Interim management: cos’è e perché è strategico per le Pmi
Secondo una ricerca curata da Randstad, gli interim manager sono figure strategiche per le aziende italiane alle prese con fasi di passaggio delicate, ma il loro utilizzo è ancora limitato
L’interim management? Le aziende lo conoscono, ma ancora molte non ne fanno uso. A una conclusione del genere è approdata una ricerca curata da Randstad, che ha affidato alla sua divisione specializzata nella ricerca e selezione di middle e senior management, il compito di analizzare la conoscenza e l’utilizzo di questa figura. Primo dato rilevato: oltre l’80% delle aziende sa che cos’è, ma a servirsene è solo il 35% o poco più.

I due numeri sopra riportati raccontano dunque la presenza di un paradosso su uno strumento che in linea teorica sarebbe considerato sempre più strategico, soprattutto in una fase segnata da transizioni rapide, incertezza macroeconomica e bisogno crescente di competenze manageriali pronte a entrare in gioco nei momenti decisivi.
Secondo Randstad, l’interim manager sarebbe infatti una figura di alto profilo inserito in azienda per un periodo limitato, che può andare da pochi mesi fino a un massimo di due anni. Il suo compito non è semplicemente coprire una posizione vacante, ma accompagnare l’impresa in una fase particolare: un passaggio generazionale, una riorganizzazione, una crisi, un rilancio, un processo di internazionalizzazione o l’avvio di una nuova attività. Proprio per queste ragioni, il profilo si colloca a metà strada tra la consulenza e il management tradizionale: forte del suo ruolo non si limita insomma a suggerire una direzione, ma entra nell’organizzazione e lavora direttamente sull’esecuzione.
La ricerca della talent company ne disegna anche l’identikit: allo stato attuale, l’interim manager è nella maggior parte dei casi (circa il 70% del campione analizzato) un dirigente senior, spesso con più di 55 anni, forte di una lunga esperienza maturata in ruoli di responsabilità. I comparti nei quali è più richiesta la sua presenza sarebbero soprattutto il General Management, che pesa per il 31%, seguito dalle Operations con il 20% e dall’area Finance/HR con il 16%.

Gli interim manager sono quindi profili chiamati a intervenire su snodi centrali della vita aziendale, dove servono visione, capacità decisionale e rapidità di azione. Nel merito spiega infatti Elisa Ansandri, Senior Manager Interim Management Randstad Professional: «L’Interim Management non è una ‘sostituzione temporanea’, ma un acceleratore di managerializzazione per le Pmi che affrontano per esempio passaggi generazionali, internazionalizzazioni, lancio di nuove attività, senza voler appesantire la struttura di costi permanenti. In un’epoca di trasformazione costante, saranno vincenti le organizzazioni capaci di innestare figure ad alto valore aggiunto esattamente quando e dove servono, superando il concetto statico di organico aziendale per abbracciare quello dinamico di ecosistema di competenze. E l’Interim Management rappresenta per i talenti senior una nuova ‘frontiera carrieristica’, trasformando l’uscita dal mercato tradizionale in un’opportunità di valore per il tessuto delle Pmi italiane».
Stando alle parole di Ansandri, sarebbero in definitiva proprio le piccole e medie imprese italiane a beneficiare dell’Interim Management. Secondo Randstad, rappresentano al momento il 46% delle imprese che ne fanno uso, seguite dalle realtà a conduzione familiare, pari al 22%. Inoltre, nel 70% dei casi le aziende che attivano mandati di interim management hanno meno di 250 dipendenti. Il dato è significativo perché supera l’idea che questa soluzione sia riservata soltanto alle grandi multinazionali.
La forza dell’interim manager sta proprio nella sua natura flessibile. L’azienda può inserire una competenza qualificata nel momento in cui ne ha bisogno, senza modificare in modo stabile la propria struttura. In questo senso, l’Interim Management diventa una risposta concreta a uno dei problemi più frequenti nelle organizzazioni: la distanza tra il momento in cui emerge una necessità e il tempo necessario per costruire internamente le competenze adatte. Quando il cambiamento corre più veloce dell’organigramma, avere a disposizione figure senior già pronte può fare la differenza.
Il potenziale di crescita appare ancora ampio. Il 30% delle aziende intervistate prevede infatti di utilizzare questo strumento nei prossimi mesi, mentre il 50% di chi lo ha già sperimentato dichiara che vi farebbe nuovamente ricorso. La sfida, guardando anche dopo il 2026, sarà rendere il ricorso all’interim management sempre più qualificato, spostando l’attenzione dalla semplice conoscenza diretta del professionista alla capacità di selezionare il profilo più adatto per competenze, soft skill e coerenza culturale con l’organizzazione.
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