Giovani NEET in calo, ma dopo i trent’anni il Gender Gap è ancora forte

Secondo i dati diffusi dall'Osservatorio della Fondazione di Gi Group Holding, la quota di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano è scesa nel terzo trimestre del 2025 in maniera evidente in tutte le classi d'età, ma con meno forza al Sud e tra le donne over 30

Non studiano, non lavorano e non si formano: nel nostro Paese i giovani NEET continuano a rappresentare un fenomeno significativo, ma dalla Fondazione Gi Group di recente è arrivata la buona notizia di un rallentamento nei numeri complessivi. A dirlo, è stato in particolare il rilevamento riferito al terzo trimestre del 2025, contenuto in “Dedalo – Laboratorio permanente sul
fenomeno NEET”
. Lanciato la scorsa estate dalla Fondazione della Gi Group Holding in partnership con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo e in collaborazione con ZeroNeet, il progetto fa parte di un programma più generale di contrasto al fenomeno NEET sostenuto dalle Fondazioni Cariplo e Compagnia di San Paolo.

Tra i numeri più significativi, il report sottolinea il decremento nel tasso di NEET tra i 15 e i 34 anni al 15,1%, contro il 17,8% registrato nello stesso periodo del 2024. Il dato sarebbe in continuità con il trend discendente riscontrato anche nel secondo semestre 2025.Tra le cause del rallentamento vanno citate anche l’impatto positivo esercitato dalle misure del PNRR in generale sull’economia italiana, unito alla diminuzione complessiva dei giovani italiani, calati di poco più di 300 mila unità.

Per l’attuale milione e 800 mila ragazze e ragazzi nati nel nostro Paese, la quota di chi resta fuori da scuola, lavoro e formazione scende in tutte le classi d’età, ma soprattutto tra i 20-24 enni, dove il tasso di NEET è passato dal 18,4 al 13,8%. Significativa è anche la riduzione tra i 15 e i 19 anni, con un decremento di 2,6 punti percentuali che porta il tasso di NEET al 5,2%. Rispetto allo stesso trimestre del 2024, è infine meno evidente il calo tra i 25-29 enni e tra i 30-34enni, dove si attesta attorno al 22%.

Nonostante la riduzione generale riscontrata, permane purtroppo un certo divario di genere. Il tasso femminile di NEET passa infatti dal 21,2% al 18,7%, mentre quello maschile scende dal 14,5% all’11,8%. Le differenze tra ragazze e ragazzi aumentano tra l’altro con il crescere della loro età: tra i 30-34enni, ad esempio, l’incidenza raggiunge il 30,7% tra le donne, contro il 13,7% degli uomini.

Nella persistenza del fenomeno, osserva ancora il report, continua a fare la differenza il titolo di studio posseduto dai giovani: sotto questo profilo, il miglioramento più evidente riguarda i diplomati, per i quali l’incidenza passa dal 22,2% al 18,8% (-3,4 punti percentuali).

Resta invece molto elevato il rischio di uscire anzitempo dal mondo del lavoro per chi possiede un basso titolo di studio, con un tasso stabile al 38,6%, contro un’incidenza per i laureati che si ferma all’11,9%. Anche in questo caso, tra l’altro, le differenze di genere si amplificano proprio tra i livelli di istruzione più bassi: tra i 25-34enni con al massimo la scuola secondaria inferiore il tasso di NEET raggiunge il 59% tra le donne, ossia più del doppio rispetto agli uomini (24,3%).

In maniera analoga, vivere nelle zone dello Stivale ad economia più lenta frena ulteriormente le chance di emancipazione. Nonostante il calo generale, la quota di NEET al Sud scende ad esempio dal 27,1% al 22,6%, contro il 9,1% registrato nel Nord-Est e 10,4% nel Nord-Ovest.

Nel rallentamento del fenomeno, aggiunge ancora il rilevamento Dedalo, gioca un ruolo importante la diversa natura assunta dai NEET. Nel terzo trimestre 2025 è infatti cresciuta la quota di giovani in attesa di risposta dopo una candidatura (+3,5 punti percentuali) e di disoccupati da oltre un anno (+2,8 punti).
Sonio invece diminuiti invece gli scoraggiati, che scendono dall’12% all’8,7%, e i NEET per motivi personali, passati dal 10,3% al 6,4%.

Nella decisione di non proseguire con lo studio, con un lavoro o con occasioni di riqualificazione professionale incidono insomma anche ragioni esterne, a partire dalle responsabilità familiari. Queste ultime pesano soprattutto sulle donne, che le indicano nel 25% dei casi, contro appena il 2% degli uomini. Anche le condizioni legate alla cura – sia per scelta sia per l’assenza di servizi accessibili – riguardano quasi esclusivamente la componente femminile.

Per ulteriori informazioni sul progetto Dedalo e sui dati dell’ultimo rilevamento, si può cliccare qui.

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