La marginalità non è un KPI, ma strategia di crescita che parte dalle persone
Martina Cuman, Country Manager Italy in Furious Squad, riflette nel suo articolo scritto appositamente per People are People sulla necessità di considerare la crescita del fatturato dalla prospettiva HR, trasformando l'attenzione al benessere del team in elemento strutturale di sostenibilità economica
di Martina Cuman*
Negli ultimi anni, sempre più aziende – in particolare nel mondo dei servizi, della consulenza e della comunicazione – si trovano a crescere in termini di fatturato senza un corrispondente miglioramento della marginalità. In alcuni casi, accade persino il contrario: più progetti, più clienti, ma meno controllo economico.

È qui che emergono le cosiddette “trappole della marginalità”, un insieme di inefficienze spesso invisibili che erodono progressivamente il valore generato. Non si tratta di errori macroscopici, ma di micro-dispersioni quotidiane: preventivi sottostimati, attività non tracciate, ritardi nella fatturazione, scarsa visibilità sul carico reale dei team.
Queste dinamiche hanno una caratteristica comune: sono difficili da individuare finché non è troppo tardi.
Dalla reattività al controllo continuo
Uno degli errori più frequenti è analizzare la marginalità solo a progetto concluso. In quel momento, il dato è ormai storico, utile per capire cosa è successo, ma inutile per correggere la rotta.
La marginalità, invece, è un sistema dinamico che va monitorato in tempo reale. Significa passare da una logica reattiva a una logica predittiva: intercettare le deviazioni mentre accadono, avere visibilità sui costi, comprendere l’impatto delle decisioni operative prima che si trasformino in perdite.
Questo richiede due elementi fondamentali:
– organizzazione strutturata dei processi, dalla fase commerciale alla delivery;
– strumenti tecnologici integrati, capaci di collegare dati di vendita, pianificazione, produzione e finanza.
Senza questa integrazione, le informazioni restano frammentate e la marginalità diventa una conseguenza, non una leva strategica.
La marginalità è soprattutto una questione di persone
C’è un aspetto spesso sottovalutato che rappresenta oggi una delle leve più decisive e strategiche: il valore delle persone.
Le aziende di servizi generano valore attraverso le competenze, la creatività e il tempo delle persone; ed è in questo contesto che la marginalità non può essere separata dal benessere e dalla gestione dei team.
Un team sovraccarico, disorganizzato o disallineato produce inefficienza. Non solo in termini di costi, ma anche di qualità del lavoro, relazione con il cliente e capacità di innovazione. Al contrario, un team coinvolto, monitorato e valorizzato diventa un moltiplicatore di marginalità.
Dalla gestione delle risorse alla strategia HR
Integrare una prospettiva HR nella gestione della marginalità significa introdurre pratiche strutturate e continuative:
– 1:1 regolari e strutturati, per allineare aspettative individuali e obiettivi di business;
– monitoraggio delle performance individuali, non solo quantitative ma anche qualitative;
– raccolta di feedback sulle soft skill, oggi sempre più determinanti in un contesto in cui l’AI sta ridefinendo le competenze tecniche.
Avere strumenti che permettono di raccogliere e analizzare questi dati consente di prendere decisioni più oggettive: allocare meglio le risorse, prevenire situazioni di burnout, valorizzare i talenti. Non si tratta solo di “prendersi cura” delle persone, ma di farlo in modo strutturato e misurabile.
Organizzazione e sostenibilità nel lungo periodo
Un altro elemento chiave è l’organizzazione aziendale. Più i processi sono chiari e condivisi, più la pianificazione diventa efficace.
Questo ha un impatto diretto sulla qualità del lavoro:
– migliore distribuzione dei carichi;
– maggiore autonomia operativa;
– riduzione delle urgenze e delle inefficienze.
Il risultato è un equilibrio più sostenibile per i team, che si traduce anche in un minor turnover. Ridurre il turnover significa preservare know-how, evitare costi di selezione e onboarding, garantire continuità ai clienti (marginalità indiretta).
Crescere con controllo
La domanda, quindi, non è più solo «stiamo crescendo?», ma «stiamo crescendo con controllo?».
La marginalità non è un indicatore isolato, ma il risultato di un sistema che integra processi, tecnologia e persone.
In questo senso, investire nella visibilità operativa e nella cura dei team non è un costo, ma una strategia di crescita. La vera sostenibilità economica passa anche da un equilibrio più ampio: tra performance e benessere, tra efficienza e valore umano, costruendo un vantaggio competitivo reale.

*Chi è l’autrice
Martina Cuman è Country Manager Italy in Furious Squad, soluzione ERP AI-based internazionale che supporta agenzie e società di consulenza nella gestione end-to-end del business — dal CRM alla pianificazione dei progetti fino al controllo della redditività e alla fatturazione. Con esperienza nel mondo SaaS e delle agenzie, è specializzata in ottimizzazione dei processi e digitalizzazione. Lavora con stakeholder cross-funzionali per guidare trasformazioni operative, migliorando visibilità, performance e scalabilità delle organizzazioni.
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