Cerchi lavoro? Occhio alle truffe via WhatsApp con il vademecum de ilCVPerfetto
L'attesa tra l'invio del CV e la risposta dalle aziende diventa il terreno ideale per una nuova e pericolosa frode telefonica: come difendersi
Ci mancavano anche le truffe ai danni di chi cerca lavoro, ma, come nel caso del phishing o dei call center dei gestori di luce e gas, esistono strumenti per difendersi. Il portale ilCVperfetto ha ad esempio diffuso una guida pratica che spiega nel dettaglio come riconoscere il raggiro in tempo e/o come tutelarsi anche qualora si sia caduti nella rete.

Innanzitutto, occhio al segnale di partenza, la cosiddetta esca del tentativo di truffa. Mai rispondere ad esempio a telefonate da numeri di cellulare con prefisso italiano +39 sconosciuti. All’altro capo c’è infatti spesso una voce preregistrata che con tono accattivante ci dice di aver ricevuto il nostro CV, invitandoci ad aggiungere il contatto al proprio WhatsApp per poter valutare meglio l’offerta di lavoro.
La frase iniziale utilizzata è ovviamente generica in maniera da poter essere adattata a qualsiasi persona e situazione. Com’è intuibile, i truffatori non hanno infatti mai ricevuto il curriculum della vittima, ma contattano elenchi di numeri telefonici recuperati in serie da vecchi database online. Se si seguono alla lettera le loro istruzioni si è agganciati insomma da finti HR.
Quattro le successive fasi che seguono un copione ben preciso. Innanzitutto, il finto recruiter si presenterà con nome, cognome e ruolo, allegando spesso un logo aziendale o un link a un sito per apparire credibile.
L’offerta di lavoro proposta sarà semplice e ben pagata: ai candidati agganciati all’amo saranno proposti compiti online immediati, come mettere “like” a video, iscriversi a canali o valutare contenuti sui social, con promesse di guadagno volutamente allettanti.
Inizialmente, guarda caso, i guadagni saranno piccoli e attestati da estratti conto fasulli; in qualche caso saranno loro stessi ad inviare piccoli compensi per dimostrare che il meccanismo funziona davvero.
Una volta ottenuta la fiducia, scatta la quarta fase, quella più pericolosa, che consiste nel chiedere di compilare moduli con dati sensibili e bancari, cliccare su link a siti non ufficiali o versare un primo importo in denaro con la promessa di guadagni maggiori.
Tutta questa messinscena serve di certo non a dare reali opportunità di impiego, bensì a rubare l’identità ai truffati di cui si possiederanno dati personali come documento di identità e codice fiscale. Il rischio ulteriore è subire il furto diretto di denaro attraverso piattaforme di trading non regolamentate.
Chi sono le persone che rischiano maggiormente di cadere vittime di questo genere di raggiri? Secondo ilCVPerfetto i più vulnerabili sono i neolaureati e giovani alla prima esperienza, spesso molto ansiosi di trovare un’opportunità. Seguono poi disoccupati o lavoratori precari che, avendo inviato moltissimi CV, aspettano risposte da molteplici fonti e fanno fatica a verificare ogni singolo contatto. Infine, tra le vittime più frequenti ci sono persone con minore alfabetizzazione digitale, che hanno meno familiarità con i numeri sospetti, il phishing e i link malevoli.
Come difendersi? Lo spiega Camilla Cignarella, esperta di consulenza professionale: «Basta gestire con metodo le candidature e verificare ogni contatto prima di fidarsi. Piccoli accorgimenti, dall’usare canali ufficiali al tenere traccia delle risposte ricevute e diffidare delle offerte troppo allettanti, possono ridurre molto il rischio».
Tra i consigli pratici, chi ha ad esempio incautamente risposto al telefono dovrà interrompere la chiamata al più presto, comunque non appena la voce registrata li invita a spostarsi su WhatsApp. Una volta chiusa la telefonata, bisognerà immediatamente bloccare il numero.
Un altro consiglio utile è tenere traccia delle candidature inviate, annotandole su Excel o in altro modo. Se l’azienda che contatta non è nella lista, è un chiaro campanello d’allarme.
Terzo consiglio, occorre verificare l’identità del recruiter. In una selezione reale, il professionista si presenta infatti con nome, cognome, ruolo e azienda, fa riferimento a un annuncio specifico e propone di continuare la comunicazione tramite email aziendali o piattaforme ufficiali (come LinkedIn). Scontato dirlo, ma mai troppo: un processo regolare non prevede mai richieste di denaro o ricariche.
E se si è addirittura già spedito denaro? Per prima cosa, affrettarsi a bloccare il conto e le proprie carte, avvisando immediatamente la propria banca o altro istituto, poi modificare le password dei propri account e sporgere denuncia alla Polizia Postale, conservando gli screenshot della chat come prova.
Per ulteriori informazioni sul report e sul vademecum, cliccare qui.
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