Trasparenza salariale: gli italiani non si fidano delle aziende
La piattaforma di welfare aziendale Coverflex ha affidato a Ipsos Doxa il compito di elaborare le opinioni di un campione rappresentativo di dipendenti in materia di trasparenza salariale, gender pay gap e benessere organizzativo. I risultati sono piuttosto critici
Il rapporto tra aziende e dipendenti? Piuttosto scadente se lo si esamina dalla prospettiva del trattamento economico. Lo ha messo in luce Coverflex, azienda specializzata in servizi di retribuzione flessibile, che ha lanciato un proprio Compensation Index, presentandolo in occasione della diffusione dell’edizione 2026 del suo “Report sulla Retribuzione 2026”.

Per la realizzazione della propria survey l’azienda ha scelto di rivolgersi a Ipsos Doxa, che l’ha condotta considerando un campione rappresentativo di mille lavoratori dipendenti italiani di età compresa tra i 18 e i 64 anni.
Tornando all’indice elaborato dall’azienda, la percezione della capacità dei compensi ricevuti di sostenere il costo della vita in maniera congrua è piuttosto negativa, fermandosi solo a 35 punti su 100. Il dato è piuttosto significativo, tenendo conto che l’indicatore elaborato da Coverflex tiene conto delle quattro dimensioni adeguatezza, chiarezza, equità e valore percepito. La dimensione che ottiene il risultato peggiore, sottolinea il report, è proprio la prima.
In più, la soddisfazione per il pacchetto retributivo in generale si ferma a 5,8 su 10. Detto diversamente: solo il 22% si dichiara molto o estremamente soddisfatto per il compenso ricevuto.
Tra gli altri aspetti critici messi in luce da Coverflex c’è la questione della trasparenza salariale, considerata il terreno centrale per l’attraction e la retention del futuro. In maniera analoga, il gender pay gap è ancora un nodo, considerando che solo il 13% del campione considerato afferma che le differenze retributive tra uomini e donne vengano comunicate apertamente in azienda, mentre il 55% non ha mai provato a chiedere informazioni sul tema.
Ancora, il 34% del campione analizzato si è sentito mentalmente esausto spesso o molto spesso nell’ultimo anno, una quota che sale al 43% tra i più giovani, ossia la fetta di intervistati tra i 18 e i 34 anni, al punto che uno su due ha pensato di lasciare il lavoro proprio perché alla ricerca di maggiore benessere.

La survey di Coverflex si sofferma infine anche sulla questione della fiducia, vista come effetto della maggiore trasparenza manifestata dalle aziende in tema di retribuzione. A citarla è il 42% degli intervistati, accanto a un altro 40% che la vede come lo strumento chiave per ridurre le disuguaglianze salariali di genere.
Sui dati raccolti e sul Compensation Index ha detto Andrea Guffanti, General Manager di Coverflex Italia: «La sfida per le aziende non è soltanto quanto si guadagna, ma quanto le politiche retributive siano percepite come eque, adeguate e comprensibili. La trasparenza salariale e l’allineamento alla Direttiva UE non costituiscono un semplice adempimento formale, ma la base per costruire una vera total compensation capace di integrare stipendio, welfare e fiducia in modo sostenibile».
Per maggiori informazioni sul report di Coverflex, cliccare qui.
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