BEF Index 2026, il paradosso dei lavoratori resilienti ma sempre più stanchi

Durante il Wellbeing Happiness Forum, in programma il 21 e 22 ottobre a Milano, l'Osservatorio BenEssere Felicità approfondirà i dati raccolti nel BEF Index Working sulla cronopatia, metafora dell'incapacità sempre più diffusa di liberarsi dalla logica della produttività anche nel tempo libero.

Abbiamo imparato a organizzare meglio il tempo, ma non necessariamente a vivere meglio. Anche quando il lavoro lascia spazio alla vita privata, quel tempo rischia di riempirsi di altri impegni, obiettivi e prestazioni da misurare. È il paradosso della cronopatia, l’ossessione di rendere produttivo ogni minuto della giornata, uno dei temi che emergono dal BEF Index 2026, la ricerca dell’Osservatorio BenEssere Felicità, i cui risultati saranno approfonditi durante il Wellbeing Happiness Forum, in programma il 21 e 22 ottobre al Centro Congressi Stella Polare di Fiera Milano.

Realizzata in collaborazione con Ipsos Doxa e con il supporto di Day, l’indagine ha coinvolto un campione di lavoratori italiani tra i 18 e i 74 anni. Il dato più significativo riguarda la distanza tra le risorse psicologiche delle persone e il benessere che sperimentano concretamente nella vita lavorativa.

Il BEF Working Index, che misura il benessere lavorativo, registra un valore complessivo di 50,6. Ma è il confronto tra due indicatori a mostrare lo squilibrio: lo PsyCap, ovvero il capitale psicologico fatto di resilienza e capacità di affrontare le difficoltà, raggiunge 64,7, mentre il Wellbeing, che fotografa le condizioni effettive di benessere psicofisico, si ferma a 41,7.

In sostanza, le persone hanno ancora le risorse per affrontare le pressioni, ma pagano un prezzo crescente in termini di salute ed equilibrio personale.

Elga Corricelli

«Il problema attuale è che abbiamo aumentato la flessibilità senza necessariamente diminuire la pressione», osserva Elga Corricelli, cofondatrice dell’Osservatorio BEF e responsabile delle Relazioni Istituzionali. «In molti casi abbiamo reso il lavoro più flessibile nello spazio e nel tempo, ma anche più permeabile tant’è che entra più facilmente nelle nostre serate, nei weekend e nei nostri pensieri».

La differenza tra capacità di adattamento e benessere effettivo non è dunque una contraddizione. È il segnale di un sistema nel quale la resilienza individuale rischia di compensare condizioni organizzative che continuano a consumare energie.

«Le persone possiedono risorse psicologiche, resilienza e capacità di adattamento. Il problema è che queste risorse vengono continuamente consumate senza avere lo spazio per ricaricarle», sottolinea Corricelli.

A confermarlo, sono le risposte degli intervistati: il 29% dichiara di avere troppo lavoro o di temere di non rispettare le scadenze, il 26% segnala interferenze delle pressioni professionali nella vita personale o familiare e un altro 26% ne percepisce gli effetti negativi sul benessere fisico o emotivo.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la quantità di ore trascorse al lavoro, ma anche la difficoltà di interrompere il coinvolgimento mentale quando la giornata professionale dovrebbe essere terminata.

La stessa logica della prestazione sembra essersi trasferita nella vita privata. Una passeggiata diventa un obiettivo di diecimila passi, la corsa una sequenza di parametri da monitorare, la lettura una lista di libri da completare. Anche il riposo deve essere organizzato, misurato, possibilmente ottimizzato.

Eppure, per il 31% degli intervistati, avere tempo per sé rappresenta uno degli elementi fondamentali del benessere.

È proprio qui che entra in gioco la cronopatia, termine utilizzato per descrivere, non come diagnosi clinica ma come metafora, un rapporto problematico con il tempo, caratterizzato dalla necessità di occupare ogni momento e dal disagio che accompagna l’inattività.

«La riconosciamo da alcuni comportamenti molto semplici», spiega Elisabetta Dallavalle, cofondatrice e presidente dell’Osservatorio BEF, aggiungendo: «Proviamo disagio quando non abbiamo nulla da fare; riempiamo immediatamente cinque minuti di attesa prendendo lo smartphone; trasformiamo il weekend in una successione di appuntamenti; ci sentiamo in colpa quando riposiamo; valutiamo una giornata sulla base di quante cose abbiamo completato».

Dietro questi comportamenti si nasconde un meccanismo più profondo: l’associazione tra valore personale e produttività. Il tempo non occupato finisce per essere percepito come inutile, anziché come un’occasione di recupero.

«Dobbiamo invece recuperare un principio apparentemente controintuitivo: il tempo non utilizzato non è necessariamente tempo sprecato», prosegue Dallavalle. «È spesso proprio in quello spazio che avvengono recupero psicologico, elaborazione, creatività e capacità di prendere distanza dai problemi».

Un ruolo importante è giocato anche dalla connessione digitale permanente. Soltanto il 36% dei lavoratori ritiene che nella propria azienda venga promosso un utilizzo sano ed equilibrato delle tecnologie e appena il 25% considera adeguata l’attenzione al benessere digitale. Il 35% chiede formazione sul digital detox e sulla disconnessione fuori dall’orario lavorativo.

Le tecnologie hanno reso più flessibile l’organizzazione del lavoro, ma hanno anche moltiplicato le occasioni per restare psicologicamente connessi alle attività professionali. Un messaggio o una notifica possono interrompere il recupero persino quando non richiedono un intervento immediato.

Per l’Osservatorio BEF, il nodo da affrontare non è soltanto una migliore gestione individuale del tempo. Occorre intervenire anche sulle condizioni organizzative: carichi di lavoro, priorità, riunioni, aspettative di disponibilità, diritto alla disconnessione e modalità di utilizzo delle tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale.

È su questi aspetti che si concentrerà il confronto al Wellbeing Happiness Forum, organizzato da Ecosistema Formazione Italia e OMM Business. L’appuntamento offrirà l’occasione per approfondire le evidenze del BEF Index e il ruolo delle imprese nel creare condizioni di lavoro capaci non soltanto di valorizzare le risorse psicologiche delle persone, ma anche di preservarle.

Il Report dell’Osservatorio BEF è scaricabile a questo link, mentre per informazioni sul programma del Wellbeing Happiness Forum, cliccare qui.

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