Premio GammaDonna 2026, svelati i nomi delle sei finaliste
Dalla medicina alle tecnologie sostenibili con uno sguardo che punta decisamente al futuro: svelato il sestetto di finaliste approdate alla serata di chiusura del Premio per l'imprenditoria femminile innovativa previsto il prossimo 5 novembre a Torino
L’innovazione ha sei nuovi volti e sono quelli delle sei imprenditrici risultate finaliste al Premio GammaDonna 2026. Il prossimo 5 novembre saliranno sul palco dell’Unione Industriali di Torino per la serata conclusiva organizzata dalla realtà associativa che dal 2004 promuove l’imprenditoria femminile innovativa.

Il Premio non si limita infatti a individuare un’imprenditrice dell’anno, ma punta a favorire la crescita delle imprese guidate da donne attraverso visibilità, formazione, relazioni professionali e accesso all’ecosistema dell’innovazione e della finanza. Un’attività che l’associazione porta avanti anche con l’obiettivo di contribuire alla riduzione del gender gap in campo socioeconomico.
Il tema acquista un peso particolare in una fase nella quale intelligenza artificiale, deep tech, transizione energetica e nuovi modelli produttivi stanno modificando mercati e filiere. La capacità di innovare non riguarda più soltanto il lancio di un nuovo prodotto: significa trasferire ricerca all’interno delle imprese, sviluppare competenze, ripensare processi e organizzazioni e creare nuovi modi di lavorare. Per le aziende europee la questione diventa quindi riuscire a trasformare l’innovazione in crescita, capacità di attrarre capitali e competitività internazionale.
Il rapporto tra innovazione e lavoro emerge con particolare evidenza nell’esperienza di Chiara Montaldi founder & CEO di Working Mom, realtà che ha sviluppato un modello che integra lavoro, educazione e cura all’interno di aziende e coworking, con l’obiettivo di sostenere la genitorialità e ridurre il gender gap. Il sistema si basa su una metodologia pedagogica e su una piattaforma digitale per la gestione della genitorialità aziendale, pensata per aiutare le organizzazioni a costruire ambienti di lavoro più inclusivi e sostenibili.
Dalla ricerca universitaria arriva invece il progetto di Chiara Di Lorenzo, professoressa associata in Chimica degli Alimenti all’Università degli Studi di Milano, founder e CSO di Glutensens. Con la sua società ha portato sul mercato un dispositivo portatile brevettato in grado di rilevare rapidamente la presenza di glutine negli alimenti direttamente nei luoghi di consumo, con l’obiettivo di ridurre il rischio di contaminazioni accidentali per le persone celiache.
Il trasferimento tecnologico dall’università è anche alla base dello spin-off Kazaam Lab, ideato da Simona Ester Rombo, professoressa ordinaria di Informatica all’Università di Palermo, una piattaforma che combina intelligenza artificiale e Network Medicine per analizzare grandi quantità di dati biologici e clinici. La tecnologia punta a fornire ai medici strumenti di supporto alle decisioni terapeutiche e alla medicina di precisione.
Sul fronte dell’economia circolare si muove invece Giulia De Rossi, che con Nazena ha ideato e brevettato un processo che trasforma gli scarti tessili in un nuovo materiale rigido destinato ai settori dell’arredo e del design. Dal 2026 la startup ha inoltre esteso la propria attività alla gestione autorizzata dei rifiuti per sperimentare ulteriori tecnologie di recupero a basso impatto ambientale.
Paola Campanaro ha invece costruito attorno al Centro Clinico La Quercia un ecosistema sanitario composto da cinque sedi e circa 70 professionisti, integrando attività clinica, formazione, ricerca e innovazione. Tra le iniziative figurano una Longevity Unit, programmi contro le dipendenze digitali e la progettazione di spazi clinici nei quali anche l’ambiente diventa parte del percorso terapeutico.
A completare il sestetto è infine Marianna Vianello, che con Kid Pass ha dato vita a una Società Benefit attiva tra editoria digitale, e-learning, turismo per famiglie e grandi eventi. Il modello punta ad ampliare l’accesso alla cultura per bambini e famiglie e, attraverso la nuova piattaforma Kid Pass Tourism, a sviluppare l’attività anche sui mercati esteri.
Per le finaliste, arrivare alla serata del 5 novembre significa anche entrare in un percorso che prosegue oltre il Premio. Sono previste attività formative con MIPU e ISTUD Business School, approfondimenti sul venture capital con Italian Tech Alliance, formazione imprenditoriale con InnovUp e occasioni di incontro con il mondo degli investitori. Le candidate potranno inoltre essere selezionate da Angels4Women per un processo di screening finalizzato a un eventuale investimento compreso tra 100 mila e 500 mila euro.
Durante la finale saranno assegnati anche il Women Startup Award e il Giuliana Bertin Communication Award. Ma il denominatore comune delle sei storie già emerse dalla selezione è soprattutto un altro: l’innovazione entra sempre più nel lavoro non come elemento accessorio, ma attraverso nuovi modelli organizzativi, competenze scientifiche e digitali, servizi e imprese costruiti intorno a bisogni che stanno cambiando.
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