Gen Z, il futuro fa paura: il 55% teme l’impatto dell’IA sul lavoro

Futura, ecosistema educativo AI native che affianca intelligenza artificiale e docenti per costruire percorsi formativi personalizzati per gli studenti, fotografa aspirazioni e incertezze della generazione che sta per affacciarsi nel mondo del lavoro

La Gen Z guarda al futuro con curiosità, ma teme di non riuscire a trovare il proprio posto in un mercato del lavoro trasformato dall’intelligenza artificiale. A rilevarlo è una ricerca di Futura, ecosistema educativo AI native, fondato a Milano nel 2020, che accompagna gli studenti durante il percorso scolastico, nella preparazione ai test universitari e nelle successive fasi di apprendimento, combinando tecnologia proprietaria e supporto dei docenti.

Condotta nel giugno scorso su un campione di 1.026 studenti italiani, l’indagine ha messo in evidenza innanzitutto il seguente dato: il 55% degli studenti intervistati teme che lo sviluppo dell’IA possa rendere più difficile trovare un lavoro in futuro. La ricerca fa riferimento all’intelligenza artificiale nel suo complesso, ma intercetta il clima di incertezza alimentato proprio dalla rapida diffusione della Gen AI, percepita dai giovani non soltanto come uno strumento di supporto, ma anche come una forza capace di modificare professioni, competenze richieste e opportunità occupazionali.

La preoccupazione per il lavoro si inserisce in un quadro emotivo già complesso. Il 47% degli studenti analizzati associa al passaggio verso l’università un sentimento di ansia, che convive con la curiosità, indicata dal 37% del campione, e con l’entusiasmo, presente nel 28% delle risposte. Non è dunque il cambiamento in sé a spaventare maggiormente, quanto la sensazione che la scelta compiuta dopo il diploma possa determinare in maniera definitiva il proprio futuro.

Il 33% teme infatti di scegliere un corso di studi non adatto alle proprie capacità e di pentirsene. Il 24% ha paura di non essere all’altezza o di deludere le aspettative degli altri, mentre il 16% teme di dover sacrificare le proprie passioni per continuare a studiare. Più di un quarto degli intervistati, il 28%, vive inoltre con preoccupazione la possibilità di intraprendere un percorso che potrebbe successivamente rivelarsi sbagliato.

Eppure, quando devono indicare che cosa orienta maggiormente le proprie decisioni, i ragazzi sembrano avere le idee chiare. Per l’82% la passione personale è il principale criterio nella scelta del percorso di studi. Le opportunità di impiego e i possibili guadagni si fermano al 40%. La stabilità economica rimane importante, ma non sembra sufficiente a convincere la Gen Z a rinunciare alla realizzazione personale: il lavoro deve essere coerente con i propri interessi e compatibile con il benessere individuale.

A rendere più difficile la scelta contribuisce però la debolezza dell’orientamento scolastico. Soltanto il 15% degli studenti arriva al diploma ritenendo di possedere gli strumenti necessari per prendere una decisione informata, mentre il 34% dichiara di sentirsi poco preparato ad affrontare il passaggio successivo.

Anche il ruolo degli insegnanti appare marginale. Solo il 12% considera i professori delle superiori interlocutori di riferimento per confrontarsi sul proprio futuro. La famiglia rimane il principale sostegno, indicata dal 55% del campione, davanti ai servizi di orientamento esterni, scelti dal 34%. Amici, social media e creator raccolgono ciascuno il 12%, mentre appena il 4% dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale come supporto nelle decisioni.

Gli studenti chiedono soprattutto strumenti concreti. Il 41% ritiene utili gli stage, mentre il 40% vorrebbe partecipare a incontri con professionisti o ascoltare le testimonianze di universitari che hanno già affrontato la stessa scelta. Il 24% segnala inoltre la necessità di un accompagnamento psicologico, confermando quanto l’orientamento post-diploma sia vissuto anche come un passaggio emotivamente impegnativo.

Sui dati raccolti, Federica Giampà, psicologa di Futura, considera: «La psicologia parla di autoefficacia: sentirsi capaci di affrontare una situazione perché la si è sperimentata. È proprio l’esperienza diretta a rafforzare questa percezione: confrontarsi con il mondo del lavoro o con chi ha già intrapreso un percorso universitario aiuta i ragazzi a trasformare un’idea astratta in una scelta più concreta, aumentando la fiducia nelle proprie decisioni».

A sua volta, Lorenzo Pinto, Founder di Futura, si sofferma sulle caratteristiche emergenti della nuova generazioni di giovani, guidata da passioni e interessi, ma frenata dal divario tra il desiderio di scegliere autonomamente e la mancanza di strumenti adeguati. Proprio per queste ragioni, l’obiettivo del loro progetto «è fornire ai giovani gli strumenti per orientarsi con fiducia nel mondo universitario e professionale», sottolinea ancora, trasformando il momento del post-diploma da fonte di ansia a occasione di crescita consapevole.

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