L’AI accelera la carriera di chi non dimentica anche il lato umano delle competenze

Secondo la ricerca globale “Age of Augmentation” di Randstad, il vero vantaggio per candidati e recruiter nasce dall’incontro tra AI fluency, pensiero critico, creatività e capacità umane.

Le competenze legate all’intelligenza artificiale stanno diventando un acceleratore concreto di carriera. A dirlo è “Age of Augmentation”, la ricerca globale di Randstad basata sull’analisi di oltre 35,8 milioni di annunci di lavoro pubblicati tra il 2021 e il 2026 in 11 mercati internazionali, tra cui l’Italia, dove sono stati esaminati 427.768 annunci.

Secondo l’indagine, i professionisti che investono in certificazioni AI possono ottenere promozioni fino a 2,5 volte più rapide della media, mentre i giovani che entrano nel mercato del lavoro in ruoli entry level con competenze legate all’intelligenza artificiale possono contare su stipendi iniziali fino al 25% più alti rispetto ai coetanei privi di skill AI. Il dato più interessante, però, non riguarda soltanto la capacità tecnica di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale. Il vero acceleratore di carriera nasce dalla combinazione tra AI fluency e competenze umane distintive. Nell’ultimo anno, negli annunci di lavoro in Italia è cresciuta soprattutto la domanda di pensiero critico, in aumento del 303%, creatività, salita del 156%, problem solving, cresciuto del 133%, e intelligenza emotiva, in aumento del 120%. In parallelo, aumentano anche le competenze legate alla supervisione e al controllo dei sistemi AI, con l’AI auditing in crescita del 122% e la quality assurance del 101%.

Lo scenario sopra descritto spinge Fabio Costantini, Chief Operations Officer di Randstad Professional, alle seguenti considerazioni: «Siamo in una nuova fase del mercato del lavoro, in cui crescita e valore professionale dipendono sempre più dall’AI fluency e dalle competenze umane distintive, più che dalla sola anzianità di servizio». Per Costantini, la formazione continua è in altri termini «uno strumento indispensabile a ogni età», non solo per i giovani che entrano nel mercato, ma anche per i lavoratori senior chiamati a governare il cambiamento.

Fabio Costantini

Venendo alle offerte di lavoro italiane, da noi quelle che richiedono competenze legate all’intelligenza artificiale sono passate dallo 0,13% del 2022 all’1,76% attuale, con una crescita dell’1,254%. Si tratta di una quota ancora limitata del mercato, ma che indica l’avvio di una fase più strutturata di adozione. Il fenomeno è particolarmente evidente nel marketing, dove le competenze AI hanno raggiunto il 3,2% dei requisiti negli annunci nel 2025, ma si osserva anche nelle risorse umane, all’1,7%, e nell’ingegneria, all’1,4%.

L’impatto della trasformazione in atto si vede anche sulla velocità di carriera. In Italia, per gli addetti al servizio clienti la progressione media è di 7,7 anni, ma scende a 3,3 anni per chi possiede competenze e certificazioni specialistiche. Tra gli sviluppatori software si passa da 13,5 a 5,5 anni, tra i content writer da 7,8 a 3,8 anni, mentre per gli analisti finanziari il percorso si riduce da 8,8 a 4 anni.

Anche gli stipendi riflettono questo cambio di passo. I profili entry level con competenze AI registrano retribuzioni più alte rispetto ai ruoli tradizionali: +24,3% per gli sviluppatori software, +24% per i content writer, +25% per gli addetti al servizio clienti e +24,3% per gli analisti finanziari. Un vantaggio che si conferma anche a livello manageriale, con differenziali compresi tra il 24,4% e il 25% a seconda dei profili.

Più in generale, l’investimento in certificazioni e competenze specialistiche legate all’intelligenza artificiale e alle tecnologie digitali può generare incrementi retributivi molto significativi. Per gli sviluppatori software, le certificazioni in Generative AI, Agentic AI e Large Language Model possono portare aumenti fino al 116% rispetto alla media. Nel customer service, le competenze in Generative AI e automazione dei processi arrivano fino al 258%, mentre per gli analisti finanziari le certificazioni in AI, machine learning e Python applicati alla finanza possono raggiungere il 121,5%.

La ricerca mostra però anche l’altra faccia della trasformazione: le aziende cercano queste competenze, ma fanno fatica a trovarle. I ruoli più direttamente legati all’integrazione dell’intelligenza artificiale sono tra i più difficili da coprire. In Italia, la domanda di Artificial Intelligence Solutions Lead è cresciuta del 1.500% nell’ultimo anno, quella di AI Trainer dell’883% e quella di Process Automation Specialist dell’860%. Non si tratta solo di figure tecniche, ma di profili chiamati a integrare, governare e rendere efficace l’utilizzo dell’AI nei processi aziendali.

La carenza riguarda soprattutto la leadership specializzata. I responsabili delle soluzioni di intelligenza artificiale registrano un tasso di posizioni vacanti del 12,9%, seguiti dagli sviluppatori AI all’8,7%, dagli specialisti di machine learning al 7,8% e dai progettisti AI al 7,1%.

Anche i tempi di assunzione si stanno allungando. Tra il 2022 e il primo trimestre del 2026, il tempo medio per assumere uno specialista di machine learning è passato da 22 a 49 giorni, mentre per gli sviluppatori AI è salito da 22 a 45 giorni. Ancora più complesso il caso degli specialisti dell’automazione dei processi, per i quali si arriva a 90 giorni medi di assunzione nel primo trimestre 2026, il dato più alto dell’intero dataset internazionale. Per i progettisti AI servono oggi circa 51 giorni, contro i 24 del 2022.

Il messaggio che emerge dalla ricerca è chiaro: l’intelligenza artificiale non sta semplicemente aggiungendo nuove competenze al curriculum. Sta ridefinendo il modo in cui le persone crescono, vengono valutate e costruiscono la propria occupabilità. E, almeno per ora, il vantaggio competitivo non appartiene a chi delega tutto alla tecnologia, ma a chi sa usarla mantenendo al centro giudizio, responsabilità e capacità di relazione.

Per ulteriori informazioni, si può consultare il report di Randstad qui.

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