
Talenti del settore FBA: oltre l’80% si identifica nel proprio ruolo professionale
Un’indagine di Lifeed rivela come le persone nel settore finanziario, bancario e assicurativo costruiscono la propria identità dentro e fuori l’ufficio. Più identificazione nel ruolo professionale, meno spazio per la complessità personale. Ma è lì che si nascondono le risorse più preziose. A sorpresa, la Gen Z mostra il tasso di identificazione professionale più alto
Nel settore Finanza, Banche e Assicurazioni (FBA), il ruolo professionale tende ad avere un peso maggiore rispetto ad altri ambiti: +10% nella percezione dell’identità lavorativa. È uno dei dati più significativi fra quelli emersi dal report “People IN FBA”, pubblicato da Lifeed attraverso l’Osservatorio Vita-Lavoro, con il supporto dello strumento di analisi MULTIME® Finder. L’indagine ha coinvolto oltre 2.200 persone impiegate in dieci aziende italiane del settore.
Lo studio propone un cambiamento di prospettiva: per comprendere davvero chi lavora in questi settori – e come lavora – è necessario osservare l’intera struttura identitaria della persona, inclusi i ruoli non professionali che restano spesso fuori dall’ambiente organizzativo.

Ogni individuo nei settori FBA ricopre in media cinque ruoli, considerando sia l’ambito personale che quello lavorativo. Una molteplicità in linea con quella di altri settori, ma con una differenza rilevante: nelle FBA il peso dei ruoli lavorativi è maggiore, e questo squilibrio aumenta il rischio di frammentazione tra vita e lavoro.
L’identificazione con il ruolo di «professionista» supera l’80% per uomini e donne, rispetto a una media del 75-76% negli altri settori. Tuttavia, emergono alcune differenze di genere: le donne si riconoscono maggiormente nei ruoli di «collega» (33%), mentre gli uomini in quello di «manager» (32%). In generale, le donne mostrano una minore identificazione nei ruoli lavorativi rispetto agli uomini (42% contro 45%).
Le donne si definiscono con maggiore frequenza attraverso ruoli relazionali e familiari: «partner» (50%), «amica» (50%), «figlia» (47%), «madre» (43%), e «donna» (23%). Gli uomini, invece, si identificano più frequentemente come «sportivi» (24%) e tendono a descriversi con tratti come competitività e riservatezza.
Le modalità di costruzione dell’identità personale variano anche per genere. Le donne si definiscono più spesso in termini di appartenenza di genere, mentre gli uomini attraverso passioni personali, sport o status sociale. Questa diversità di approccio si riflette nelle risorse portate (o lasciate fuori) dall’ambiente lavorativo. Il report rileva che il potenziale identitario delle persone, se pienamente espresso, potrebbe generare fino al 40% in più di risorse utili in azienda.

«Questi dati mostrano che il talento non si esaurisce nel ruolo professionale», commenta Riccarda Zezza, fondatrice e Chief Scientific Officer di Lifeed. «Per questo motivo, risulta di fondamentale importanza riconoscere la complessità di identità e risorse che le persone possono portare sul posto di lavoro, spesso invisibili ma preziosissime. Imparare a riconoscerle e valorizzarle è la chiave per abbattere gli stereotipi, costruire ambienti lavorativi più inclusivi e costruire un nuovo paradigma del lavoro fondato sulla cura (delle persone e del lavoro stesso)».
La Generazione Z rompe alcuni schemi consolidati: mostra il tasso di identificazione professionale più alto tra tutte le generazioni (+17% rispetto alla media delle aziende Caring Company, +8% rispetto ai Millennials). È anche la generazione più estroversa e relazionale, con tratti come «spiritosità» (44%) e «ironia», in netto contrasto con l’immagine di una generazione disinteressata alla carriera.
I Millennials si descrivono come «premurosi», «affettuosi» e «ironici»; la Generazione X tende a essere più «riflessiva» e «matura», mentre i Boomer sono i più «assertivi» (30%) e «non convenzionali» (29%).
Un elemento comune attraversa tutte le generazioni: l’importanza del ruolo dell’amicizia, che si conferma tra i più riconosciuti in ogni fascia d’età. Questo ruolo funge da spazio di esercizio per le soft skill relazionali: 58% per Gen Z, 51% per Millennials, 36% per Gen X.
Riccarda Zezza osserva: «Possiamo dire che questi dati ci sorprendono. Abbiamo rilevato, infatti, come la Gen Z si identifichi nel proprio ruolo professionale molto più della media, superando anche i Millennials, e questo è un chiaro segnale in contrasto con lo stereotipo che vuole i giovani poco legati al lavoro. Interessante notare poi come la Gen Z sia la generazione più relazionale ed estroversa. Ma se c’è una cosa che accomuna tutte le generazioni è il valore dell’amicizia, riconosciuta come spazio di sviluppo di soft skill essenziali, anche in ambito professionale».

Il report introduce anche il concetto di “transilienza” – neologismo coniato da Riccarda Zezza e accolto nel vocabolario Treccani – per indicare la capacità di trasferire risorse personali (come empatia, creatività, leadership) nel contesto professionale. Il 68% dei partecipanti si dichiara pronto a farlo. Solo il 5% si oppone, citando una cultura aziendale non ricettiva, in cui tratti come la «spiritosità» sarebbero percepiti come fuori luogo.
«L’analisi condotta sulle aziende dei settori FBA», spiega ancora Zezza, «conferma la necessità del cambio di prospettiva che Lifeed porta avanti da dieci anni: riconoscere la ricchezza identitaria delle persone, valorizzare i ruoli “nascosti” per accenderli e attrarre ciò che serve, costruire ponti tra le diversità generazionali e abbracciare la complessità come risorsa, non come ostacolo. Perché le competenze soft, se viste, attivate e integrate, possono fare la differenza, oggi più che mai».
I risultati del rapporto “People IN FBA” indicano che i modelli tradizionali di gestione del talento sono sempre meno efficaci. Per rispondere alla complessità delle identità individuali e collettive, le organizzazioni devono aggiornare il proprio modo di leggere il lavoro. Le competenze della vita, se valorizzate, possono diventare una risorsa strategica. E ridurre la distanza tra ciò che siamo e ciò che portiamo in ufficio.
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