La genesi: al via la rubrica per i leader di oggi e domani
Prende il via la rubrica di Matteo Veneziani, Chief Digital Transformation Officer e Change Leader di PwC, dedicata a ripercorrere le fasi salienti della sua carriera nell'ottica di offrire riflessioni inedite sulla leadership a beneficio delle nuove generazioni
di Matteo Veneziani*

“Ogni percorso lascia un filo rosso. Questa rubrica nasce dal tentativo di trovarlo.
Appena laureato in ingegneria, avevo due proposte di lavoro; quella di una banca di Bergamo, la mia città, e quella della più importante società di consulenza internazionale, con sede a Milano. Mio padre, manager FIAT, mi spinse ad andare in consulenza, nonostante ciò significasse farmi tutti i giorni la A4 per andare a Milano, sostenerne i costi ed avere orari di lavoro impossibili e uno stipendio inferiore a quello proposto dalla banca (e pure a quello che avevo ricevuto nell’anno da Carabiniere di leva). Da quel momento ho cominciato a correre, puntando sempre al traguardo successivo (in consulenza il percorso di carriera è tipicamente “up or out”…) e guardando costantemente avanti. E anche i numerosi passaggi dalla consulenza a ruoli manageriali e viceversa sono sempre nati dalla spinta a fare di più, a crescere di ruolo.
Dal 2009 ho definitivamente abbandonato la consulenza, pur se i ruoli manageriali che ho ricoperto sono sempre stati caratterizzati da posizioni di “consulenza interna” in contesti di forte cambiamento. E quando il cambiamento era finito e iniziava il periodo di “gestione ordinaria”, mi ritrovavo a cercare nuove sfide, tant’è che ogni 3-4 anni ho cambiato azienda. Fino ad approdare nel 2017 in PwC, dove ho avviato e gestito un importante processo di trasformazione digitale che ha richiesto oltre 8 anni, e che ora prende nuovo slancio con l’arrivo dell’AI. Al mio arrivo ho ereditato una funzione IT di 80 persone e oggi il Digital Transformation Office ne conta quasi 200 e comprende oltre a Technology anche le aree Transformation, Cybersecurity, Change Management e Governance.
Ultimamente mi capita spesso di riflettere sul mio percorso… mi sento un po’ come Forrest Gump che, dopo aver corso per settimane attraverso gli Stati Uniti, a un certo punto si ferma e dice: «Mi sento un po’ stanchino».
Per anni ho rincorso nuovi traguardi e nuove sfide, e oggi, in questo anno particolare in cui compirò 60 anni, mi ritrovo a guardare anche indietro: non per nostalgia né per fare bilanci, ma per capire chi sono e dove posso ancora andare (con una differenza, quindi: io non sono affatto stanco di guardare avanti).
La mia carriera è stata costellata di “sliding doors”, di cui solo oggi inizio a cogliere il valore e, talvolta, persino il senso.
Anche i momenti più bui e difficili, alla fine, sono serviti a portarmi dove sono e a rendermi ciò che sono: si impara molto dai successi, ma ancora di più dagli insuccessi. Un percorso che non ho mai realmente pianificato e che, mentre lo vivevo, mi appariva a tratti bizzarro e perfino schizofrenico, oggi, riletto con il senno di poi, mi rivela quel filo rosso che spiega il tipo di manager che sono diventato.
Questa rubrica nasce quindi come uno spazio in cui condividere riflessioni sulla leadership, frutto della rilettura del mio percorso professionale (e personale) e del tentativo di distillare ciò che la vita mi ha insegnato – ma soprattutto ciò che ho appreso dalle aziende e dalle persone che ho incontrato lungo la strada.
Non ho la pretesa di dettare ricette né di scrivere manuali, e non dò per scontato che le mie riflessioni abbiano un valore universale; spero però che possano essere d’aiuto ad altri manager nel rileggere la propria esperienza, presente e passata, per continuare a guardare avanti con consapevolezza.
Ai giovani manager vorrei dire questo: l’esperienza vissuta è ciò che l’AI ancora non riesce a replicare. Il racconto di chi ha già affrontato certe sfide può essere fonte di ispirazione: il mondo cambia, certo, e ogni lezione va rielaborata, ma l’esperienza altrui resta un punto di partenza prezioso – per capire cosa fare, cosa evitare, o semplicemente per decidere con maggiore lucidità.
Ai manager più “navigati”, invece, propongo di unirsi a me in questo esercizio: provare a rileggere il proprio passato per comprendere meglio il presente e immaginare un nuovo futuro. Perché la leadership non è solo questione di dove si arriva, ma di quanto si è capaci di guardarsi indietro per andare ancora più avanti.

*Chi è l’autore
Matteo Veneziani è Chief Digital Transformation Officer e Change Leader di PwC, inserito da Forbes tra i Top 50 CIO in Italia. Con oltre trent’anni di esperienza tra ruoli manageriali e consulenza, guida da più di venti programmi di innovazione come CIO in contesti complessi e di forte cambiamento. Nella sua carriera ha sempre interpretato la trasformazione digitale come un percorso prima di tutto umano, integrando innovazione tecnologica, sviluppo delle persone e cultura organizzativa. Il suo approccio si fonda sulla costruzione di team ad alte performance, capaci di evolvere e generare valore sostenibile nel tempo.
Email: matteo.veneziani@pwc.com
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