Crescere figli oggi: il carico mentale pesa su quasi 6 genitori su 10

Curata dalla media company Uppa, la survey ha intervistato 3.000 genitori, rilevando come per oltre la metà di loro la principale difficoltà nel crescere un figlio è rappresentata dal sovraccarico mentale e organizzativo.

Essere genitori, che fatica. Lo testimonia una survey condotta nel marzo scorso da Uppa sul proprio canale Instagram. Secondo la media company, specializzata nella salute di bambine e bambini, il 57,6% del campione di quasi tremila madri (nella stragrande maggioranza) e padri intervistati, indica al primo posto nelle difficoltà di occuparsi dei propri figli il carico mentale e organizzativo. Subito dopo seguono la difficoltà di trovare tempo per se stessi (40,6%) e la conciliazione tra lavoro e famiglia (38,8%). Inoltre, quasi un genitore su quattro (23,9%) lamenta la mancanza di supporto da parte di famiglia, servizi o rete sociale.

Il sondaggio conferma quindi la percezione della presenza di una generazione di genitori molto più sovraccarica rispetto al passato. Ad essere cambiati sarebbero proprio gli standard di performance avvertiti dai nuovi genitori: rispetto a 10 anni fa si sentirebbero molto più pressati nel ruolo. Lo ha sostenuto più della metà del campione intervistato e le ragioni che generano questo risultato sarebbero molteplici.

In primo luogo, l’impatto di social media e tecnologia sarebbe molto più forte, assieme alla pressione sociale sugli stili educativi più adatti all’epoca attuale unita all’instabilità globale vissuta come un ulteriore motivo di angoscia.

Emblematico è anche il bisogno degli intervistati di dichiarare apertamente il proprio sovraccarico emotivo, accompagnato dalla paura di non essere all’altezza e di commettere errori nelle scelte educative. Il sondaggio testimonia ancora la presenza di un forte sentimento di solitudine di madri e padri davanti alle responsabilità di crescere un figlio.

Anche le soluzioni proposte loro dalla società per alleggerirli sembrerebbero insufficienti. Secondo il sondaggio di Uppa, più che sostegni economici i genitori chiedono infatti proprio un ecosistema di supporto più solido.

Ad esempio, madri e padri vorrebbero maggiore flessibilità lavorativa, indicata dal 39,7% di chi ha partecipato al sondaggio. Seguono congedi parentali più lunghi e meglio retribuiti (27,3%) e una maggiore offerta di servizi per l’infanzia come nidi, doposcuola e centri estivi, citata dal 19,3%. Infine, solamente 1 genitore su 5 (19,2%) ritiene tra l’altro di ricevere supporto adeguato dai servizi educativi disponibili, un dato che mette in luce la necessità di un ampliamento e rafforzamento del settore.

La survey fa emergere anche un cambiamento culturale nel ruolo dei padri molto significativo: oltre il 96% degli intervistati ritiene che oggi i papà siano più coinvolti nella cura quotidiana dei figli rispetto alla generazione precedente. A questa evoluzione non corrisponde tuttavia un adeguato mutamento legislativo. Fermo a dieci giorni complessivi, l’attuale congedo obbligatorio di paternità è infatti giudicato del tutto insufficiente dalla maggioranza dei genitori. Molti di loro, se potessero scegliere, chiederebbero periodi molto più lunghi. In particolare, il 40,9% del campione pensa che il congedo dei padri dovrebbe essere equiparato a quello materno, mentre la maggioranza degli altri rispondenti (56,6%) indica durate che vanno da uno a sei mesi, in ogni caso molto più di quanto previsto dalle disposizioni vigenti.

C’è un ulteriore aspetto sottolineato dal sondaggio di Uppa, per certi aspetti inaspettato, ossia l’eccessiva quantità di informazioni erogata da esperti, libri, podcast e il Web in genere sull’educazione dei figli. La genitorialità del XXI secolo sarebbe insomma sottoposta a un carico non solo organizzativo, ma anche culturale: secondo Uppa, la nuova sfida dei genitori contemporanei è proprio trovare un proprio equilibrio educativo in mezzo alla marea crescente di stimoli e opinioni.

Chiara Borgia

Il compito di commentare i risultati della survey è affidato a Chiara Borgia, Direttrice Editoriale di Uppa: «Quello che emerge da questi dati è che oggi fare i genitori può essere profondamente faticoso, non perché madri e padri siano meno capaci, ma perché troppo spesso si trovano a tenere insieme tutto da soli. Il carico mentale di cui parlano non è solo organizzativo: è fatto di pensieri, dubbi, decisioni continue, e di quella sensazione di dover sempre essere all’altezza. In questo scenario, il rischio è sentirsi isolati proprio mentre si sta facendo qualcosa di così fondamentale. Per questo crediamo che il punto non sia chiedere ai genitori di fare di più o meglio, ma costruire intorno a loro contesti più sostenibili: servizi, tempi di lavoro compatibili con la vita familiare, ma anche spazi di confronto e comunità, dove potersi riconoscere nelle esperienze degli altri. Perché crescere un figlio non dovrebbe essere un percorso da affrontare da soli».

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