Persone e cultura guidano il cambiamento al People Management Forum di ROI Group

Tra i temi al centro della kermesse dedicata ai trend del mondo del lavoro contemporaneo, la gratitudine compare come vera e propria "hard skill" della leadership

Persone, cultura organizzativa e innovazione sono state al centro del People Management Forum 2026, l’evento organizzato da ROI Group per manager, professionisti HR, team leader e figure chiave delle aziende chiamati a ripensare modelli di collaborazione, gestione dei team e sviluppo delle competenze nell’era dell’intelligenza artificiale.

L’iniziativa, organizzata a Milano e online con oltre 500 partecipanti in presenza e 700 collegati da remoto, ha preso le mosse da uno scenario in rapida trasformazione. Per la prima volta, nelle aziende convivono fino a quattro generazioni e, nelle organizzazioni internazionali, team con background culturali diversi lavorano fianco a fianco. A questo si aggiungono sfide sempre più complesse: dall’integrazione strategica dell’AI al gap dei talenti, dalla costruzione di una nuova cultura aziendale allo sviluppo di competenze manageriali aggiornate. In questo contesto, il messaggio emerso dalla giornata è netto: lo sviluppo delle competenze non è più soltanto un tema HR, ma una leva concreta e inclusiva per generare risultati e impatto.

Il primo intervento è stato affidato a Jo Owen, tra le voci più autorevoli sul management in Europa e consulente per oltre 100 aziende. Owen ha posto al centro il ruolo dell’intelligenza artificiale, una trasformazione che «sta cambiando tutto» e che, come ogni grande evoluzione, produrrà vincitori e vinti. Nell’era dell’AI, ha spiegato, a fare la differenza non sarà soltanto la qualità della tecnologia, ma soprattutto la qualità della leadership. Il tempo del controllo e del potere di posizione appare superato: guidare team e organizzazioni significa oggi generare fiducia e influenza, diventando non la persona con cui gli altri devono lavorare, ma quella con cui vogliono lavorare.

La leadership, in questa prospettiva, diventa una competenza ibrida. Tiene insieme capacità razionali ed emotive, orienta i risultati senza fondarsi sul controllo e costruisce relazioni in grado di sostenere l’efficacia dei team anche nei contesti più incerti. È un cambio di paradigma che riguarda da vicino manager e decision maker, chiamati a esercitare un ruolo meno verticale e più orientato alla fiducia.

A seguire, Chester Elton, punto di riferimento internazionale con oltre 25 anni di esperienza sui temi del management, ha riportato l’attenzione sulla cultura come elemento distintivo delle organizzazioni. Attraverso storie, esempi concreti ed esercizi, Elton ha mostrato come un’identità aziendale forte e coerente possa incidere su motivazione, coinvolgimento e retention. Nel suo intervento ha collegato performance ed engagement, sottolineando come i team più produttivi siano spesso quelli caratterizzati da una connessione emotiva al lavoro e da legami reali tra colleghi.

In questa chiave, la gratitudine è stata presentata come una «hard skill», capace di incidere in modo concreto sul benessere delle persone e sulla loro permanenza in azienda. Non un elemento accessorio, quindi, ma una pratica manageriale che, se tradotta in abitudini quotidiane e incarnata dai leader, può contribuire a trasformare i comportamenti in cultura e la cultura in risultati.

Tra i temi al centro della kermesse dedicata ai trend del mondo del lavoro contemporaneo, la gratitudine compare  come vera e propria "hard skill" della leadership

A chiudere la giornata è stata Erin Meyer, docente di Leadership all’INSEAD e tra le massime esperte mondiali di cultura organizzativa e management interculturale. Partendo dall’esempio della cultura organizzativa di Netflix, Meyer ha approfondito il tema dell’autonomia nei contesti aziendali e la necessità di superare modelli troppo rigidi, che rischiano di frenare innovazione e velocità decisionale. Al centro del suo intervento, la possibilità di costruire organizzazioni più agili aumentando libertà e responsabilità dei collaboratori, rafforzando la densità di talento e rendendo più trasparenti i feedback.

Secondo Meyer, ridurre i controlli sulle decisioni e spostare responsabilità e autonomia su chi opera sul campo consente di sbloccare la creatività dei talenti. Trasparenza e fiducia diventano così fattori decisivi per migliorare efficacia, velocità e flessibilità dei team, soprattutto in contesti competitivi e multiculturali.

A fare da chairman dell’evento è stato Anthony Smith, Executive Business Coach e tra i maggiori esperti in Italia nello sviluppo delle risorse umane e nella motivazione, che ha accompagnato gli interventi valorizzandone i passaggi chiave e stimolando riflessioni operative sui diversi modelli di people management.

«Il People Management Forum nasce con l’obiettivo di vivere una full immersion, guidati dalle voci degli esperti, nella cultura organizzativa e nelle migliori pratiche di management e collaborazione», ha dichiarato Marcello Mancini, Presidente e Ceo di ROI Group. «Questa prima edizione ha confermato quanto il tema sia centrale per manager, leader e decision maker, con oltre 500 partecipanti in presenza e 700 collegati online. Con questo evento vogliamo aiutarli a ripensare strategie e modelli di gestione mettendo al centro le persone, il vero motore delle organizzazioni».

Dopo il People Management Forum, la stagione degli eventi di ROI Group culminerà a settembre con il Leadership Forum. Un percorso che conferma la volontà del gruppo di lavorare sui temi chiave della cultura d’impresa, dello sviluppo manageriale e della trasformazione organizzativa, mettendo al centro una leadership capace di costruire cultura, attivare collaborazione e far crescere le persone, trasformando il cambiamento in risultati.

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