L’Italia e il paradosso del welfare informale, soprattutto nelle Pmi

Analizzando un campione di 600 imprese, Luiss Business School ed Edenred Italia hanno realizzato il primo Rapporto dell'Osservatorio Corporate Welfare Lab per indagare diffusione e consapevolezza nell'imprenditoria nazionale sul valore concreto per il business di strutturare le iniziative di welfare e wellbeing per le proprie persone

Il Welfare aziendale? Molte aziende lo applicano, ma non lo sanno. Il “paradosso del welfare informale” è messo in evidenza dal primo Rapporto dell’Osservatorio Corporate Welfare Lab, realizzato da Luiss Business School ed Edenred Italia su 600 imprese. Secondo l’indagine, sarebbe invece importante organizzare le iniziative a favore del benessere e wellbeing delle proprie persone anche per ragioni di business, dal momento che le aziende che strutturano un piano welfare registrerebbero fino al 29,8% di fatturato in più rispetto a chi eroga benefit episodicamente.

Scendendo più nel dettaglio dell’indagine, nel nostro Paese la quota di aziende che eroga almeno quattro servizi riconducibili al welfare aziendale senza saperlo sarebbe pari al 30%. Tra le iniziative più diffuse figurano la formazione continua (33%), la flessibilità e l’organizzazione del lavoro (33%), i servizi per la salute (36%) e i buoni pasto (46%).

Nessuna delle iniziative sopra elencate è, evidentemente, di tipo marginale, bensì vere leve centrali nella gestione delle persone, se fossero organizzate in maniera strutturata. Secondo la ricerca congiunta, le conseguenze di questo genere di paradosso sarebbero concrete: in assenza di un piano strutturato, le imprese non accedono pienamente ai meccanismi di ottimizzazione previsti dalla normativa, a partire dalla deducibilità dei costi fino all’esenzione da tassazione e contribuzione entro le soglie vigenti. In altri termini, senza formalizzazione, l’investimento in welfare sarebbe molto meno efficiente.

L’indagine mette poi in luce anche un altro aspetto, ossia l’impatto sulle performance. Come già accennato, le imprese con un piano welfare strutturato registrano infatti fatturati medi più elevati, sia nelle piccole imprese sia nelle medie.

Nonostante le evidenze numeriche favorevoli alle formalizzazione, perché molte aziende fanno ancora resistenza, quindi? L’Osservatorio ne attribuisce le cause a fattori strategici e culturali. In particolare, per il 33% del campione considerato, le priorità aziendali sarebbero altre, mentre il 22% segnala la mancanza di una visione di lungo periodo.

Sui risultati raccolti nell’indagine, Fabrizio Ruggiero, Amministratore Delegato di Edenred Italia, ha detto: «Il welfare informale dimostra che a fare la differenza non è la disponibilità di risorse, ma la consapevolezza». Il problema è particolarmente evidente nelle Pmi, «dove spesso sono già presenti interventi di welfare significativi, ma non ancora riconosciuti come parte di una strategia – continua l’AD – Molte imprese non devono partire da zero: devono riconoscere ciò che già fanno e ricondurlo a una visione strutturata. È un potenziale già presente nel sistema produttivo, che può essere attivato con maggiore efficacia, economica e organizzativa».

A sua volta, Alberto Dell’Acqua, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Corporate Welfare Lab, ha aggiunto: «È giunto il momento di una maggiore consapevolezza da parte del management sull’importanza del welfare aziendale e di un approccio professionale che lo sappia collocare a pieno titolo all’interno della strategia organizzativa e competitiva».

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