Shakers: con l’AI cresce l’attrattività del lavoro freelance
Nella ricerca "State of AI Builders in Europe", la piattaforma e community che mette in contatto aziende e professionisti freelance ipotizza una crescita della libera professione nei prossimi due anni per effetto dell'uso sempre crescente dell'AI come strumento di lavoro
L’intelligenza artificiale potrebbe contribuire nei prossimi anni a rendere la libera professione più attraente per una parte dei lavoratori del settore tecnologico. È la lettura proposta da Shakers, piattaforma e community digitale che mette in contatto aziende e professionisti freelance specializzati in intelligenza artificiale, ingegneria, dati e prodotto, sulla base della ricerca “State of AI Builders in Europe”.

Condotta nell’agosto 2026, l’indagine ha raccolto 1.035 risposte valide di professionisti tech con almeno tre anni di esperienza provenienti da oltre 20 Paesi europei. Il campione comprende 229 freelance, 676 dipendenti a tempo pieno e 130 lavoratori dipendenti che svolgono anche attività autonome.
Secondo Shakers, uno degli effetti dell’ingresso sempre più diffuso dell’AI nelle attività professionali sarebbe una diversa capacità di trasformare l’aumento della produttività in un beneficio diretto per chi lavora. Il 50% degli intervistati attribuisce infatti all’intelligenza artificiale un incremento della produttività superiore al 25%, ma i vantaggi economici sembrano distribuirsi in maniera differente tra dipendenti e autonomi.
Il 65% dei lavoratori subordinati dichiara infatti di non ricevere compensi o bonus aggiuntivi in relazione al tempo risparmiato grazie agli strumenti di AI. Secondo quanto rilevato dalla ricerca, queste ore vengono spesso assorbite da nuovi carichi di lavoro, riunioni o altre attività organizzative. Tra i freelance, invece, il 68% afferma di riuscire in qualche modo a valorizzare la maggiore produttività, acquisendo nuovi clienti, aumentando le tariffe oppure riducendo le ore lavorate mantenendo invariato il fatturato.
Una differenza che emerge anche sul piano dei compensi. Tra coloro che nell’ultimo anno hanno registrato un aumento, le tariffe dei freelance sono cresciute mediamente del 25%, contro il 9% degli stipendi dei dipendenti. Il 25% dei liberi professionisti indica inoltre nelle competenze legate all’AI uno dei principali fattori alla base dell’incremento delle proprie tariffe, percentuale che scende al 10% tra i lavoratori subordinati.
È su questi elementi che Shakers costruisce l’ipotesi di una possibile maggiore attrattività del lavoro autonomo. Secondo la ricerca, il 24% dei dipendenti intervistati sta infatti prendendo in considerazione il passaggio alla libera professione nei prossimi due anni: il 7% dichiara di avere già avviato i preparativi, mentre il 17% afferma di stare valutando concretamente questa possibilità. Il dato fotografa un orientamento dichiarato dagli intervistati e non necessariamente un futuro effettivo passaggio al lavoro autonomo.
A questa tendenza si aggiunge un altro elemento: il 47% dei dipendenti ritiene che entro la fine del 2027 una quota maggiore delle attività aziendali verrà affidata a professionisti freelance. Anche in questo caso si tratta della percezione raccolta dalla survey, sulla quale Shakers fonda la propria previsione di una progressiva attenuazione del confine tra lavoro dipendente e indipendente.
Il ricorso all’intelligenza artificiale appare nel frattempo già molto diffuso tra i professionisti coinvolti nella ricerca. Il 73% dichiara di utilizzare regolarmente almeno un agente AI o flussi di lavoro automatizzati, mentre in Italia la percentuale indicata da Shakers sale all’87%. Quasi metà del tempo dei professionisti tech sarebbe ormai dedicata a guidare e supervisionare gli strumenti di AI e a revisionarne gli output, contro il 32% destinato alla realizzazione diretta delle attività.
Non manca però una certa cautela nel dichiarare l’utilizzo di queste tecnologie. Un professionista su quattro preferisce non comunicarne apertamente l’impiego. Le ripercussioni negative, come contestazioni sulle ore lavorate o riduzioni del compenso, vengono segnalate nel 6% dei casi, mentre il 37% ritiene che essere trasparenti sull’uso dell’AI possa rafforzare la propria percezione professionale.

Per Nico De Luis, Co-Founder & COO di Shakers, il fenomeno va letto soprattutto come una trasformazione del rapporto tra competenze, autonomia e organizzazione del lavoro: «L’AI – commenta – non solo rende i professionisti più veloci, ma cambia sia i metodi di lavoro sia la costruzione del proprio valore sul mercato. La vera sfida per le aziende sarà quindi capire come trasformare questa evoluzione in un nuovo modello di collaborazione, capace di lasciare spazio a maggiore autonomia e responsabilità, riconoscendo adeguatamente i guadagni portati dai lavoratori».
Secondo De Luis, il confine tra lavoro dipendente e indipendente potrebbe quindi diventare progressivamente meno netto. Una prospettiva che la ricerca di Shakers collega soprattutto alla possibilità, per chi lavora in autonomia, di tradurre più direttamente i guadagni di produttività generati dall’AI in maggiore reddito, tempo disponibile o libertà nella scelta di strumenti, clienti e modalità di lavoro.
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