Cybersicurezza, un’azienda su quattro non se ne cura

L'Experis 2026 CIO Outlook Survey ha indagato le opinioni espresse da 1.930 responsabili IT che hanno messo in evidenza luci e ombre sull'attenzione delle aziende a cybersicurezza e formazione sull'AI per i propri talenti

La cybersicurezza non è ancora in cima ai pensieri formativi delle aziende, ma nemmeno i percorsi di utilizzo dell’intelligenza artificiale sono così diffusi. Lo sostiene una survey curata da Experis, società di ManpowerGroup specializzata in consulenza nell’ambito IT. Basata sull’analisi delle risposte date da 1.930 responsabili aziendali del settore tecnologico e intelligenza artificiale, l’indagine ha coinvolto 12 Paesi, tra cui l’Italia.

Il risultato più evidente è che più di un’azienda su quattro non propone alcun corso sulla sicurezza informatica per le proprie persone, accanto a oltre il 40% delle organizzazioni che non prevede programmi interni di aggiornamento sull’AI rivolti ai talenti emergenti in azienda, preferendo rivolgersi a professioniste e professionisti esterni.

Tra gli altri risultati, l’Experis 2026 CIO Outlook Survey mette in luce la necessità avvertita da quasi la metà del campione intervistato di un maggiore allineamento tra gli obiettivi generali di business di un’azienda e la strategia IT dell’impresa stessa. Un dato potenziato dall’opinione espressa dal 61% sul fatto che a non conoscere in modo adeguato ruolo e compiti dei responsabili IT siano proprio le figure dirigenziali. La cybersicurezza è poi ritenuta importante dal 37% del campione del 2026 contro il 35% del 2025, oltre alla necessità avvertita di avviare iniziative di iniziative di trasformazione digitale, cresciuta di 7 punti percentuali rispetto all’anno scorso (30% contro il 23%).

Confermata dalla survey anche l’opinione sulla crescente centralità dell’intelligenza artificiale come oggetto di attività formativa. Ciononostante la percentuale di leader IT che dichiara di organizzare regolarmente programmi ad hoc è diminuita rispetto allo scorso anno, il che solleva la questione di chi sarà adeguatamente preparato a guidare, nel prossimo futuro, le funzioni tecnologiche delle organizzazioni.

Sui dati raccolti, il direttore di Experis in Italia, Salvatore Basile, ha detto: «Una formazione continua e capillare delle persone su temi chiave come intelligenza artificiale e sicurezza informatica può contribuire a sviluppare competenze aggiornate e a rendere gli investimenti tecnologici di un’azienda sempre più efficaci e in linea con gli obiettivi di busines. Questo aspetto risulta ancora più urgente alla luce di un contesto che si trasforma rapidamente: oltre il 40% delle e dei responsabili IT intervistati ha indicato come priorità del loro lavoro lo stare al passo con la rapida evoluzione dell’innovazione. Molto importante per loro è anche dimostrare l’impatto sul business delle soluzioni tecnologiche adottate e vincere la resistenza interna al cambiamento».

A tirare le conclusioni del ragionamento sui risultati emersi dall’edizione 2026 della survey ci pensa Marco Marco Taisch, docente di Digital Manufacturing al Politecnico di Milano e Presidente del MADE Competence Center Industria 4.0, in questo modo: «La sovranità digitale non si costruisce solo con tecnologie, dati e infrastrutture, ma anche con persone capaci di comprenderli e governarli. Il vero rischio è che si investa prevalentemente nei software, anziché nella capacità delle persone di utilizzarli. La formazione continua, invece, non va considerata un complemento dell’innovazione: ne è parte integrante. È dalla combinazione tra tecnologia e intelligenza umana che dipenderanno la competitività delle imprese e la qualità del lavoro del futuro».

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