La PA ringiovanisce, ma il nodo del ricambio generazionale va ancora sciolto

Secondo l’analisi di FPA, società del Gruppo Digital360, l'aumento dei giovani nella PA da loro riscontrato spingerà a rivedere l'organizzazione degli uffici pubblici per favorire l'incrocio tra competenze ed esperienza.

La Pubblica Amministrazione italiana ha ricominciato ad assumere personale giovane e laureato. Lo sostiene l’analisi elaborata da FPA, società del Gruppo Digital360, realtà italiana di advisory strategico e servizi avanzati che accompagna imprese e PA nei percorsi di trasformazione digitale e innovazione organizzativa, basandosi sui dati del Conto Annuale 2024 della Ragioneria Generale dello Stato. Secondo l’indagine, in un solo anno i dipendenti pubblici under 30 sarebbero aumentati del 33%, una crescita trainata anche dai concorsi legati al PNRR, che hanno accelerato l’ingresso nella PA di profili più giovani e con competenze aggiornate.

A sottolineare quest’ultimo aspetto è stato Gianni Dominici, Amministratore Delegato di FPA, che ha parlato del PNRR come di «una spinta senza precedenti per l’inserimento nella PA di nuove competenze e profili professionali».

Il ricambio generazionale, però, non è una semplice sostituzione di personale: all’interno della PA restano comunque molte persone di età superiore ai 50 anni. È qui che il dato demografico diventa una questione organizzativa. Nei prossimi anni non basterà infatti assumere giovani: servirà piuttosto costruire le condizioni perché il capitale di esperienza accumulato dai profili senior possa dialogare con le nuove competenze portate dai giovani ingressi.

Perché si possa realizzare un vero e fruttuoso trasferimento di conoscenze, servirà affiancamento, trasferimento di conoscenza, formazione continua e responsabilizzazione, anche tenendo conto del fatto che il 59% dei giovani di nuova nomina è laureato.

In altri termini, un vero e proprio ponte tra generazioni diventa reale se si basa non solo sull’aggiornamento delle competenze digitali o tecniche, ma se si trasforma in una leva capace di far lavorare insieme chi conosce in profondità processi, vincoli e memoria amministrativa e chi porta nuovi linguaggi, nuove aspettative e una diversa familiarità con l’innovazione.

«La vera sfida sarà completare il ricambio generazionale, senza però disperdere il capitale umano esistente», ribadisce Dominici.

Resta aperto il nodo dell’attrattività. L’analisi di FPA richiama infatti anche la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni pubbliche nell’ultimo decennio. Un tema che pesa in una fase in cui la PA deve trattenere talenti, motivare i giovani ingressi e non perdere le competenze dei profili più esperti.

Il punto, dunque, non è solo quanti giovani entreranno nella Pubblica Amministrazione, ma come fare in modo che crescano e possano prosperare, in maniera da diventare senior felici e soddisfatti della loro carriera, un domani.

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