Laureati STEM e umanistici, il divario salariale parte dal primo impiego

Secondo un'indagine di ODM Consulting, chi ha una laurea scientifico-tecnologica guadagna in ingresso quasi 7.700 euro lordi annui in più rispetto a chi proviene da studi umanistici. Una distanza che persiste nel tempo e colpisce anche i laureati in economia

Una laurea in discipline STEM può valere quasi 7.700 euro lordi annui in più rispetto a una laurea umanistica già al primo ingresso nel mondo del lavoro. È quanto emerge dall’aggiornamento dell’indagine retributiva di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group Holding, che ha analizzato le differenze salariali tra generazioni di lavoratori e l’impatto del percorso di studi sulle retribuzioni dei neolaureati.

I dati mostrano come la formazione universitaria possa incidere sensibilmente sulle prospettive economiche dei giovani. Chi ha conseguito una laurea nelle discipline STEM, che comprendono scienza, tecnologia, ingegneria e matematica, entra nel mercato del lavoro con una retribuzione annua lorda di quasi 33 mila euro, contro i circa 28 mila euro dei laureati in discipline economiche e i poco più di 25 mila euro di quelli provenienti da studi umanistici.

La distanza non si esaurisce con il primo stipendio. Secondo l’indagine, i laureati in discipline umanistiche impiegano mediamente tre anni per avvicinarsi alla retribuzione iniziale dei colleghi con una laurea in economia. Questi ultimi, nello stesso arco di tempo, arrivano a superare di poco lo stipendio d’ingresso dei laureati STEM, che nel frattempo hanno ulteriormente consolidato il proprio vantaggio retributivo.

La scelta del percorso universitario sembra quindi avere conseguenze economiche che si prolungano anche nei primi anni di carriera, riflettendo soprattutto la diversa domanda di competenze da parte delle imprese.

La ricerca di ODM Consulting prende in esame anche il cosiddetto generational pay gap, ovvero le differenze salariali tra lavoratori appartenenti a generazioni diverse. Il divario più significativo riguarda gli impiegati, tra i quali le retribuzioni dei Baby Boomer risultano superiori fino al 31,9% rispetto a quelle della Gen Z. Tra gli operai la distanza raggiunge il 23,4%, mentre appare più contenuta negli inquadramenti superiori.

Si tratta di differenze sulle quali incidono inevitabilmente l’anzianità professionale e l’esperienza accumulata nel tempo. Per molti lavoratori, soprattutto impiegati e operai, la permanenza nello stesso inquadramento per buona parte della carriera contribuisce infatti ad accentuare la distanza economica tra le generazioni.

Il confronto tra neolaureati mette però in evidenza un fenomeno diverso: il divario si manifesta già all’inizio della vita professionale, quando le differenze di esperienza sono ancora limitate e il titolo di studio rappresenta uno dei principali elementi di valutazione delle competenze.

Nel merito precisa infatti Martina Colombo, Manager Area Reward & Engagement di ODM Consulting: «Le differenze retributive tra i percorsi di laurea riflettono il diverso livello di domanda del mercato rispetto ad alcune competenze specialistiche. I dati mostrano una maggior competitività per le lauree STEM già in ingresso, mentre per altri percorsi la crescita avviene in modo più graduale».

Un quadro che si inserisce, continua e conclude Colombo, in un contesto di crescente incertezza sul futuro occupazionale dei giovani, nel quale «per le organizzazioni diventa sempre più importante costruire proposte competitive, capaci di attrarre, valorizzare e trattenere i talenti».

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