Competenze umane, vero volano per la crescita: la survey di Deloitte
Basata sui pareri di 9 mila leader aziendali, manager e professionisti di circa 90 Paesi appartenenti a tutti i settori produttivi, la survey messo in luce come nei prossimi tre anni 7 leader su 10 abbiano previsto un collegamento sempre più forte per la loro competitività alla capacità di lavorare in maniera più veloce e flessibile.
Si chiama “Deloitte Global Human Capital Trends 2026” la survey di Deloitte che approfondisce le principali tendenze nel mondo del lavoro con il coinvolgimento di più di 9 mila leader aziendali, manager e professionisti di circa 90 Paesi appartenenti a tutti i settori produttivi. L’ultima edizione ha messo in evidenza come entro i prossimi tre anni ben 7 leader su 10 abbiano previsto un collegamento sempre più forte per la loro competitività alla capacità di lavorare in maniera più veloce e flessibile.

Rendere reale questa previsione significherà per loro affrontare l’intelligenza artificiale in modalità trasformativa passando dalla ricerca dell’efficienza alla creazione del valore. Ciò significa anche che più del 50% degli intervistati ipotizza una reinvenzione in toto delle funzioni aziendali sia nelle competenze sia nella mission. Un altro 50% sostiene invece che uno dei vincoli principali alla crescita sia la struttura organizzativa, una barriera importante da superare per il 66% degli intervistati, accanto a un altro 58% che ha già iniziative in corso e un 7% che afferma di aver compiuto progressi significativi.
In merito ai risultati raccolti nella survey, Matteo Zanza, Human Capital Leader di Deloitte Central Mediterranean, ha detto: «Organizzare dati e tecnologia trasversalmente alle funzioni, separando l’expertise dalla struttura e rafforzare la responsabilità cross-funzionale per far emergere nuove capacità e nuovi insight è oggi una necessità. E le aziende lo stanno facendo: Moderna ha unito la funzione HR e quella IT in un unico dipartimento per ripensare come costruire e ricostruire l’azienda per crescere su larga scala».
Sulla necessità invece di dare priorità agli investimenti sulle persone, Zanza ha messo in luce come questo aspetto sia destinato a dare valore alle «aziende che riusciranno a fare il salto alla prossima curva di crescita rispetto a quelle che rimarranno indietro», precisa. In altri termini, secondo il manager, l’attuale sbilanciamento degli investimenti a favore delle tecnologie per il 93% de totale contro il solo 75 dedicato alle persone, «sta generando un debito culturale e senza un’adeguata evoluzione del capitale umano, l’innovazione tecnologica è destinata a produrre un attrito organizzativo, oltre a un deterioramento della fiducia delle persone. La cultura aziendale, quindi, non deve essere considerata un elemento accessorio, ma va trattata come una vera e propria infrastruttura core del business».
Di qui la survey passa ad esaminare il ruolo dell’AI come reale vantaggio competitivo solo coordinando capacità e risorse in tempo reale. In questo senso, l’88% degli intervistati riconosce l’importanza di agire, il 77% dichiara di aver già intrapreso alcune azioni e il 7% afferma di aver compiuto progressi significativi. In più, il 51% dei leader considera il potenziale della collaborazione tra persone e macchine nel creare valore quando pianifica dimensione e composizione della forza lavoro mentre l’11% dei manager concorda pienamente sul fatto che la propria azienda fornisca dati e strumenti adeguati a prendere decisioni efficaci sulla distribuzione del lavoro.
Inoltre, il 59% delle organizzazioni sta adottando un approccio all’IA incentrato sulla tecnologia, ma solo il 14% dei leader ritiene di avere le competenze per gestire le interazioni tra persone e macchine. Il vero vantaggio competitivo sono insomma le persone, dotate di competenze, pensiero critico e capacità di adattamento. Integrarle nella trasformazione farà davvero la differenza.
Secondo la survey di Deloitte, le aziende che scelgono l’approccio human-centric hanno 1,6 volte in più di probabilità di ottenere ritorni dagli investimenti in AI rispetto a quelle che hanno adottato un approccio solo tecnologico. Senza una crescita delle competenze umane, la tecnologia cessa insomma di essere un volano per trasformarsi in un mero costo fisso.
Il segreto sarà quindi realizzare un’interazione efficace tra macchine (come robot e tool di intelligenza artificiale) e workforce, allo scopo di migliorare sia le prestazioni organizzative sia la fiducia e il benessere delle persone: secondo l’analisi di Deloitte, il 66% riconosce l’importanza di agire; il 57% dichiara di aver già intrapreso alcune azioni e il 6% afferma di aver compiuto progressi significativi.
Infine, secondo la survey AI e cambiamenti nella forza lavoro starebbero restringendo il tempo tra le fasi di crescita e quelle di stabilizzazione, lasciando meno spazio per avviare un nuovo ciclo di sviluppo. Se in passato bastava introdurre nuove tecnologie per rilanciare la crescita, oggi con un’AI sempre più diffusa e facilmente replicabile, un approccio del genere non basta più. Né oggi né tra tre anni.
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