Hotellerie, cresce l’occupazione ma resta la sfida dei talenti

Secondo Gi Group, il settore dell'ospitalità rappresenta un interessante sbocco professionale per molti giovani, a patto di investire di più in employer branding, upskilling e leadership per attrarre, valorizzare e fidelizzare le persone.

Cresce il settore della hotellerie nel nostro Paese, con tutto ciò che ne consegue in termini di maggiore richiesta di investimenti in personale qualificato. Lo ha messo in luce una recente ricerca di Gi Group, la prima agenzia italiana per il lavoro, indagano i principali trend HR che stanno ridefinendo il futuro dell’ospitalità.

Tra i dati più rilevanti, innanzitutto la crescita degli addetti impiegati nei servizi ricettivi, passati dai 269.530 del 2019 ai 177.282 del 2020. L’anno simbolo dell’emergenza pandemica ha naturalmente rappresentato una cesura importante tra un prima di grande espansione e un dopo segnato da una più lenta, ma comunque progressiva, ripresa del settore, al punto che nel 2024 gli addetti sono saliti a oltre 300 mila.

L’analisi di Gi Group si addentra quindi nel tema della domanda di personale, giudicandola sostenuta. Secondo i dati raccolti, le imprese prevedono infatti 239 mila entrate per diplomati quinquennali dell’indirizzo Turismo, enogastronomia e ospitalità. Per il 77,7% di queste entrate si richiede anche esperienza, mentre il 43,4% è rivolto a giovani under 30. Per l’agenzia di lavoro si tratterebbe di un segnale rilevante, a conferma del ruolo dell’alberghiero come ambito di ingresso nel mercato del lavoro e come possibile spazio di crescita professionale per le nuove generazioni.

Nel merito sottolinea Laura Tramis, Division Manager Ho.re.ca di Gi Group: «I numeri dimostrano che il settore continua a creare occupazione, ma oggi la questione centrale è un’altra: rendere l’hotellerie una scelta professionale attrattiva e sostenibile nel tempo». Perché ciò accada, prosegue, le aziende devono interiorizzare il fatto che la competizione attuale «non è più soltanto tra loro, ma con il retail, la logistica, i servizi e altri comparti che intercettano gli stessi talenti». Per queste ragioni, osserva ancora Tramis, «servono organizzazioni capaci di offrire sviluppo professionale, formazione continua, flessibilità e una chiara prospettiva di crescita».

Quali sono, quindi, le principali strategie per dotare il settore di personale qualificato, abbattendo il turnover, due problemi tuttora strutturali nell’hotellerie? Secondo Gi Group, occorre in primo luogo ripensare l’organizzazione del lavoro, investendo in percorsi di carriera più trasparenti, sviluppo delle competenze manageriali, sistemi di welfare ed elementi di maggiore flessibilità operativa, employer branding e programmi di upskilling.

Un altro aspetto centrale è l’organizzazione del lavoro, intesa come gestione dei turni, pianificazione delle attività e qualità dell’esperienza lavorativa da offrire alle persone già in fase di candidatura. Soprattutto le nuove generazioni prestano a questi temi, come ormai è noto ai più, attenzione sempre maggiore.

In parallelo, l’hotellerie sta diventando sempre più digitalizzata e anche la Gen AI sta progressivamente entrando nei processi operativi con l’obiettivo di semplificare le attività a minor valore aggiunto, migliorare l’efficienza e consentire alle persone di dedicare più tempo all’esperienza dell’ospite e alla qualità del servizio.

Per tutte le ragioni sopra esposte, secondo Gi Group, le figure maggiormente cercate in questo mondo sono quelle legate a F&B e sala – tra cui Maître, Chef, Sommelier, Chef de Partie, Chef de Rang, Commis e Bartender, accanto ai profili di front office e accoglienza. Per molte di queste professionalità la domanda continua a superare l’offerta disponibile, il che è l’indicatore più evidente del persistere di un mismatch tra competenze richieste dalle aziende e disponibilità di candidati sul mercato.

Accanto alle competenze tecniche, alla conoscenza delle lingue e agli strumenti digitali, cresce inoltre la richiesta di soft skill come autonomia, capacità decisionale, flessibilità, problem solving e gestione della relazione con l’ospite.

Su questo punto la Division Manager Ho.re.ca di Gi Group in chiusura rimarca: «La vera partita si gioca sulla capacità di raccontare il valore di questo settore e di investire concretamente sulle persone. Le organizzazioni che sapranno creare ambienti di lavoro stimolanti, percorsi di crescita credibili e una cultura orientata allo sviluppo saranno quelle che riusciranno ad attrarre e trattenere i migliori talenti nei prossimi anni».


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