Retribuzioni, l’Italia resta indietro rispetto alle principali economie europee

Sui tredici Paesi analizzati nell'indagine periodica di ODM Consulting sulle retribuzioni, l'Italia risulta indietro rispetto alle principali economie europee e po' più avanti rispetto all'area meridionale e orientale del Vecchio Continente

Rispetto a Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito e Svizzera in Italia si registrano retribuzioni più basse in tutte le fasce professionali analizzate. È quanto emerge dall’indagine retributiva periodica di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group Holding, realizzata sulla base del proprio database retributivo aggiornato al 30 settembre 2025. La ricerca confronta gli stipendi di director, manager, expert, specialist e profili operativi in 13 Paesi: oltre a quelli sopra citati, ci sono anche Spagna, Bulgaria, Portogallo, Romania, Polonia e Ungheria.

Il divario più ampio negli stipendi italiani si registra rispetto alla Svizzera, Paese in cui un Director percepisce mediamente una retribuzione base annua lorda di 417.174 euro, oltre tre volte i 137.140 euro rilevati in Italia, ossia pari a oltre il 204%.

Il distacco resta elevato anche per le altre fasce professionali. Un manager in Svizzera guadagna mediamente 185.669 euro lordi all’anno, contro i 67.750 euro italiani, mentre per gli expert il confronto è tra 101.490 e 41.500 euro. Anche nelle posizioni operative la retribuzione svizzera, pari a 50.849 euro, è quasi doppia rispetto ai 25.850 euro registrati in Italia.

La Germania si conferma uno dei mercati più remunerativi per i profili qualificati. La retribuzione media dei manager raggiunge 94.848 euro, il 40% in più rispetto all’Italia. Il differenziale sale al 54,3% per gli expert e al 60% per gli specialist, che percepiscono mediamente 48.072 euro contro i 30.050 euro italiani. Per i profili operativi lo scarto è del 53,5%.

Nel Regno Unito il vantaggio rispetto all’Italia è particolarmente evidente ai livelli più alti della struttura organizzativa. I director percepiscono mediamente 212.762 euro, il 55,1% in più, mentre per i manager la retribuzione raggiunge 108.070 euro, con uno scostamento del 59,5%.

Più contenuta, ma comunque presente in tutte le categorie, la distanza con Francia, Belgio e Paesi Bassi. In Francia le differenze oscillano tra il 4,1% dei director e il 15,2% degli expert; in Belgio e nei Paesi Bassi superano invece il 40% per alcune figure specialistiche.

L’Italia mantiene livelli salariali superiori rispetto ai Paesi dell’Europa orientale e ad alcune economie dell’Europa meridionale. In Bulgaria un profilo operativo percepisce mediamente 8.454 euro lordi all’anno, il 67,3% in meno rispetto all’Italia. In Romania la cifra si ferma a 10.996 euro, mentre in Ungheria raggiunge 11.653 euro.

Retribuzioni inferiori a quelle italiane vengono rilevate anche in Polonia, Portogallo e Spagna. Nel mercato spagnolo, per esempio, un manager guadagna mediamente 58.139 euro contro i 67.750 euro italiani, mentre la retribuzione di uno specialist si attesta a 24.896 euro rispetto ai 30.050 euro dell’Italia.

Sui dati raccolti nella ricerca Martina Colombo, Manager Area Reward & Engagement di ODM Consulting, ha detto: «Una visione davvero integrata delle politiche retributive richiede di superare la tradizionale lettura legata ai livelli di inquadramento del solo mercato italiano». L’utilizzo di criteri organizzativi comparabili a livello internazionale permette, secondo Colombo, di valutare con maggiore precisione il peso delle diverse posizioni e di ricavare indicazioni utili sia per la definizione dei budget destinati alle revisioni salariali sia per la progettazione dei percorsi di crescita nei gruppi multinazionali.

«Approcciare il tema retributivo con metriche omogenee permette di costruire politiche di attraction e retention più strategiche e coerenti, realmente in grado di valorizzare i talenti nei diversi mercati in cui l’organizzazione opera», aggiunge la manager.

La ricerca mette inoltre a confronto gli incrementi retributivi con l’andamento dell’inflazione. Nel 2025 il differenziale è risultato positivo o sostanzialmente in linea in tutti i Paesi analizzati, con l’unica eccezione della Romania.

In Italia le retribuzioni sono aumentate del 3,4%, a fronte di un’inflazione dell’1,7%, con un differenziale positivo di 1,7 punti percentuali. Per il 2026 ODM Consulting prevede un incremento salariale del 3,5% e un’inflazione al 2%, con un vantaggio di 1,5 punti. Le previsioni indicano un differenziale positivo o allineato all’inflazione in tutti i mercati esaminati.

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