La laurea migliora la RAL, ma contano anche percorso scelto e altri fattori
Intitolato "University Report", lo studio dell'Osservatorio JobPricing analizza il tasso di successo professionale delle persone laureate, mettendo in luce quali sono i percorsi migliori dal punto di vista della RAL e non solo.
Laurearsi conviene ancora, soprattutto nel medio-lungo periodo. Nel 2025 chi possiede un titolo universitario registra una RAL media di 42.378 euro, contro i 30.999 euro di chi non ha conseguito una laurea: una differenza di circa il 37%. È quanto emerge dallo University Report 2026, lo studio con cui l’Osservatorio JobPricing analizza il valore dell’istruzione nel mercato del lavoro italiano.

Il report prende in esame il rapporto tra titolo di studio, occupazione, retribuzione, carriera, area disciplinare, ateneo frequentato e tempi necessari per recuperare l’investimento universitario. Il quadro conferma il vantaggio economico e professionale della laurea, ma mostra anche come il rendimento dipenda dal percorso scelto, dal territorio, dalla coerenza tra studi e lavoro e dalla capacità delle imprese di valorizzare le competenze.
Il divario retributivo cresce con l’età. Tra i 25 e i 34 anni i laureati guadagnano in media il 21% in più rispetto ai coetanei senza laurea. La differenza sale al 49% tra i 45 e i 54 anni e raggiunge il 68% dopo i 55 anni. Il ritorno dell’investimento si manifesta quindi soprattutto con l’avanzare della carriera, grazie all’accesso a ruoli più qualificati e a maggiori responsabilità.
Non tutti i percorsi, però, offrono le stesse opportunità. Tra i laureati di 25-34 anni la RAL media è di 34.445 euro, ma le discipline ingegneristiche, scientifiche, economiche e statistiche si collocano sopra questo valore. In testa figurano Ingegneria chimica e dei materiali, con 37.693 euro, Ingegneria meccanica, navale, aeronautica e aerospaziale, con 37.334 euro, e Ingegneria gestionale, con 36.935 euro. Le aree umanistiche, linguistiche, pedagogiche, psicologiche e politico-sociali presentano invece retribuzioni generalmente più basse.
Anche l’ateneo frequentato incide, pur non rappresentando un indicatore assoluto della qualità della formazione. La graduatoria delle retribuzioni dei giovani laureati vede al primo posto l’Università Commerciale Luigi Bocconi, con una RAL media di 42.007 euro, seguita dal Politecnico di Milano, dal Politecnico di Torino, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Università degli Studi di Parma.
Il Politecnico di Torino ottiene invece il risultato migliore nello University Payback Index, l’indice che calcola quanto tempo occorre per recuperare l’investimento sostenuto per gli studi: 13 anni per gli studenti in sede e 14,9 anni per i fuori sede.
«Il dato più interessante dello University Report 2026 non è soltanto che la laurea continui a generare un vantaggio retributivo. Il punto è capire quando questo vantaggio si manifesta e a quali condizioni», spiega Matteo Gallina, responsabile dell’Osservatorio JobPricing.
Secondo Gallina, il titolo universitario resta un importante abilitatore di occupazione, carriera e retribuzione, ma non garantisce un ritorno automatico. A fare la differenza sono il percorso scelto, la coerenza tra studi e lavoro, il ruolo ricoperto e la capacità del mercato di utilizzare le competenze acquisite.
La questione si inserisce in un mercato del lavoro trasformato dall’intelligenza artificiale, dalla transizione ambientale e dalla crescente richiesta di profili tecnico-specialistici. L’Italia, tuttavia, continua a investire in istruzione meno della media europea e presenta una quota ridotta di giovani con un titolo terziario: il 31,6% dei 25-34enni, contro una media OCSE del 48,7%.
Resta inoltre aperto il problema del mismatch. Il 36% dei laureati occupati tra i 25 e i 34 anni risulta sovraistruito rispetto al ruolo ricoperto, segno che le competenze maturate durante gli studi non sempre trovano un impiego adeguato.
«Abbiamo pochi laureati rispetto alle principali economie avanzate e, allo stesso tempo, non sempre riusciamo a utilizzare al meglio quelli che formiamo», osserva Andrea Anselmi, consultant di JobPricing. Per trasformare la formazione in lavoro qualificato, crescita professionale e retribuzioni adeguate, conclude, occorre rafforzare il collegamento tra università, imprese e territori.
Per approfondire i dati sul valore della laurea nel mercato del lavoro italiano è possibile consultare e scaricare lo University Report 2026 dell’Osservatorio JobPricing.
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