Le competenze del futuro? Capaci di tenere insieme tecnologia e visione
BTS, società leader nella consulenza aziendale di origine svedese, analizza le competenze chiave che guidano le strategie di recruitment per tutto il 2026 e oltre: ingegneri di Intelligenza Artificiale, esperti in cybersecurity e architetti cloud si confermano tra i profili più ambiti, ma servono anche profili ibridi
Il futuro prossimo del lavoro non si gioca soltanto sul possesso di nuove competenze di tipo tecnologico, ma sulla capacità di renderle davvero utili dentro le aziende. È da qui che parte l’analisi di BTS, leader globale nella consulenza aziendale di origine svedese presente anche in Italia dal 2016, che ha individuato i profili IT destinati a essere tra i più richiesti nel 2026. Punto di partenza della riflessione: la consapevolezza che la specializzazione tecnica conterà per tutto l’anno ancora moltissimo, ma da sola non basta più.

Secondo BTS, la trasformazione in atto riguarda non tanto le professioni emergenti, quanto il modo stesso in cui queste professioni sono chiamate a stare dentro le organizzazioni.
Com’è facilmente intuibile, l’intelligenza artificiale è destinata ad occupare una posizione sempre più centrale, il che comporta anche la crescente centralità strategica di ingegneri di IA e Machine Learning.
Per la società di consulenza, però, il punto non è più semplicemente sviluppare modelli sofisticati. Le aziende cercano infatti persone capaci di integrarli nei processi reali, di collegarli agli obiettivi di business, di trasformare l’innovazione in qualcosa di concreto e utilizzabile.
Accanto all’AI, cresce il peso della cybersecurity. La ragione? Infrastrutture più distribuite, minacce più complesse, pressione normativa sempre più forte: tutto questo rende gli specialisti della sicurezza informatica figure decisive, non solo sul piano tecnico, ma anche su quello strategico. Proteggere sistemi, dati e continuità operativa significa ormai difendere il cuore stesso dell’impresa digitale.
Lo stesso vale per il cloud, che da tempo non è più un’opzione accessoria ma uno dei pilastri dell’architettura aziendale. I cloud architect saranno quindi sempre più richiesti proprio per la loro capacità di progettare ambienti ibridi e multicloud, strutture scalabili e modelli cloud-native in grado di accompagnare la trasformazione delle imprese senza irrigidirla.
Poi ci sono i dati, che continuano a crescere di valore insieme alla loro complessità. Secondo l’analisi di BTS, restano pertanto centrali data scientist e data analyst, figure in grado non solo di leggere grandi volumi di informazioni, ma di trasformarli in insight strategici, in aiuto delle aziende alle prese con la necessità di prendere decisioni con maggiore precisione e consapevolezza. Anche in questo caso, insomma, la competenza tecnica si intreccia con qualcosa di più ampio: la comprensione del business, del contesto, delle priorità.
Ed è forse proprio questa la chiave più interessante del quadro tracciato da BTS. Tra i profili più richiesti compaiono infatti anche i ruoli ibridi, quelli che fanno da raccordo tra tecnologia e strategia: AI Product Manager, IT Business Analyst, gestori di prodotti tecnologici. Tutte figure che servono a tradurre il potenziale di software, dati e intelligenza artificiale in soluzioni capaci di generare impatto reale sul mercato.
In fondo, è qui che si capisce davvero dove sta andando il mercato del lavoro IT. Non verso una semplice accumulazione di competenze specialistiche, ma verso una loro integrazione più matura dentro i processi decisionali e organizzativi.
Lo sintetizza bene Isaac Cantalejo, Managing Director di Netmind, società del gruppo BTS: «Nel 2026 non vinceranno le aziende che adottano più tecnologia, ma quelle che sapranno farla funzionare dentro i propri processi e le proprie persone».
È una frase che sposta il discorso su un piano più interessante. Perché suggerisce che il vantaggio competitivo non nascerà solo dalla disponibilità di strumenti avanzati, ma dalla capacità di costruire contesti in cui quelle competenze possano produrre valore, dialogando con il business, con la strategia e con i bisogni reali delle organizzazioni. Il futuro, insomma, sarà anche tecnologico. Ma soprattutto sarà di chi saprà tenere insieme tecnologia e visione.
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