Cosmetica, un settore che attrae soprattutto giovani e donne

Seconda una ricerca curata da Gi Group Holding e ODM Consulting, benessere, creatività e opportunità internazionali sono le principali leve di attrattività del comparto, ma l'interesse cambia in base all'età, al genere e alla conoscenza diretta delle opportunità professionali.

La cosmetica piace soprattutto a chi già ci lavora, ma esercita un richiamo significativo anche su chi guarda al settore dall’esterno. A considerarla un ambito professionale attrattivo è il 74,1% degli occupati del comparto, contro il 53,9% di chi non ne fa parte. Il divario di oltre 20 punti percentuali compare nella ricerca “La cosmetica italiana: evoluzioni del settore e nuove leve per attrarre i talenti di oggi e di domani”, realizzata da Gi Group Holding, attraverso la Divisione Beauty & Cosmetics di Gi Group e da ODM Consulting, in collaborazione con Cosmetica Italia.

Realizzata per mezzo di un’indagine online condotta nel giugno 2026 su un campione di 908 persone tra i 18 e i 64 anni, la ricerca ha coinvolto sia lavoratori della cosmetica sia persone esterne al comparto e ha previsto l’integrazione di focus group con aziende del settore, organizzati proprio per individuare i fattori che possono favorire l’ingresso di nuovi talenti.

Tra i risultati più significativi si nota come il fattore età e il genere condizioni moltissimo l’attrattività del settore. In particolare, tra i giovani di 18-29 anni, soltanto l’8,1% dichiara che non sceglierebbe mai di lavorare nel settore. La percentuale sale al 15,6% tra i 45-64enni, segnalando una maggiore apertura delle nuove generazioni verso le opportunità professionali offerte dal comparto.

Il 40,5% delle donne esterne al settore dichiara inoltre che vi entrerebbe sicuramente, contro il 27% degli uomini. Una differenza che, secondo la ricerca, riflette anche la maggiore vicinanza del pubblico femminile ai valori e all’immaginario tradizionalmente associati alla cosmetica.

Ma che cosa rende interessante lavorare in questo settore? Per interni ed esterni la principale leva di attrazione sarebbe la vicinanza al mondo del benessere e della cura di sé, seguita dalla creatività e dalla dimensione estetica. Le priorità cambiano però con l’età. Tra gli under 30, indipendentemente dall’appartenenza al comparto, creatività ed estetica rappresentano il primo elemento di interesse. Dai 30 anni in poi prevale invece il legame con il benessere e la cura della persona.

La retribuzione assume un’importanza crescente nelle fasce d’età più mature. Tra chi già lavora nella cosmetica compare nelle prime tre posizioni anche per gli under 30 e diventa la seconda leva di attrattività dopo i 45 anni. Per chi è esterno, invece, entra tra i primi tre fattori soltanto nella fascia più adulta. Le opportunità internazionali rappresentano un ulteriore elemento distintivo, soprattutto per chi non lavora ancora nel comparto: figurano tra le prime tre motivazioni di interesse sia tra gli under 30 sia tra i 30-44enni.

A rendere interessante la cosmetica contribuisce anche la varietà degli sbocchi professionali, che vanno ben oltre le attività più immediatamente associate ai prodotti di bellezza. Tra chi già lavora nel settore, le aree considerate più interessanti sono ricerca e sviluppo, controllo qualità e commerciale. Chi proviene dall’esterno guarda soprattutto alla produzione, alla ricerca e sviluppo e al marketing, compresi i social media.

La conoscenza diretta del settore modifica anche la percezione delle possibili criticità. La precarietà contrattuale, ad esempio, viene indicata come elemento negativo dal 30,3% di chi è esterno, ma soltanto dall’11,9% degli occupati del comparto. Differenze emergono anche sugli orari di lavoro poco sostenibili, segnalati dal 30% degli esterni contro il 20% degli interni, e sulle limitate opportunità di carriera, indicate rispettivamente dal 24,1% e dal 13%.

I dati sopra riportati suggeriscono in definitiva che una parte delle difficoltà attribuite alla cosmetica possa dipendere da una conoscenza incompleta delle sue caratteristiche professionali. Restano comunque alcune aree sulle quali le imprese possono intervenire concretamente, a cominciare dalle retribuzioni, dalla valorizzazione delle opportunità di crescita e dalla capacità di comunicare il ruolo dell’innovazione e della ricerca all’interno del comparto.

Proprio su questi aspetti si concentra la parte conclusiva dello studio, che propone alle aziende un’agenda in dieci punti dedicata all’employer branding. Tra le indicazioni principali figurano la valorizzazione delle competenze scientifiche e tecnologiche, la collaborazione con scuole e università, la formazione continua, lo sviluppo delle carriere e la costruzione di ambienti di lavoro inclusivi e attenti all’equilibrio tra vita professionale e personale.

Nel merito si addentra Marina Grisolia, Division Manager Beauty & Cosmetics di Gi Group in questo modo: «Il settore è già percepito come attrattivo, soprattutto da chi lo conosce direttamente: occorre ora valorizzare questo patrimonio, facendo conoscere meglio la varietà di professionalità, competenze e opportunità che compongono la filiera».

Il tema sollevato dalla responsabile di Gi Group assume particolare rilevanza considerando il valore economico complessivo che il comparto è in grado di generare: basti pensare che nel solo 2025 la cosmetica nel suo complesso avrebbe raggiunto 18 miliardi di euro di fatturato, con 8,6 miliardi di esportazioni e circa 105.000 occupati diretti. Tutti dati che dovrebbero favorire l’ingresso di nuove persone, anche per la capacità del settore di combinare innovazione tecnologica, ricerca scientifica e creatività.

Il report intero è scaricabile a questo link.

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