Italiani al lavoro, più numerosi di un tempo, ma ultimi in Europa
Diffusi i dati dell’Osservatorio Talents Venture sule condizioni degli occupati italiani nei primi tre mesi del 2026 alla vigilia della Giornata mondiale sul lavoro dignitoso che torna il prossimo 7 ottobre.
Il prossimo 7 ottobre torna la Giornata mondiale del lavoro dignitoso, una ricorrenza nata con l’obiettivo di difendere i diritti sul lavoro, la giustizia sociale, i salari qui e la sicurezza. L’appuntamento ha dato l’occasione a Talents Venture, società di servizi professionali specializzata nel settore dell’istruzione e del mercato del lavoro, di rilasciare una ricerca mirata sulla situazione italiana.

Punto di partenza sono i dati sugli occupati del primo trimestre 2026, che ammontavano a poco più di 24 milioni, circa il doppio degli inattivi. Un numero che, precisa la ricerca di Talents Venture, abbassa di molto il tasso di occupazione generale nazionale, pari al 67,6% contro una media Ue del 76,1%, finendo per collocarci all’ultimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione europea.
Alle percentuali già ingenerose raggiunte dall’Italia sopra riportate si aggiunge un tasso di occupazione femminile ancora più basso, un dato che ci colloca parecchie posizioni indietro rispetto ai numeri sull’equità di genere raggiunti da buona parte del resto dell’Europa.
L’Osservatorio Talents Venture prosegue poi sulle tipologie dei ruoli ricoperti dagli occupati italiani. Da noi, le posizioni qualificate sono raggiunte da quasi due milioni di lavoratori in meno rispetto alla media Ue.
Nello specifico, i dirigenti e le professioni intellettuali e tecniche in genere costituiscono il 37% del totale, il che ci colloca al quartultimo posto nell’Unione Europea (prima di Romania, Grecia e Spagna), visto che la media è del 44,7%.
La ricerca si sofferma anche sulle retribuzioni percepite dagli italiani, misurando il reale potere d’acquisto per poter comprendere se le stesse siano o meno adeguate al costo della vita. Anche in questo il nostro Paese si colloca al di sotto delle media media europea. In particolare, la retribuzione oraria mediana da noi è più bassa rispetto a Francia e Germania e ancora di più dai Paesi dagli stipendi più elevati, ossia Danimarca e Belgio.
Se poi è vero che i laureati italiani mediamente più di dei diplomati di quanto non accada negli altri Paesi Ue, il vantaggio salariale si riduce a causa dei bassi livelli retributivi di partenza. In altri termini, i diplomati italiani hanno retribuzioni scadenti, accanto ai connazionali laureati che guadagnano il 3,1% in meno rispetto ai colleghi europei. Il risultato è un potere d’acquisto del 25,5% più basso rispetto a quello dei laureati tedeschi.
Un altro aspetto interessante della ricerca è il dato sulla soddisfazione lavorativa, che nel 2023 da noi si attestava al 7,2 su una scala da 0 a 10. Curiosamente, il valore ci equipara alla Germania e fa superare Spagna e Francia. Si tratta, precisa l’Osservatorio di Talents Venture, di una sorta di paradosso.
L’allineamento del dato italiano a quello tedesco si verifica infatti nonostante fortissime differenze nei parametri strutturali in termini di partecipazione, qualificazione e retribuzione. In altre parole, secondo la ricerca, il livello di soddisfazione registrato in Italia sarebbe riconducibile a un adattamento al ribasso delle aspettative, una dinamica che alla fine minimizza la distanza tra la condizione reale del lavoratore e quella attesa.
Il compito di commentare i dati raccolti nella ricerca spetta a Pier Giorgio Bianchi, Amministratore Delegato e co-fondatore di Talents Venture: «Se nel tempo la quantità migliora, nel confronto europeo restiamo ultimi per tasso di occupazione e spaccature interne. Il vero nodo è qualitativo: mancano 1,8 milioni di posti qualificati che oggi, semplicemente, non esistono. Per crearli non bastano le politiche attive, ma serve una vera politica industriale orientata all’alto valore aggiunto».
Per maggiori dettagli sulla ricerca, cliccare qui.
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