Quando a licenziare è anche l’algoritmo
L’intelligenza artificiale entra anche nelle decisioni su organici e licenziamenti. Un sondaggio de ilCVperfetto fotografa come gli algoritmi stiano cambiando la gestione delle persone in azienda.
L’intelligenza artificiale non viene più utilizzata soltanto per selezionare chi entra in azienda. Sempre più spesso entra in gioco anche quando si decide chi deve uscire. A fotografare il fenomeno è un sondaggio curato da ilCVperfetto su 1.000 professionisti delle risorse umane negli Stati Uniti, chiamati a raccontare come l’IA stia entrando nelle decisioni di assunzione, gestione dell’organico e licenziamento.

Secondo la ricerca, solo il 26% dei datori di lavoro dichiara di escludere completamente l’IA dalle decisioni legate ai licenziamenti. Tra chi già la utilizza o ne valuta l’adozione, il 51% ritiene che questi strumenti vengano impiegati in modo equo, mentre il 23% manifesta dubbi sulla loro imparzialità.
L’utilizzo degli algoritmi si estende anche alla pianificazione dell’organico. Il 52% degli intervistati ricorre infatti all’IA per attività come riorganizzazioni aziendali e valutazione dei ruoli, mentre un altro 28% sta considerando di introdurla. Solo il 20% dichiara di non voler utilizzare questi strumenti nella pianificazione del personale.
Un altro fronte riguarda l’analisi dei comportamenti. Il 51% dei datori di lavoro coinvolti nel sondaggio dichiara di utilizzare sistemi di intelligenza artificiale per tracciare elementi soggettivi e individuare dipendenti o candidati considerati «a rischio»; un ulteriore 12% sta valutando questa possibilità. Un dato che mostra come gli algoritmi stiano entrando in ambiti sempre più delicati della gestione delle persone.
Il fenomeno parte però ancora prima, già nella fase di ingresso in azienda. Il 73% dei datori di lavoro intervistati utilizza l’IA nei processi di selezione e il 65% afferma che i sistemi automatizzati possono scartare una candidatura prima ancora che il profilo venga esaminato da un recruiter.
Una velocità di elaborazione che porta con sé anche qualche rischio. Il 47% degli intervistati riconosce infatti che l’IA potrebbe aver escluso candidati qualificati che, senza il filtro automatico, sarebbero passati alle fasi successive della selezione. Il 17% sostiene che questo accada raramente, mentre soltanto il 7% esclude che possa succedere.
Il quadro restituito dal sondaggio mostra così un’IA ormai presente lungo buona parte del ciclo di vita lavorativo: dalla prima valutazione di una candidatura alla pianificazione degli organici, fino alle riorganizzazioni e alle decisioni che possono portare alla conclusione di un rapporto di lavoro.
Per consultare i risultati completi del sondaggio, cliccare qui.
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