AI nei CdA: tecnologia in agenda, ma ancora poco nelle decisioni

Secondo la ricerca “Tra governance e trasformazione tecnologica” di Wyser, i board italiani riconoscono il peso strategico di AI e digitale, ma per cambiare passo servono reskilling, nuove competenze e una governance differente

L’AI è entrata nei CdA, ma si muove ancora in punta di piedi nell’ambito strategico. Lo ha sottolineato Wyser, brand globale di Gi Group Holding specializzato nella ricerca e selezione di profili manageriali insieme alla divisione Executive EXS, nella ricerca intitolata “Tra governance e trasformazione tecnologica: le sfide e le prospettive per i CDA”.

Svolta da Excellera Intelligence su un campione di 100 interviste a figure di governance, integrate da cinque colloqui individuali di approfondimento, la ricerca lascia emergere un quadro di board consapevoli della portata del cambiamento, ma non ancora pienamente attrezzati per governarlo.

Più nel dettaglio, il 67% degli intervistati ritiene infatti che nei prossimi due – tre anni l’evoluzione tecnologica avrà un forte impatto sulla strategia aziendale. Eppure, solo il 30% dei consiglieri rileva una presenza frequente del CdA nelle decisioni su sviluppo tecnologico e digitale.

Il confronto con le attività tradizionali dei board rende il divario ancora più evidente: l’83% degli intervistati vede i CdA concentrati soprattutto sull’approvazione di bilanci e documenti economico-finanziari. Il 46% considera il proprio Consiglio poco o per nulla coinvolto nelle scelte strategiche legate all’evoluzione digitale, mentre il 58% afferma che i temi tecnologici vengono discussi solo occasionalmente o raramente.

La consapevolezza, però, cresce. Nei prossimi 24 – 36 mesi, innovazione e trasformazione digitale vengono indicate dal 37% dei rispondenti tra le principali priorità del CdA, dopo crescita del business, citata dal 60%, ed efficienza e marginalità, indicate dal 48%. Per il 73% degli intervistati, inoltre, le sfide digitali sono soprattutto un tema di governance, responsabilità e gestione dei rischi, più che una questione puramente tecnica.

Il nodo riguarda quindi le competenze. Solo il 9% degli intervistati giudica “molto positiva” l’alfabetizzazione digitale del proprio CdA, mentre circa un terzo la valuta negativamente. E appena il 16% cita la digital & AI literacy tra le skill più importanti per governare efficacemente l’azienda.

La ricerca di Wyser aggiunge anche una precisazione importante: non si tratta di trasformare ogni consigliere in uno specialista tecnico. Il punto è però rendere i board più preparati a leggere gli impatti dell’AI e del digitale sulle scelte industriali, sugli assetti organizzativi, sui rischi e sulla competitività. Il reskilling, in questo senso, non può riguardare solo le competenze digitali in senso stretto, ma anche la capacità di valutare scenari complessi, fare le domande giuste e collegare tecnologia, persone e business.

Da considerare, poi, un importante aspetto culturale: nel 55% dei casi i membri del CdA vengono scelti direttamente dalla proprietà, mentre solo il 22% passa da processi formalizzati attraverso comitati nomine. Il tema della composizione dei board è insomma al centro della trasformazione. Il modello più efficace non sembra essere quello del singolo “esperto digitale”, ma di una governance più distribuita: un livello minimo di alfabetizzazione digitale per tutti i consiglieri, alcune figure con competenze più profonde e, quando necessario, il supporto di profili indipendenti o advisor esterni.

«Il tema tecnologico rappresenta oggi uno degli ambiti in cui emerge con maggiore evidenza il ruolo strategico della governance», spiega Marinella Sartori, Amministratrice Delegata di Wyser. «Non si tratta soltanto di disporre di competenze tecniche specialistiche, ma di mettere i Consigli di Amministrazione nelle condizioni di comprendere le implicazioni della trasformazione digitale sui modelli di business, sull’organizzazione e sulla competitività delle imprese».

Per Sartori, il quadro conferma dunque la necessità di far evolvere i criteri di composizione dei board, affiancando alle logiche tradizionali di fiducia una maggiore attenzione alla pluralità delle competenze. Tra gli strumenti indicati ci sono assessment per mappare le skill già presenti nei consigli, percorsi di coaching e alfabetizzazione digitale, oltre al possibile ingresso di consiglieri indipendenti con competenze specifiche su innovazione e digitale.

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