Back to office: giovani in affanno, senior più sereni
La survey di Hays fotografa un diverso rapporto con il ritorno alla routine lavorativa: il 52% degli under 29 vive negativamente il rientro, contro il 14% degli over 60.
Il ritorno alla scrivania dopo le ferie non pesa allo stesso modo su tutti i lavoratori. A cambiare è soprattutto l’età: i più giovani fanno più fatica a riprendere ritmi e carichi di lavoro, mentre gli over 60 affrontano la ripartenza con maggiore serenità. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Hays Italia, società specializzata nella selezione e nelle soluzioni per le risorse umane, che ha coinvolto circa 1.000 persone attraverso una survey online.

I dati raccontano un vero e proprio generation gap del rientro al lavoro. Tra gli under 29, il 52% dichiara di vivere il post-ferie in modo abbastanza o molto negativo. La percentuale scende al 41% tra i lavoratori tra i 29 e i 44 anni, al 25% nella fascia 45-60 anni e arriva appena al 14% tra gli over 60.
«Non esiste un unico modo di vivere il rientro al lavoro – commenta Alessio Campi, People & Culture Director di Hays Italia –. L’età e la fase della vita professionale incidono sulle aspettative, sulle priorità e sul modo in cui le persone affrontano il ritorno alla quotidianità lavorativa».
A rendere più complesso il ritorno alla normalità sono soprattutto la gestione dei carichi di lavoro e la necessità di recuperare rapidamente concentrazione e produttività, particolarmente dure tra gli under 29. Seguono la ripresa dei ritmi e degli orari abituali e la riduzione del tempo libero disponibile.
Anche il tempo necessario per tornare pienamente operativi cambia in base all’età. Solo il 7% degli under 29 si sente immediatamente pronto a ripartire, contro il 21% dei 29-44enni e il 31% degli over 60. Complessivamente, un giovane su due ha bisogno di almeno una settimana per recuperare energia e concentrazione, mentre tra gli over 60 la quota scende a circa uno su quattro.
Dalla ricerca emerge anche un apparente paradosso: sono proprio i lavoratori più giovani, quelli che durante le ferie riescono maggiormente a staccare dal lavoro, a incontrare più difficoltà nella ripartenza. L’83% degli under 29 afferma infatti di non aver mai svolto attività lavorative durante le vacanze, contro il 47% degli over 60.
Il diverso approccio emerge anche guardando alle misure considerate più utili per rendere più semplice il ritorno alla routine. Per gli under 29 la soluzione più desiderata è un rientro graduale, indicato dal 43%, seguito dal remote working (40%) e dalla maggiore flessibilità oraria (37%). Tra i 29-44enni, invece, è il lavoro da remoto a raccogliere il maggior consenso, con il 49%.
Con l’aumentare dell’età cresce invece la quota di chi non sente il bisogno di alcuna misura specifica per affrontare il rientro: si passa dal 13% degli under 29 al 37% degli over 60. Un elemento che conferma come le aziende debbano superare approcci standardizzati e costruire modelli di lavoro più capaci di adattarsi alle diverse fasi della vita professionale.
Il ritorno dalle ferie, infatti, non coincide soltanto con la ripresa di riunioni, scadenze e attività, ma diventa anche un momento di riflessione sul proprio percorso lavorativo. Tra i lavoratori tra i 18 e i 28 anni, il 30% afferma che il periodo di ferie ha fatto emergere la necessità di cambiare qualcosa nella propria vita professionale, mentre il 27% sta seriamente valutando di lasciare l’attuale occupazione.
La voglia di cambiamento, però, non riguarda soltanto i più giovani: tra i 45 e i 60 anni la quota di chi sta pensando seriamente di lasciare il proprio lavoro raggiunge il 34%, mostrando come il rientro possa rappresentare per molte persone un momento di bilancio e di ripensamento della propria carriera.
Per le aziende, quindi, il back to office diventa anche un passaggio delicato sul fronte dell’attraction e della retention. «L’obiettivo non dovrebbe essere introdurre benefit indistinti, ma costruire modelli di lavoro capaci di adattarsi maggiormente ai bisogni delle persone e alle diverse fasi della loro carriera», conclude Campi.
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