Dajana Gioffrè: «Abbattere le barriere primo passo per promuovere la sicurezza sul lavoro»
Intervista alla psicologa del lavoro e Chief Visionary Officer di Accessiway, che ha scelto di dialogare con People are People di barriere, formazione e cultura organizzativa in occasione della ricorrenza del Primo Maggio. Auguri a tutte le lavoratrici e i lavoratori.
Primo Maggio e Giornata Mondiale della sicurezza sul lavoro appena passata danno concretezza ancora maggiore alle parole di Dajana Gioffrè*, psicologa del lavoro e Chief Visionary Officer di Accessiway, che ha scelto di dialogare con noi sull’importanza di abbattere le barriere digitali per dare vita a un mondo più inclusivo e paritario.

Le ricorrenze in calendario legate al mondo del lavoro danno l’occasione di riflettere sulla questione della disabilità come conseguenza di scarsa o assente formazione in merito ai comportamenti corretti da adottare per mettere al sicuro sé e gli altri: a tuo avviso, quanta consapevolezza c’è davvero nei datori di lavoro sull’importanza di questo tema?
Penso che i temi della sicurezza sul lavoro e della formazione vadano costantemente a braccetto: più si ha consapevolezza dell’importanza della prevenzione e dell’attuazione di comportamenti che mettano tutti e tutte in sicurezza, minore sarà la probabilità di continuare a veder salire il numero di incidenti sul lavoro e di persone che acquisiscono la condizione di disabilità. Questa può sembrare un’ovvietà, ma forse è il caso di iniziare ad interrogarsi su come oggi questa formazione e conseguente sensibilizzazione venga fatta: quanto, ad esempio, una formazione asincrona, davanti al computer, fa crescere la consapevolezza nei lavoratori sull’importanza di alcune pratiche per la sicurezza? Quanto ha senso delegare a materiali online spesso non accessibili questi importanti temi che non riguardano nozioni da elencare ma comportamenti da attuare? Non me la sento, da psicologa del lavoro, di affermare che i datori di lavoro siano poco sensibilizzati sul tema, ma vale la pena pensare di rivoluzionare il modo in cui le buone pratiche di sicurezza vengono diffuse a datori di lavoro e dipendenti.
Tra le barriere tuttora presenti in molti ambienti di lavoro ci sono proprio quelle digitali, a pensarci bene un paradosso nell’era delle tecnologie generative: come abbatterle definitivamente?
Il tema del lavoro per le persone con disabilità mi sta molto a cuore perché è attraverso il lavoro che le persone con disabilità possono emanciparsi e uscire da quello stigma deleterio di persona “invalida”, ma invalida a cosa? Secondo questa concezione proprio invalida al lavoro.
Abbiamo norme come la legge 68 del 1999 che ci consentono di guidare il processo di inclusione lavorativa, ma abbiamo alcune lacune che rendono difficile mettere in pratica nella vita quotidiana un genere di politica di inclusione lavorativa che non sia solo quantitativo, ma qualitativo. Mi spiego meglio: la norma vigente invita i datori di lavoro ad assumere persone con disabilità. Tuttavia non si occupa della qualità di questo lavoro, di quante mansioni la persona può svolgere con la sua postazione di lavoro, quanto i documenti e software saranno accessibili. Questa è una situazione estremamente limitante perché se non posso dare il 100% sul mio posto di lavoro, le probabilità di carriera sfumano inevitabilmente. Secondo la concezione di disabilità espressa dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, è l’ambiente a creare la condizione di disabilità, non la persona con le sue caratteristiche uniche. Ha forse quindi senso chiedersi innanzitutto se ambiente, digitale e fisico, sia effettivamente accessibile ai lavoratori con disabilità, investire per migliorarlo è puntare sulla produttività e la carriera delle persone disabili.
Alla luce della tua esperienza personale e professionale, che tipo di percorso formativo consiglieresti alle aziende che davvero sono interessate a rimuovere ogni tipo di barriera dal proprio luogo di lavoro?
Sicuramente, se non lo hanno ancora fatto, consiglierei loro di istituire la figura del Disability Manager che può coordinare tutti i temi riguardanti la disabilità. Ci sono diversi master dedicati a questa figura, alle volte con il contributo delle associazioni di disability manager. Tuttavia la cosa migliore sarebbe quella di creare una squadra e un’organizzazione che consenta all’inclusione lavorativa di essere parte integrante della valutazione dei manager delle aziende, così che la responsabilità non ricada singolarmente sul disability manager, ma diventi più diffusa.
Un altro percorso che consiglio è quello di ottenimento della certificazione UNI PDR 159, sull’inclusione nei luoghi di lavoro. Questa certificazione richiede un lavoro sistemico sulle politiche legate alla diversità e alle tecnologie e i tools utilizzati in azienda per assicurare che tutti possano dare il loro contributo in maniera accessibile.
La barriera culturale secondo te è la più difficile da abbattere? Se sì, ci potresti suggerire delle strategie per smontarla un pezzo dopo l’altro?
La strategia migliore, a mio avviso, è la pratica: lavorare sull’accessibilità per preparare il terreno ottimo per favorire una reale convivenza delle differenze. Sento spesso parlare di progetti verticali sulla disabilità fatti in grandi aziende. Progetti di valore, senza dubbio, ma in cui la componente della reale partecipazione delle persone con disabilità è messa in secondo piano. Il vero cambio di paradigma in questo ambito credo sia lavorare sull’accessibilità, come ponte concreto che conduce ad una inclusione lavorativa reale, con tutte le opportunità che questa comporta.
Quando e come sei entrata in Accessiway e quali sono gli obiettivi che ti prefiggi di raggiungere all’interno di questa interessante realtà?
Sono entrata nel 2022 ad un anno dalla sua apertura. Ad oggi i miei obiettivi sono duplici: affrontare la sfida di creare all’interno dell’azienda una cultura che sia davvero rispettosa di tutte le differenze e farlo a livello europeo. Accessiway oggi conta 4 uffici in 4 paesi diversi d’Europa e il mio sogno è che ogni persona che vi lavora all’interno sia pienamente consapevole dell’importanza della nostra missione.
L’altro obiettivo è di supportare le aziende a rendere l’accessibilità digitale non più un’opzione ma parte integrante dei processi aziendali. Penso sia fondamentale, proprio per i motivi che ho illustrato rispondendo alle tue domande.

*Chi è la nostra intervistata
Dajana Gioffrè è una professionista ipovedente, specializzata in Psicologia della riabilitazione e in Diritti delle persone con disabilità, vp di un’associazione affiliata alla FISH e assegnista di ricerca per le Università di Torino e Bolzano, dove ha collaborato alla prima ricerca italiana sull’abilismo e a studi su benessere lavorativo e disabilità. Dopo un inizio di carriera in un’importante realtà delle risorse umane, Gioffrè approda in Accessiway con una consapevolezza maturata in tanti anni di difficoltà riscontrate in un mondo che ancora fatica a riconoscere e sdoganare concetti come abilismo e inclusione digitale.
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