Violenza di genere, le aziende fanno squadra
Più di 600 persone formate attraverso il Percorso Ambassador per riconoscere i segnali di violenza, offrire ascolto e orientare verso i servizi di supporto. Al Cinema Anteo di Milano il bilancio della terza edizione e le prospettive per rafforzare la prevenzione dentro e fuori i luoghi di lavoro.

Cresce l’impegno delle imprese italiane nella prevenzione della violenza di genere. Sono ormai oltre 190 le aziende che aderiscono al Network di Fondazione Libellula, mentre hanno superato quota 600 le persone formate attraverso le tre edizioni del Percorso Ambassador, il programma che punta a costruire all’interno delle organizzazioni una rete diffusa di ascolto, orientamento e sostegno. I risultati dell’iniziativa e le prospettive per rafforzare le attività di prevenzione sono stati al centro dell’incontro organizzato il 28 ottobre al Cinema Anteo di Milano, che ha segnato la conclusione della terza edizione del percorso.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che la violenza di genere non sia una questione confinata alla sfera privata, ma un fenomeno che richiede una responsabilità collettiva, anche da parte del mondo del lavoro. Secondo i dati Istat, il 31,9% delle donne italiane ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale in età adulta. Una realtà che affonda le radici in stereotipi, disuguaglianze e dinamiche di potere spesso alimentate da comportamenti quotidiani considerati normali.
«In oltre dieci anni di impegno nella prevenzione della violenza di genere abbiamo visto crescere, anno dopo anno, la volontà delle aziende di assumere un ruolo attivo su questo tema. Le imprese riconoscono oggi la propria responsabilità nel promuovere una cultura del rispetto, anche oltre i confini dell’organizzazione», sottolinea Debora Moretti, Presidente e Fondatrice di Fondazione Libellula.
È proprio sul passaggio dalla sensibilizzazione all’azione concreta che si concentra il Percorso Ambassador. Il programma si prefigge infatti di formare persone destinate a diventare punti di riferimento per colleghe e colleghi per la loro capacità di riconoscere possibili situazioni di difficoltà, offrire un primo ascolto e orientare chi ne ha bisogno verso i servizi territoriali competenti, anche quando la violenza si manifesta fuori dal contesto lavorativo. Non si tratta di sostituirsi a professionisti e centri antiviolenza, ma di contribuire a creare condizioni nelle quali sia più facile intercettare i segnali di disagio e chiedere aiuto.

La formazione si articola in due livelli. Il primo fornisce gli strumenti per riconoscere le diverse forme di violenza, sviluppare capacità di ascolto attivo e conoscere la rete territoriale di supporto. Il secondo, rivolto a chi ha già completato il percorso iniziale, approfondisce gli aspetti legali e le tecniche di ascolto, accompagnando le persone nella progettazione e nell’attivazione concreta del proprio ruolo di Ambassador in azienda.
Lo scopo ultimo è fare in modo che le competenze acquisite non restino patrimonio individuale, ma possano tradursi in iniziative rivolte all’intera organizzazione, contribuendo a modificare atteggiamenti, linguaggi e comportamenti. Un lavoro che richiede continuità e che non può esaurirsi nelle campagne di sensibilizzazione, per quanto importanti. La prevenzione passa infatti anche dalla capacità di mettere in discussione stereotipi consolidati, riconoscere le discriminazioni meno evidenti e costruire relazioni fondate sul rispetto.
Su questi aspetti si è concentrato anche il confronto milanese, che ha riunito le aziende del Network e le persone Ambassador insieme a professionisti e realtà impegnate nel contrasto alla violenza di genere. Tra gli interventi quelli dell’avvocato penalista Andrea Prudenzano, di Giuseppe Delmonte, Presidente dell’Associazione Olga – Educare contro ogni forma di violenza, della giornalista Stefania Prandi e del Centro Antiviolenza Cerchi d’Acqua. Un’occasione per mettere in relazione competenze giuridiche, esperienze sul campo e testimonianze dirette, rafforzando il collegamento tra il mondo delle imprese e le strutture specializzate nell’assistenza alle vittime.
La sfida, per Fondazione Libellula, è ora ampliare ulteriormente questa rete e consolidare il coinvolgimento delle organizzazioni, affinché la prevenzione non rimanga affidata a singole iniziative, ma diventi parte integrante della cultura aziendale.
«Il nostro obiettivo – rimarca ancora Moretti – è essere la prima rete in Europa che crea alleanze tra aziende, istituzioni e centri antiviolenza, e continuare ad ampliare il Network affinché la prevenzione diventi un impegno condiviso e diffuso».
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