AI al lavoro, cresce l’adozione “ombra”: il report di Soldo
Coinvolti nell'indagine della società di gestione e controllo delle spese aziendali oltre mille persone: la stragrande maggioranza registra benefici sulla produttività, ma uno su quattro avrebbe adottato l'AI senza l’ok formale dall’azienda.
L’intelligenza artificiale spesso entra negli uffici dalla porta laterale: una licenza acquistata in autonomia, un’app scelta da un dipendente, uno strumento adottato da un team prima che l’azienda abbia definito regole comuni. A fotografare questa corsa silenziosa è il nuovo report di Soldo, società specializzata nella gestione e nel controllo delle spese aziendali.

Secondo la ricerca, nel fenomeno sopra descritto sarebbe coinvolto più di un lavoratore italiano su quattro. Per arrivare a questo dato, Soldo ha analizzato i dati raccolti su un campione complessivo di mille persone, intervistando 200 senior leader appartenenti a team o dipartimenti finanziari, tra CFO, Vice President, Director, Senior Manager e Head of Finance, e 800 dipendenti con differenti livelli di anzianità professionale, autorizzati ad acquistare beni o servizi per conto della propria azienda, previa approvazione della funzione Finance. Per finire, tutte le persone intervistate lavorando in aziende con almeno 50 dipendenti, di cui almeno il 40% proveniente da organizzazioni con più di mille addetti e almeno un ulteriore 40% da imprese con un organico compreso tra 250 e 999 persone.
Tornando ai risultati raccolti, Soldo parla proprio di un “uso ombra” dell’intelligenza artificiale causato proprio dall’assenza o scarsa chiarezza delle policy aziendali, accanto a processi lenti e a una gestione non ancora condivisa a livello di team o organizzazione.
Nel complesso, l’83,8% dei dipendenti italiani ritiene quindi che gli strumenti di AI abbiano migliorato la propria produttività. Al tempo stesso, il 27%, ossia più di uno su quattro, dichiara di aver acquistato nell’ultimo anno una soluzione di intelligenza artificiale per uso professionale senza aver prima ottenuto l’approvazione dell’azienda.
La dinamica della “shadow AI” non riguarderebbe soltanto la capacità delle imprese di controllare le spese, ma anche la possibilità di conoscere quali programmi siano effettivamente utilizzati, da quali persone, per quali finalità e con quali dati aziendali.
L’indagine racconta in altri termini una certa distanza tra la pressione esercitata sui lavoratori affinché adottino l’AI e il sostegno concretamente offerto dalle organizzazioni. Il 57,5% dei dipendenti italiani afferma infatti di sentirsi spinto a usare soluzioni di intelligenza artificiale senza ricevere un supporto adeguato, mentre il 55,6% considera difficili da utilizzare gli strumenti messi a disposizione.
Il risultato messo in luce da Soldo è quindi un’adozione ambivalente: da una parte, l’AI viene riconosciuta come una risorsa capace di rendere il lavoro più rapido, produttivo ed efficiente. Dall’altra, molte persone si trovano a sperimentare nuovi programmi senza una formazione sufficiente, indicazioni uniformi o procedure aziendali abbastanza rapide da rispondere alle esigenze operative.
In questo contesto, l’impiego dell’intelligenza artificiale rischia di svilupparsi in modo frammentato, sulla base delle necessità dei singoli lavoratori o dipartimenti, anziché all’interno di una strategia comune. Un tema destinato ad assumere ancora maggiore rilievo con l’applicazione delle disposizioni europee in materia di AI e con la crescente attenzione verso trasparenza, sicurezza e trattamento dei dati.
Nel merito commenta Luca Scagliarini, Finance Transformation Advisor di Soldo: «Le regole ci sono. Quello che manca sono gli strumenti che rendano possibile agire alla velocità richiesta. Una licenza AI si attiva in trenta secondi con una carta di credito. Il ciclo di approvazione che dovrebbe autorizzarla, senza gli strumenti adatti, ne richiede in media diversi giorni. In quello scarto nasce la shadow AI, e con essa la difficoltà di rispondere a una domanda che i consigli di amministrazione cominceranno a porre con insistenza: quanto stiamo spendendo in intelligenza artificiale, e con quale ritorno?».
Ai posteri l’ardua sentenza.
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