono al tempo stesso maggiore chiarezza sul suo utilizzo e maggiori opportunità di formazione. In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni sarà fondamentale per garantire un’adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze, nel rispetto delle nuove disposizioni normative europee».

Tra gli aspetti da implementare l‘HR & Payroll Pulse parla innanzitutto della definizione di regole aziendali precise per un impiego trasparente ed etico dell’intelligenza artificiale. Solo il 38% dei lavoratori italiani ritiene infatti che la propria organizzazione utilizzi questi strumenti in modo responsabile, un dato nettamente inferiore alla media europea del 52%.

La formazione, del resto, non rappresenta soltanto una necessità organizzativa. L’AI Act europeo richiede alle imprese di garantire un livello adeguato di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale, almeno per le persone che utilizzano direttamente questi sistemi.

Per le aziende, la questione non riguarda quindi esclusivamente l’introduzione di nuovi strumenti, ma la capacità di accompagnare i dipendenti nella trasformazione del lavoro, riducendo la distanza tra investimenti dichiarati, competenze effettivamente sviluppate e regole concrete di utilizzo.

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