Trasparenza ed equità retributiva, scarsa la consapevolezza delle aziende italiane
Secondo l'analisi di ODM Consulting, il livello di conoscenza della Direttiva Ue 2023/970 è ancora piuttosto scarso nelle aziende italiane o visto solo con approccio passivo o compliant. Aumentare la consapevolezza avrebbe effetti positivi sulla riduzione del gender pay e sull'engagement e la fidelizzazione delle persone, soprattutto tra i più giovani.
Giugno 2026 è il termine ultimo stabilito dall’Unione europea per l’adozione della Direttiva 2023/970 sull’equità e trasparenza retributiva, eppure molte aziende italiane sembrano ancora lontane dall’aver sviluppato sufficiente consapevolezza sull’argomento. Lo ha sostenuto una ricerca curata da ODM Consulting, la società di Gi Group Holding che si occupa di Consulenza HR, fornendo supporto nella gestione e valorizzazione delle persone attraverso la progettazione di sistemi retributivi, organizzativi e di sviluppo.

Considerando una scala da 1 a 41, l’analisi di ODM Consulting ha in particolare sostenuto che il livello di “readiness” delle aziende considerate risulterebbe fermo al 2,6. Sul risultato ha detto Miriam Quarti, Responsabile dell’area Reward & Engagement di ODM Consulting: «Questo ritardo è significativo se consideriamo il contesto nazionale, dove il Gender Pay Gap medio è pari al -10,4%, in linea con il dato dello scorso anno. Spesso alle aziende manca una piena consapevolezza dell’esistenza del fenomeno e la normativa interviene proprio per spingerle ad analizzarlo in modo strutturato. Conoscere e analizzare il fenomeno porta, infatti, a una presa di coscienza, che di per sé è già un grande valore aggiunto, e costituisce un primo passo per affrontare una questione strutturale: le donne costituiscono circa il 51% della popolazione in età lavorativa, ma solo il 42% degli occupati».
Sulla Direttiva Ue, sostiene ancora lo studio, prevarrebbe nelle aziende un approccio passivo o solo compliant, tendenza per fortuna superata dalla maggiore percentuale di quelle che si considerano in evoluzione. ODM Consulting le calcola infatti nella misura del 39,5% del campione analizzato, che quindi sta cominciando ad integrare gli interventi previsti dalla Direttiva con finalità legate alla brand reputation e all’employee value proposition. Presenti in questa fetta di aziende focus più mirati su equità e parità di genere, in cui il gender pay gap è solo uno dei kpi da monitorare.
Per finire, solo il 5,9% delle aziende avrebbe un approccio tout court sostenibile, ossia una visione in cui la Direttiva è parte di un processo di cambiamento culturale e organizzativo più ampio, orientato alla sostenibilità, all’equità e all’inclusione.
L’approccio più deciso in quest’ultima direzione sembrerebbe fortemente legato alla cultura organizzativa delle aziende nel loro complesso. In altri termini, è proprio la cultura organizzativa fatta di politiche HR strutturate e inclusive a spingere verso politiche retributive eque e trasparenti, più ancora delle dimensioni dell’impresa.
L’analisi di ODM Consulting fornisce anche indicazioni piuttosto precise sulle criticità da superare per aumentare la consapevolezza di una inversione di rotta su trasparenza ed equità retributiva. In più, sottolinea anche come costruire una cultura retributiva basata su equità e trasparenza non risponda solo a esigenze normative e reputazionali, ma incida direttamente sulla motivazione, sull’engagement e sulla fidelizzazione dei dipendenti, soprattutto tra i più giovani.

Nel merito aggiunge Miriam Quarti: «I fattori organizzativi e culturali fanno la differenza: le pratiche più evolute, come includere indici dettagliati di Equità, Trasparenza e Inclusione nel bilancio sociale e renderli condivisi all’interno dell’azienda, ottenere la certificazione UNI PdR 125 e confrontarsi con le best practice di mercato, restano ancora troppo poco diffuse e chi le adotta si differenzia sul mercato».
In altri termini, soltanto se e quando la Direttiva Ue sarà vista come un’opportunità e non solo come un adempimento burocratico, potrà la stessa diventare uno strumento per migliorare l’organizzazione, «attrarre talenti e rispondere meglio ai bisogni delle persone».
Di qui la centralità del leader, conclude la responsabile di ODM Consulting, dal momento che spetterà proprio a lui (o a lei) «promuovere una cultura aziendale fondata sull’equità e sulla trasparenza», creando un ambiente inclusivo generatore di reale sicurezza psicologica.
Per maggiori informazioni sulla Direttiva Ue 2023/970, è possibile richiedere direttamente a ODM Consulting il loro White Paper compilando il form apposito.
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